Lo scandalo del latte in polvere Lactalis

| La decisione di ritirare milioni di confezioni in quasi cento paesi non bastano a placare la rabbia: le associazioni dei consumatori preparano una class action, mentre i colossi della grande distribuzione promettono una causa

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Di Germano Longo

Dodici milioni di confezioni di prodotti destinati alla prima infanzia ritirati dai mercati di 83 paesi: è quanto ha annunciato Emannuel Besnier, ad di “Lactalis”, colosso agroalimentare francese, nel 2015 - secondo “Forbes” - al 191esimo posto nella classifica degli uomini più ricchi del mondo, con un patrimonio personale stimato in 9,6 miliardi di dollari.

È la prima, immediata reazione per arginare gli effetti di uno scandalo dalle proporzioni mondiali iniziato alla fine dello scorso dicembre con alcuni casi di salmonellosi scoperti in 35 neonati francesi, più altri due segnalati fra Spagna e Grecia. A questo, si aggiunge la pronta rassicurazione di Besnier: “Risarciremo tutte le famiglie che hanno subito un danno, la nostra priorità assoluta è la sicurezza totale”.

A dare il via alla reazione e la piena collaborazione del colosso mondiale, proprietario anche dei marchi “Parmalat” e “Galbani”, con 198 siti industriali in 55 paesi, ci sarebbe un incontro fra Besnier e il ministro francese dell’economia, Bruno Le Maire, per rispondere alle centinaia di denunce sporte da genitori francesi che hanno già fatto scattare un’indagine preliminare per “lesioni volontarie”.

A dicembre, Lactalis aveva già deciso di ritirare alcune tonnellate di latte in polvere prodotto negli stabilimenti di Craon, nel nord ovest della Francia, anche se Besnier si era sempre rifiutato di commentare pubblicamente la vicenda. In realtà, a far infuriare i francesi e di conseguenza il governo Macron, è stata la certezza che in tantissimi supermercati, le confezioni di latte potenzialmente contaminato fossero rimaste impunemente in vendita ancora per diverse settimane.

Sul piede di guerra ci sarebbero anche alcune associazioni di consumatori, che stanno preparando una colossale “class-action” con annessa richiesta milionaria di risarcimento, a cui si potrebbe aggiungere una causa di colossi della grande distribuzione come “Carrefour”, “Lecler”, “Intermarché” e “Auchan”, che pur ammettendo errori interni della messa al bando dei prodotti, accusano Lactalis di aver creato ad arte una profonda confusione nelle confezioni da ritirare dagli scaffali.

Ad aggravare la posizione del colosso dell’agroalimentare, ci sarebbero anche i primi risultati delle analisi sul batterio riscontrato nel bimbi francesi: secondo l’Institut Pasteur, sarebbe lo stesso già individuato in alcune confezioni più di dieci anni fa. Un altro segnale che getta ombre sull’efficacia dei controlli interni di Lactalis.

 
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