L’ONU: c’è un mondo che rischia di morire di fame

| È uno dei peggiori effetti collaterali della pandemia: le carestie che potrebbero colpire 55 paesi e causare fino ad un milione di vittime. Molte più di quelle del coronavirus

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È questione di poche settimane, poi il mondo si troverà ad affrontare carestie di “proporzioni bibliche”. È il pesantissimo monito dall’ONU, che fra gli effetti secondari della pandemia aggiunge una stima un miliardo di persone vittime della fame. Nel peggiore dei casi, la carestia è alquanto probabile “in circa tre dozzine di paesi”, di cui almeno 10 in cui un milione di persone soffre già di denutrizione, ha aggiunto David Beasley, direttore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale (PAM) in un discorso al Palazzo di Vetro di New York. Conflitti e guerre civili, recessioni economiche, calo verticale degli aiuti internazionale e crollo dei prezzi del petrolio sono alcuni dei fattori che potrebbero portare a una enorme carenza di cibo.

“Mentre ci occupiamo della pandemia, stiamo arrivando sull’orlo di una carestia devastante: c’è il pericolo reale che possano morire di fame più persone di quante vittime abbia potuto fare Covid-19. Bisogna agire rapidamente per evitare un disastro planetario”. Il PAM aveva già stimato il timore di un 2020 potenzialmente devastante per numerosi Paesi dilaniati da guerra e povertà, con 135 milioni di persone costrette ad affrontare la fame, ma le proiezioni aggiornate hanno quasi raddoppiato le cifre. E se queste si aggiungono agli 821 milioni di persone già ridotte alla fame, il nuovo scenario potrebbe portare più di un miliardo di persone verso la morte certa.

Nel rapporto annuale sulle crisi alimentari, pubblicato questa settimana, l’agenzia ha identificato i 55 paesi più a rischio di carestia, per cui c’è la certezza che che i loro fragili sistemi sanitari non saranno in grado di far fronte all’impatto del virus. “Potrebbero trovarsi di fronte al peggiore degli scenari: salvare le popolazioni dalla pandemia per poi vederle morire di fame”. Dieci i paesi considerati particolarmente a rischio, dove attualmente sono in corso le peggiori crisi alimentari: Yemen, Repubblica Democratica del Congo, Afghanistan, Venezuela, Etiopia, Sud Sudan, Sudan, Siria, Nigeria e Haiti.

Già prima dello scoppio della pandemia, le scorte di cibo in alcune delle regioni più vulnerabili del mondo erano state dimezzate dall’eccezionale siccità, seguita da piogge estremamente abbondanti che hanno ridotto notevolmente la resa dei raccolti stagionali nel Corno d’Africa. Fenomeni climatici e meteorologici che hanno anche contribuito alla peggiore invasione di locuste degli ultimi 25 anni. Nel frattempo, secondo l’agenzia, la combinazione di conflitti, shock climatici e parassiti dei raccolti ha portato lo Yemen sull’orlo della peggiore crisi alimentare del mondo.

“Si prevede che le misure di blocco e la recessione economica porteranno a una grave perdita di reddito tra le fasce più povere: il turismo, fondamentale in Paesi come Haiti, Nepal e Somalia, e il crollo dei prezzi del petrolio, avranno un impatto amplificato dalla grave situazione in corso”.

L’appello è stato lanciato agli Stati membri dell’ONU affinché agiscano immediatamente: “Non ci sono ancora in atto carestie, ma se non ci prepariamo e non agiamo subito, potremmo trovarci di fronte a eventi di dimensioni bibliche nel giro di pochi mesi. Non abbiamo tempo dalla nostra parte, quindi agiamo con saggezza e in fretta. Con la nostra esperienza e la nostra collaborazione, possiamo evitare che la pandemia si trasformi in una catastrofe umanitaria e in una crisi alimentare senza precedenti”.

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