Lucy, che voleva vivere

| Ha raccontato la sua battaglia contro un male che la divorava, chiedendo soldi per continuare le cure e salvarsi. Ma qualcuno si è accorto che qualcosa non andava…

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L’appello di Lucy Wieland, una ragazza australiana, è rimbalzato attraverso i social: ha 27 anni, è sposata da poco e lotta per sconfiggere un tumore ovarico. Una storia strappacuore di sogni spezzati e maternità che forse non avrà mai, che si conclude con la più amara delle realtà: la sua è una battaglia che costa, e lei ha già dato fondo ai risparmi di tutta la sua famiglia. Una condanna che però chiunque può contribuire a bloccare, donando quello che può su un apposito account “GoFundMe”.

All’appello rispondono in tanti, più di quelli che Lucy poteva immaginare, e oltre a parole di incoraggiamento e cuoricini che pulsano, in migliaia mettono mano alla carta di credito e donano. Lucy Wieland mette insieme 55mila dollari australiani, più o meno 35mila euro.

Ma le immagini che la ritraggono sul letto, mentre affronta quotidianamente la sua battaglia, attirano l’attenzione di un medico, che si accorge di un dettaglio: nessuna delle apparecchiature mediche che Lucy ha intorno c’entrano nulla con il suo male. Parte una segnalazione che arriva alla polizia, che dopo aver ricostruito facilmente la vicenda ha arrestato Lucy.

Il finale di questa storia fa male, perché ci va forza e speranza per continuare a credere nel genere umano. Lucy Wieland è finita davanti al tribunale di Townsville, nel Queensland, con l’accusa di truffa: gode di ottima salute, e quei soldi pensava di spenderli chissà dove, alla faccia di migliaia di creduloni.

L’ispettore Chris Lawson della polizia del Queensland ha ammesso ai giornalisti radunati all’esterno del tribunale che si tratta di un caso scoraggiante: “Le vere vittime sono le persone della comunità che hanno letto la sua storia e hanno cercato di aiutarla”.

Alla donna è stata concessa la libertà su cauzione ma le è stato ordinato di consegnare il suo passaporto. Dovrebbe comparire nuovamente in tribunale a dicembre: con che faccia, lo sa solo lei.

Sulla questione è intervenuta direttamente "GoFoundMe", che ci ha comunicato quanto segue:

"La campagna di Lucy Wieland è stata segnalata tempestivamente al nostro team, è stata rimossa e tutti i donatori saranno rimborsati grazie alla protezione e alla garanzia di GoFundme. Qualsiasi frode, sia online che offline, è contro la legge. Per questo, oltre a proteggere i donatori con il rimborso, assistiamo le forze dell'ordine locali nelle indagini. È importante sottolineare che l'uso improprio è estremamente raro sulla nostra piattaforma di raccolta fondi sociale: costituiscono meno dell'1% del totale. In questo piccolo numero di casi di abuso, GoFundMe interviene per risolvere il problema. Tutti i donatori dovrebbero sentirsi sicuri nel fare una donazione su GoFundMe: è il posto più sicuro da offrire e gli utenti sono completamente protetti. Ulteriori informazioni sono disponibili qui: www.gofundme.com/safety".

 

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Lucy, che voleva vivere - immagine 1
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