"Sono io il capo della mafia cinese"

| Le intercettazioni di Zhang Nai Zong registrate dallo Sco della polizia. "Sono il capo Più importante in Europa". "Ci sono gli amici e i fratelli"."Prima non sapevo fare gli affari, ora sono cambiato..."

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"Una cosa del genere non esiste proprio. Chi che ha il coraggio di litigare a tavola al matrimonio di mio figlio?”, Zhang Nai Zong,  il 2 febbraio del 2013, era piuttosto teso. Fervevano gli ultimi faraonici preparativi del matrimonio del figlio ed erede e lui rassicurava i “colonnelli” della fazioni rivali: “Tutto andrà per il verso giusto e nessuno si permetterà di litigare”, perchè lui era il "Capo dei capi" e “Mi devono il rispetto che merita un capomafia”. Lui si era imposto con la violenza e ormai il suo potere era consolidato e rispettato da tutti i gruppi criminali orientali di tutta Europa.

IL BLITZ DELLA POLIZIA

Blitz della Polizia contro la mafia cinese: centinaia di agenti stanno eseguendo in varie città italiane e di paesi Ue diverse ordinanze di custodia cautelare in carcere e una serie di provvedimenti nei confronti di soggetti appartenenti, secondo le indagini, ad un'organizzazione mafiosa che agiva in Italia e in vari paesi europei. L'inchiesta è coordinata dalla Dda di Firenze. Le misure sono scattate oltre che in Italia anche in Francia e Spagna, grazie alla collaborazione delle rispettive polizie. La lunga indagine condotta dalla Polizia avrebbe permesso di far luce sulle dinamiche della mafia cinese in Europa ma anche su ruoli e alleanze all'interno dell'organizzazione. Nel blitz che ha portato agli arresti di questa mattina sono stati impegnati gli uomini del Servizio centrale operativo (Sco), delle squadre mobili di Prato, Roma, Firenze, Milano, Padova e Pisa, dei reparti prevenzione crimine oltre a quelli dei reparti volo e cinofili. 



L'operazione "China Truck", coordinata dalla Procura distrettuale antimafia di Firenze, ha portato alla cattura di Zhang Nai Zong, 'l'uomo nero', il "capo dei capi", arrestato a Roma, in un elegante condominio di viale Marconi ma che che aveva la sua base a Prato, nel cuore della city cinese: 54 gli indagati; 33 destinatari della misura cautelare in carcere emessa dal Gip di Firenze Alessandro Moneti con l'accusa di 416 bis e altri reati, e 21 indagati a piede libero, di cui 10 sempre per associazione a delinquere di stampo mafioso e 11 per altri reati. A Prato 25 indagati, di cui 16 arrestati e 9 denunciati a piede libero mentre sono 8 a Roma (dove sono 10 gli indagati). A Milano e Padova sono state arrestate due persone mentre gli indagati a piede libero sono 7. Altre 4 persone si trovavano invece già in carcere per altri reati, sempre connessi al racket, e due i cinesi arrestati in Francia, dove ci sono anche altri due indagati entrambi soci in una delle società sotto il controllo diretto del boss. Due destinatari si trovano attualmente in Cina. Ma le loro ambizioni sono finite all'alba con l'esecuzione di 33 mandati di custodia in carcere cautelare a carico di capi e gregari del racket. 



Zhang Nai Zong era riuscito, nel volgere di una decina d'anni, a organizzare un segmento della mafia cinese in Italia prima riportando armonia tra le varie comunità in lotta tra loro a Prato al termine di una feroce guerra fra bande, con numerose vittime in Toscana - ma non solo - dal 2000 a oggi. Alcune esecuzioni venivano compiute utilizzando le arti marziali. Due cinesi furono trovati uccisi non distanti da Ventimiglia, massacrati in modo orribile, i corpi in un'area dell'autostrada A10.

Il boss si era inserito con le sue imprese nell'economia legale e a controllava un vasto raggio di attività criminali, usura, prostituzione, droga, estorsioni, racket. Arrestata anche la sua amante. Gli hanno trovato anche 30mila euro in contanti. Sequestrate otto aziende a Prato, Roma, Milano e in Francia e in Germania, oltre a immobili, veicoli e 61 conti correnti bancari. Il business principale del clan era nei trasporti, ma l'organizzazione gestiva bische, ristoranti, locali notturni e money transfer.

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