Maradona: il rapporto della commissione medica

| Gravi carenze nell’assistenza, leggerezza di fronte ai sintomi dell’aggravamento. Le analisi hanno accertato che il grande campione è morto dopo 12 ore di agonia

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Diego Maradona è rimasto in agonia per 12 ore e il team medico che l’aveva in cura è stato “carente, imprudente e indifferente” di fronte alla probabilità della morte. Sono le conclusioni di un rapporto stilato dalla commissione medica nominata per indagare sulla fine del grande campione argentino.

Il “Pibe de Oro”, si legge, “non aveva pieno uso delle sue facoltà mentali” e avrebbe potuto avere “una migliore e più alta possibilità di sopravvivenza” se fosse stato ricoverato in una struttura sanitaria, ha concluso la commissione medica che diventerà parte dell’indagine giudiziaria sulla morte di Maradona.

Gli investigatori stanno cercando di capire perché l’ex calciatore sia stato curato in casa durante i suoi ultimi giorni di vita e se il suo stato psicologico gli ha permesso di prendere decisioni di sua iniziativa, così come la mancanza di cure per le sue condizioni cardiache. Ognuno di questi elementi è menzionato nel rapporto della commissione medica, che la CNN ha ottenuto in anteprima da una fonte che lavora sul caso.

Nessuno è stato ancora formalmente accusato, ma sette persone hanno ricevuto comunicazione di essere sotto inchiesta, anche se ognuna di loro nega di avere responsabilità.

“Anche se è inappropriato affermare che Diego Armando Maradona non sarebbe morto se fosse stato trattato adeguatamente, tenendo conto di ciò che si sapeva nei giorni precedenti alla morte, è altrettanto chiaro che avrebbe avuto una migliore possibilità di sopravvivenza se fosse stato trattato in una struttura sanitaria”, si legge nel rapporto. Il lavoro del team medico di Maradona, guidato dal neurochirurgo Leopoldo Luque e dalla psichiatra Agustina Cosachov, è stato fin dall’inizio oggetto di pesanti critiche. Oltre a definire le loro azioni inadatte, secondo la commissione è possibile dedurre “che l’équipe medica aveva intuito la possibile morte del paziente, restando indifferenti alla possibilità al punto da non cambiare piano di cure, affidando la salute del paziente ‘al caso’”.

A novembre, Luque ha illustrato ai pubblici ministeri il suo rapporto professionale con Maradona, aggiungendo che “Non c’è nulla che suggerisca che sono stato negligente”.

Gli esperti hanno anche confermato i risultati dell’autopsia, secondo cui a determinare la morte di Maradona è stato “un edema polmonare acuto secondario esacerbato da insufficienza cardiaca cronica”. I test non hanno trovato droga o alcol nel suo organismo, ma hanno rivelato che Maradona, ha avuto un’agonia lunga e penosa.

“Ha iniziato a morire almeno 12 ore prima delle 12:30 del 25 novembre 2020: c’erano segni inequivocabili di un periodo di agonia prolungata, e di conseguenza si può concludere che il paziente non è stato adeguatamente monitorato dalle 00:30 di quel giorno. I segnali di avvertimento che il paziente esibiva sono stati ignorati”.

L’ex calciatore “non aveva il pieno uso delle sue facoltà mentali, né era in uno stato adatto per prendere decisioni sulla sua salute, almeno dal momento in cui è stato ricoverato. Ha proseguito l’ospedalizzazione domiciliare nel suo appartamento di Tigre, dopo essere stato dimesso dalla clinica Olivos l’11 novembre, e dove è morto due settimane dopo”.

I periti medici hanno anche affermato che il team infermieristico della casa era “complice di irregolarità e carenze”, che i “controlli e le cure corrette non sono stati eseguiti da medici e assistenti terapeutici”.

Infine, il rapporto ha analizzato i farmaci psichiatrici prescritti a Maradona. Nonostante fosse “adatto sia nel dosaggio che nella posologia per il suo disturbo nervoso, non si può escludere che questo farmaco non abbia avuto un ruolo nell’esito fatale, dato che non furono eseguiti esami cardiologici e di laboratorio nei 14 giorni precedenti la morte”.

Anche se tutte le persone indagate dicono di non aver commesso alcun illecito, non hanno ancora commentato il rapporto della commissione medica, che sarà analizzato dai procuratori che lavorano sul caso per decidere come andrà avanti l’indagine giudiziaria.

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