#MeToo: l'hashtag del momento nato dalla brutta storia di una bimba

| Rilanciato da un'attrice e ormai condiviso da milioni di donne in tutto il mondo, è stato creato da un'attivista che da anni si batte per aiutare le donne "sopravvissute" al destino

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Comincia a diventare difficile, senza un archivio organizzato in modo serio, tenere a mente l'elenco delle donne vittime di Harvey Weinstein: le cifre aumentano di ora in ora. Fino a questo momento i calcoli ne danno per certe una quarantina, ma in oltre trent'anni di onorata maialaggine, è quasi matematico che Harvey abbia messo occhi e mani su qualche centinaio di donne, equamente divise fra attrici, aspiranti, segretarie, impiegate e semplici sfortunate, finite al momento giusto nella doccia sbagliata. Alla fine, chissà fra quanto tempo, potrebbe delinearsi addirittura la prima class action sessuale nella storia dell'umanità. Non sarebbe male.

Ma all'orizzonte, per quanto minuscola e quasi impercettibile, una briciola di speranza sembra apparire. Le coraggiose denunce di donne che hanno incastrato il produttore americano, hanno dato la forza a tante altre di raccontare le proprie esperienze, tenute strette per anni come un peso indelebile della memoria. Epicentro di tutto è l'hashtag del momento: #MeeToo, letteralmente, "Io anche".

A riproporlo Alyssa Milano, splendida attrice americana a cui è bastato un post su Facebook e uno su Twitter, per convincere sei milioni di persone a raccontare le proprie esperienze.

In realtà, la campagna "MeToo" esiste da più di un decennio, quando ancora gli hashtag non esistevano: a lanciarla, nel 2007, Tarana Burke, attivista e fondatrice di "Just Be Inc.", un'organizzazione che si occupa di assistere le donne vittime di violenze e abusi sessuali. Da lei stesso definito uno spazio dedicato al "dialogo fra sopravvissute", l'idea di Me Too nasce un giorno del 1996, quando Tarana lavorava in un campeggio: una degli ospiti, una bambina, la avvicina e inizia a raccontarle le mostruosità a cui la costringeva il patrigno da tempo. E più la storia della ragazzina andava avanti, più Tarana avvertiva un senso di impotenza, mescolato alla brutta sensazione di non riuscire a trovare le parole adatte per consolarla, neanche ripeterle "Me too", è successo anche a me.

Il movimento di Tarana nasce esattamente quella sera, con l'idea di aiutare le donne, tantissime, sopravvissute ad abusi ma ugualmente segnate a vita da esperienze che tolgono la pace. Poi sulle cronache mondiali esplode la storia brutta di di Weinstein, e Alyssa Milano ridà fiato ad un hashtag a cui gente normale e stelle come Lady Gaga e Rosario Dawson hanno messo la propria foto sotto al grido di protesta delle troppe donne vittime di uomini sbagliati: Me too, è successo anche a me.

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