Myanmar, le proteste dilagano

| Malgrado il blocco totale di internet per impedire alle proteste di organizzarsi, migliaia di persone continuano scendere in piazza chiedendo la liberazione di Aung San Suu Kyi

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Decine di migliaia di persone sono scese in piazza per protestare a Yangon, Mawlamine e Mandalay, le principali città del Paese, malgrado i militari abbiano imposto il blocco di internet e delle linee telefoniche per impedire ai manifestanti di organizzarsi.

“Non vogliamo la dittatura militare”, inneggia la folla mentre batte su pentole e padelle alzando al cielo immagini di Aung San Suu Kyi, la leader che non è più stata vista in pubblico da lunedì scorso, quando l’esercito ha rovesciato con la forza il suo governo. Diverse immagini delle proteste sono finite online nonostante il blackout imposto sabato, quando i militari hanno bloccato l'accesso a Facebook, Twitter e Instagram.

“Rispettate il nostro voto”, si legge in uno striscione, in riferimento alla vittoria schiacciante del Partito della Lega Nazionale per la Democrazia (NLD) nelle elezioni dello scorso novembre.

Finora le autorità militari, note per mettere in pratica forme di repressione violenta, non riescono a fermare le mobilitazioni di massa, ma si teme che stanno per farlo.

Suu Kyi e gli alti dirigenti del suo Partito, compreso il presidente Win Myint, sono agli arresti domiciliari da quando l’esercito ha preso il controllo del governo e dichiarato lo stato di emergenza per un anno.

Le proteste del giorno sono state le più grandi dalla cosiddetta “Rivoluzione dello zafferano” nel 2007, quando migliaia di monaci si sono sollevati contro il regime militare, riferisce: al momento, le autorità non hanno commentato, restano rintanate nella capitale, Nay Pyi Daw, e finora hanno evitato un confronto diretto con i manifestanti.

Innumerevoli le associazioni e i movimenti per i diritti umani che hanno criticato il blocco di internet, definito da Amnesty International “atroce e sconsiderato”.

Per Thomas Andrews, relatore speciale delle Nazioni Unite in Myanmar: “I generali stanno tentando di paralizzare la resistenza dei cittadini tenendo il mondo esterno all’oscuro di quanto succedere”.

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