Myanmar, l’ecatombe
che non interessa a nessuno

| L’Occidente si limita a condannare, mentre dall’ex Birmania giungono notizie di massacri quotidiani e di una situazione sanitaria pronta ad esplodere. Iniziano a mancare cibo, acqua e generi di prima necessità

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Nel silenzio colpevole dell’Occidente, che guarda, condanna a parole ma non agisce, in Myanmar continuano a consumarsi gli effetti di un colpo di stato che i militari hanno deciso di reprimere ad ogni costo, senza più preoccuparsi del sangue. Per celebrare sé stessi con la giornata delle forze armate, farcita da un’imponente sfilata militare, l’esercito si è concesso una nuova carneficina contro civili inermi, superando la quota di 400 vittime dal 1° febbraio. I funzionari delle agenzie per i diritti umani continuano a chiedere alla comunità internazionale di fermare la strage, ma restano inascoltati: la Gran Bretagna condanna, l’Unione Europea e gli Stati Uniti anche, ma nulla di più, mentre la Russia e la Cina appoggiano il militari, inviando armi e mezzi.

Tom Andrews, relatore speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani in Myanmar, è andato al sodo: “È tempo di un’azione robusta e coordinata, perché le parole di condanna non bastano più e suonano vuote. Il popolo del Myanmar ha bisogno del sostegno del mondo”.

Sabato, durante le proteste andate in scena in 44 città in  tutto il Paese, almeno 114 persone sono state uccise, secondo un conteggio parziale fornito dall’agenzia di stampa indipendente “Myanmar Now”. In base alle stime dell’associazione no-profit “Assistance Association for Political Prisoners”, almeno 423 persone sarebbero state uccise dall’inizio del colpo di stato militare: fra loro anche bambini, adolescenti, donne, vecchi.

“Oggi è il giorno della vergogna per le forze armate - ha tuonato il dottor Sasa, portavoce del “CRPH” – al potere sono saliti degli assassini che non dovrebbero avere accesso al mercato internazionale delle armi, alle istituzioni finanziarie né agli aiuti per lo sviluppo. Quanti altri di noi devono morire prima che passiate dalle parole ad un’azione reale?. Ci stanno uccidendo come polli, anche nelle nostre case, ma continueremo a protestare e a combattere fino a quando la giunta non cadrà”.

I militari ripetono di aver preso il potere perché le elezioni di novembre vinte dal partito di Aung San Suu Kyi erano state truccate, un’affermazione respinta con forza dalla commissione elettorale del paese. La leader Suu Kyi, la personalità politica più popolare dell’ex Birmania, rimane in detenzione in un luogo segreto, insieme a molte altre figure del suo partito.

Dal giorno del colpo di stato che ha fatto deragliare la lenta transizione del Myanmar verso la democrazia, i manifestanti sono scesi in strada quasi ogni giorno malgrado le minacce diffuse dall’esercito di essere pronti a sparare “alla schiena e alla testa” contro chi osa sfidarli. Un’ecatombe a cui, secondo diversi alcuni gruppi umanitari, si sta aggiungendo una terribile emergenza sanitaria che potrebbe causare un numero di morti ancora superiore. Molti medici e infermieri hanno aderito al movimento di disobbedienza civile che sta limitando l’assistenza sanitaria, e i pochi che resistono vivono sotto la minaccia continua delle armi, con i militari che hanno occupato i principali ospedali pubblici e non esitano ad attaccare gli operatori sanitari e i soccorritori che tentano di aiutare i feriti. Nel caos immenso, i test e le cure contro il Covid-19 sono stati interrotti, così come la campagna vaccinale. “Siamo preoccupati per un’imminente crisi umanitaria di proporzioni bibliche. Il sistema sanitario pubblico è praticamente crollato - ha dichiarato Andrew Kirkwood, alto funzionario delle Nazioni Unite in Myanmar - le forze di sicurezza hanno occupato 36 ospedali in tutto il paese e in alcuni casi i pazienti sono stati cacciati con la violenza dai militari”.

Il collasso del sistema sanitario segue il crollo dell’intera economia del Myanmar, con il settore bancario congelato che rende impossibile trasferire denaro, pagare stipendi o inviare aiuti umanitari. Una situazione esplosiva, se si tiene conto che prima del colpo di stato, un milione di persone in tutto il Myanmar sopravviveva solo grazie agli aiuti internazionali.

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