Nell’inferno di Alexey Navalny

| Un ex detenuto ha raccontato come si vive all’interno della Colonia Penale No. 2 in cui è stato rinchiuso il dissidente scampato all’avvelenamento, ma condannato per violazione della libertà condizionata

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Uno schieramento di militari in divisa non permette a nessuno di avvicinarsi ai cancelli arrugginiti della Colonia Penale No. 2. Hanno cani feroci al guinzaglio e controllano i documenti a chiunque passi.

L’interno è nascosto alla vista, dietro alte recinzioni fatte di metallo e filo spinato che circondano una struttura dall'aspetto fatiscente, nella regione di Vladimir, a due ore di macchina da Mosca.

È la prigione dove è detenuto il dissidente Alexej Navalny, circondato da misure restrittive ma che ha ugualmente trovato il modo di scrivere un post sul suo account Instagram per raccontare come passa le giornate da detenuto. “Non avevo idea che esistesse un vero campo di concentramento a 100 km da Mosca. Mi hanno rasato la testa, e le telecamere sono ovunque: tutti sono osservati e alla minima violazione scatta un rapporto. Penso che qualcuno ai piani alti abbia imparato a memoria ‘1984’ di Orwell”.

Basta un nulla, racconta l’ex detenuto Konstantin Kotov, perché la vita all’interno della prigione passi da banale e sempre uguale a pericolosa. Lui lì dentro ha scontato due condanne, la prima per quattro mesi, la seconda per sei, entrambe per aver infranto le leggi anti-protesta. È stato rilasciato lo scorso dicembre, ma ha accettato di raccontare alla CNN come funziona la colonia penale.

“Dai primi minuti in cui arrivi sei sottoposto ad una forte pressione mentale e morale. Sei costretto a fare cose che non faresti mai nella vita normale: ti viene proibito di parlare agli altri detenuti, stai in piedi tutto il giorno, dalle 6 del mattino alle 10 di sera. Non ti permettono di leggere e di scrivere una lettera. E questo cerimoniale di benvenuto può durare due o tre settimane”.

Le porte si sono aperte per Navalny lo scorso 2 febbraio, quando un tribunale di Mosca ha stabilito il carcere per violazione della libertà condizionata. È stato arrestato al suo ritorno a Mosca dalla Germania, dove si era ripreso dal tentativo di avvelenamento con un agente nervino. È certo che i servizi di sicurezza russi abbiano tentato di eliminarlo con il Novichok, e con lui sono d’accordo Stati Uniti e Unione europea.

Le autorità russe erano riluttanti a svelare esattamente dove fosse Navalny, dopo la conferma che si trova nella Colonia Penale 2, è facile immaginare che sconterà lì il resto della sua pena. Kotov, l’ex detenuto, ha spiegato che i prigionieri dormono nelle baracche in letti a castello di metallo: fra i 50 e i 60 uomini, ognuno con un piccolo spazio vitale. “Ti alzi alle 6 del mattino, esci in cortile e ascolti l’inno nazionale. Non puoi scrivere, non puoi leggere: io guardavo la TV quasi tutto il giorno, i canali federali russi. Gran parte della giornata alla colonia penale n. 2 è riempita di attività senza senso, interrotte di continuo con qualsiasi scusa: sono stato punito per non aver salutato un impiegato e perché avevo il bottone in alto slacciato. La più piccola violazione può aprirti le porte dell’isolamento per mesi”.

L’ordine è mantenuto dalle guardie carcerarie e da prigionieri conosciuti come gli “inservienti”, che collaborano con l’amministrazione in cambio di una detenzione leggermente migliore: “Sono come spie che seguono ogni tuo passo e lo riferiscono alle guardie”.

Nelle prigioni russe la violenza è assai comune. Un video pubblicato dal sito investigativo russo “Novaya Gazeta” mostra prigionieri picchiati dalle guardie in una colonia penale a Yaroslavl, regione poco distante a dove Navalny è detenuto. Kotov racconta di aver visto i detenuti picchiati dalle guardie sui talloni, un metodo doloroso e poco appariscente. Nel suo post, Navalny dice di non aver ancora assistito a nessuna violenza, ma “crede alle numerose storie” di brutalità nella colonia, che si legge chiaramente sui volti dei suoi compagni di detenzione. Essendo considerato un detenuto ad alto rischio, viene svegliato ogni ora da una guardia che gli punta una luce in faccia per controllare che sia vivo. 

Per Kotov, l’altro profilo di Navalny gli consente di non essere maltrattato fisicamente, ma non lo tutela a livello psicologico: “Vogliono metterlo a tacere, questo è il loro scopo”.

Secondo l’esponente nei diritti dei detenuti Pyotr Kuryanov, la situazione è molto pericolosa: “È difficile mantenere il sangue freddo e non reagire alle provocazioni. La più piccola violazione può trasformarsi in conseguenze molto pesanti. Non è raro che ai detenuti siano riservati compiti avvilenti, come pulire i pavimenti con gli spazzolini da denti”.

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