#NeverAgain, i giovani americani contro le armi

| Hanno deciso di dire basta: non ci stanno più ad essere i bersagli di pazzi armati come soldati in guerra. Li riunisce un movimento e stanno dando del filo da torcere al presidente Trump. Sabato 24 sfileranno a Washington

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Di Germano Longo
Non è normale, andare a scuola senza sapere se riuscirai a tornare a casa. L’America si scuote nel profondo, ancora una volta per piangere i morti dell’ennesima strage assurda: 17 morti, freddati nei corridoi della “Majority Stoneman Douglas High School” di Parkland, vittime dalla lucida follia di Nikolas Cruz, 18 anni sui documenti e fra le mani un fucile d’assalto semiautomatico AR-15.

Questa volta a dire basta sono i giovani, i sopravvissuti di Parkland, segnati per sempre da quello che hanno visto, ma in realtà un’intera generazione, stanca di essere l’obiettivo delle “shooting mass”, la scia di sangue giovane che sta lastricando la storia d’America in questi anni. Si sono riuniti, scegliendo di passare loro all’attacco: a riunirli #NeverAgain, un hashtag, forse ancora più potente di #MeToo, che riunisce le donne molestate, e di #OccupyWallStreet, che nel 2011 voleva opporsi il capitalismo finanziario.

In quattro giorni appena, i ragazzi di #NeverAgain avevano già stabilito la linea comune: chiedere con ogni mezzo un controllo più severo sull’acquisto delle armi. In fondo, hanno imparato bene il copione: cordoglio, promesse, poi silenzio. L’ennesima follia destinata alle statistiche e a quelle cifre che sembrano fare a gara per chi ne ha lasciati a terra di più.

Il punto più visibile del movimento, il cui profilo Twitter ha raccolto 60mila follower nel giro di poche ore, sarà “Match for our Lives”, la manifestazione di sabato 24 che invaderà pacificamente le strade di Washington. Fra di loro ci saranno anche George Clooney, che insieme a sua moglie Amal Alamuddin ha donato 500mila dollari al movimento, e Steven Spielberg. Endorsement sono giunti da Jennifer Lopez, Kim Kardashian ed Ellen De Generes.

Chi sono

#NeverAgain ha anche dei leader, ma forse è sbagliato chiamarli così, loro non vorrebbero: sono solo ragazzi che hanno deciso di fare rumore, perché “L’AR-15 è un fucile da guerra, un’arma costruita per uccidere tanta gente nel minor tempo possibile”. Un’arma che non può essere venduta a tutti, lo dice il buon senso prima ancora di quanto dovrebbero fare le leggi.

C’è Cameron Kasky, il “clown della classe”, miracolosamente sopravvissuto ai proiettili di Nikolas Cruz, poi Chris Grady, che di anni ne ha 19 anni: magro, alto, un ciuffo che non vuole stare al suo posto e l’amore per il teatro. Alfonso Calderon, che non smette di ricordare a tutti le 39 denunce che pendevano sulla testa dell’autore della strage, passate come acqua fresca fra le mani di chi doveva fermarlo. Jaclyn Corin, 17 anni: quel giorno ha visto morire un amico e nel gruppo è quella che si occupa di prendere contatti con i politici: ha contattato Debbie Wasserman Schultz, deputata democratica, riuscendo a portare 100 suoi compagni di scuola a Tallahassee, capitale della Florida, per raccontare le proprie ragioni. Dalla loro parte si sono schierati David Hogg, direttore del giornale scolastico, Sarah Chadwick, quella che ha mandato a stendere Trump dopo il suo messaggio di cordoglio, ed Emma Gonzalez, autrice di “Shame on you”, vergognatevi, un discorso pronunciato a Fort Lauderdale rimbalzato in tutto il mondo.

Poche idee, molto confuse

Non è semplice, la posizione del presidente Trump. Mezza America, forse di più, sa benissimo che la potente lobby delle armi ha finanziato la sua campagna elettorale, nella certezza di assicurarsi un periodo di vacche grasse. Ma c’è l’opinione pubblica a cui bisogna dare risposte, e anche in fretta. Trump ha ricevuto una delegazione di sopravvissuti alla Casa Bianca, e costretto ad incassare le lamentele, i ricordi e le testimonianze di genitori, alunni e genitori. Qualcuno gli ha detto “Se non hai l’età per comprare una birra, non dovresti averla neanche per acquistare un’arma”, o ancora “Non vedrò mai più mia figlia: quanti altri ragazzi dovranno morire ancora?”. Ha promesso di valutare e studiare come rendere sicure le scuole, tentando una prima via d’uscita, poco convincente: armare i professori. Salvo poi rettificare: introdurre bonus per insegnanti, bidelli o sorveglianti che siano disposti ad andare a scuola armati. Mal che vada, è qualche arma venduta in più.

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