Non c’è vita sotto le macerie di Beirut

| Dopo tre giorni di tentativi spasmodici, i soccorritori ammettono che si è trattato di un falso allarme: “Trovare qualcuno ancora in vita è molto difficile”

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Si è dissolta con la velocità con cui era arrivata, la speranza che sotto le immense macerie di Beirut, lasciate dalla terribile esplosione del 4 agosto scorso, ci fossero ancora dei sopravvissuti.

Tutto era iniziato quando uno dei cani molecolari aveva fiutato qualcosa sotto quel che resta di un edificio nel quartiere Gemmayzeh, nelle vicinanze del porto. E anche l’arrivo di sofisticate apparecchiature in grado di rilevare un battito cardiaco a metri di profondità, aveva riacceso le speranze di un miracolo. Ma dopo tre giorni di lavori incessanti, giorno e notte, culminati con la decisione di far scendere due speleologhe in un varco per verificare l’eventualità che si fosse formata una sacca d’aria in grado di far sopravvivere qualcuno, gli specialisti si sono dovuti arrendere, comunicando che sotto quel cumulo di cemento e calcinacci non c’è alcun segno di vita.

Il direttore della protezione civile libanese, George Abou Moussa, ribandendo che i lavori di scavo vanno avanti per non lasciare vittime sepolte nelle macerie, ha anche ammesso una verità che gli abitanti di Beirut avrebbero voluto sfatare con un miracolo: “Dopo più di un mese, l’eventualità di trovare qualcuno ancora in vita sono estremamente basse”. Il bilancio finale, al momento, è di 191 morti e un numero imprecisato di dispersi.

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