Non c’è vita sotto le macerie di Beirut

| Dopo tre giorni di tentativi spasmodici, i soccorritori ammettono che si è trattato di un falso allarme: “Trovare qualcuno ancora in vita è molto difficile”

+ Miei preferiti
Si è dissolta con la velocità con cui era arrivata, la speranza che sotto le immense macerie di Beirut, lasciate dalla terribile esplosione del 4 agosto scorso, ci fossero ancora dei sopravvissuti.

Tutto era iniziato quando uno dei cani molecolari aveva fiutato qualcosa sotto quel che resta di un edificio nel quartiere Gemmayzeh, nelle vicinanze del porto. E anche l’arrivo di sofisticate apparecchiature in grado di rilevare un battito cardiaco a metri di profondità, aveva riacceso le speranze di un miracolo. Ma dopo tre giorni di lavori incessanti, giorno e notte, culminati con la decisione di far scendere due speleologhe in un varco per verificare l’eventualità che si fosse formata una sacca d’aria in grado di far sopravvivere qualcuno, gli specialisti si sono dovuti arrendere, comunicando che sotto quel cumulo di cemento e calcinacci non c’è alcun segno di vita.

Il direttore della protezione civile libanese, George Abou Moussa, ribandendo che i lavori di scavo vanno avanti per non lasciare vittime sepolte nelle macerie, ha anche ammesso una verità che gli abitanti di Beirut avrebbero voluto sfatare con un miracolo: “Dopo più di un mese, l’eventualità di trovare qualcuno ancora in vita sono estremamente basse”. Il bilancio finale, al momento, è di 191 morti e un numero imprecisato di dispersi.

Mondo
Hong Kong, 53 attivisti dell’opposizione arrestati
Hong Kong, 53 attivisti dell’opposizione arrestati
Nella più dura rappresaglia messa in atto dalla nuova legge sulla sicurezza è stato arrestato anche un avvocato americano. Il caso potrebbe scatenare nuove tensioni fra Washington e Pechino
2021, l’anno delle cospirazioni
2021, l’anno delle cospirazioni
Mentre il mondo spera nel vaccino, migliaia di siti e profili spacciano teorie cospirazioniste influenzano milioni di persone. Dopo la campagna contro Bill Gates ora ci sarebbe una lucertola che comanda segretamente il pianeta
Natale nello spazio
Natale nello spazio
Mentre la FAA autorizza il volo commerciale di Santa Claus, gli astronauti a bordo della ISS pensano al pranzo natalizio
Cina, a processo la killer in fuga da 20 anni
Cina, a processo la killer in fuga da 20 anni
Dal 1999, Lao Rongzhi sfuggiva alla giustizia cinese: è accusata degli omicidi di 7 persone, commessi insieme all’allora fidanzato Fa Ziying, condannato a morte e giustiziato
Pakistan, mano pesante contro le violenze sessuali
Pakistan, mano pesante contro le violenze sessuali
Dopo le proteste popolari, il governo ha varato un pacchetto di misure che introduce la castrazione chimica e rende più pesanti le condanne previste, che possono arrivare alla pena di morte
Putin: «Se avessimo deciso di ucciderlo, Navalny sarebbe morto»
Putin: «Se avessimo deciso di ucciderlo, Navalny sarebbe morto»
In una conferenza stampa, il presidente russo affronta diversi argomenti spinosi, a cominciare dal caso dell’attivista avvelenato con il gas nervino. Sfiora le elezioni americane e svela di non avere ancora deciso se ricandidarsi
650 kg di cocaina su una barca fantasma
650 kg di cocaina su una barca fantasma
Si è arenata su una spiaggia delle Marshall Islands, nell’oceano Pacifico, senza nessuno a bordo. Secondo le autorità potrebbe essere rimasta in mare forse due anni
Nuova Zelanda, 256mila minori abusati
Nuova Zelanda, 256mila minori abusati
È l’inquietante risultato – ancora parziale – di un’inchiesta della Royal Commission, voluto dalla premier Jacinta Arden per “affrontare una pagina oscura della nostra storia”
Migliaia di australiani bloccati all’estero
Migliaia di australiani bloccati all’estero
La chiusura ai voli internazionali ha gettato lo scompiglio: migliaia di persone attendono all’estero di poter tornare a casa, bloccati da mesi senza lavoro, reddito e assistenza sanitaria
Il rapporto finale sulla strage di Christchurch
Il rapporto finale sulla strage di Christchurch
In circa 800 pagine emerge che polizia e intelligence erano troppo occupati a prevenire il terrorismo islamico. Ma le condizioni in cui si è sviluppata l’idea del massacro di Brenton Tarrant non sarebbero state comunque prevedibili