Nyt: "Regeni ucciso dalla Security egiziana" Replica di Palazzo Chigi: "Nessuna prova"

| Familiari indignati: "Il governo non doveva rimandare l'ambasciatore in Egitto, calpestata la nostra dignità"

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Di Germano Longo
"Sempre più lutto!".
Così la mamma di Giulio Regeni, Paola Deffendi, scrive in un post sul profilo Facebook. Poi la foto della bandiera italiana listata a lutto esposta dal giorno della morte del giovane sul Municipio di Fiumicello (Udine), dove viveva il giovane ricercatore italiano prima di trasferirsi a Cambridge. "Solo quando avremo la verità sul perché e chi ha ucciso Giulio, quando ci verranno consegnati, vivi, i suoi torturatori e tutti i loro complici, solo allora l'ambasciatore potrà tornare al Cairo senza calpestare la nostra dignità". La famiglia non è d'accordo con il ministro degli Esteri, Angelino Alfano, che ha disposto il ritorno al Cairo dell'ambasciatore Giampaolo Cantini. Il premier Paolo Gentiloni ha affidato al diplomatico la missione di "contribuire all'azione per la ricerca della verità sull'assassinio di Giulio Regeni".

Lo scoop del New York Times: "Renzi sapeva"

L'indignazione e della famiglia è contemporanea alle rivelazioni del New York Times. Il giornale sostiene che l'amministrazione Obama aveva informato il governo Renzi su due fatti essenziali: Giulio Regeni era stato rapito, torturato e ucciso dai Servizi di Sicurezza egiziani e che i vertici sapevano tutto sin da subito. "Ma senza prove di alcun tipo - replica Palazzo Chigi - si trattava di un'analisi ricca di dettagli ma nulla di più". Lasciando intendere che a quelle stesse conclusioni erano già da tempo arrivati anche gli investigatori italiani. "Abbiamo trovato prove incontrovertibili sulla responsabilità di funzionari egiziani", è il senso delle rivelazioni di una fonte anonima al Nyt. Quello che serve alla procura di Roma sono i nomi degli assassini e di chi li ha incaricati di rapire Regeni e poi di ucciderlo. Le "rivelazioni" sul contesto lasciano il tempo che trovano. Anche lo stesso Nyt precisa che "non ci sono prove". La leadership egiziana era totalmente consapevole delle circostanze della morte di Regeni: "Non avevamo dubbi che questa faccenda era conosciuta ai massimi livelli", ha spiegato una terza fonte dell'amministrazione Obama: "Non so se ne avessero la responsabilità ma sapevano". 

Svolta nelle indagini: perizia sui video del metro'

Una svolta nelle indagini però c'è, e arriva dalla Procura Nazionale egiziana, dunque un segno importante di attenzione sulla volontà da parte del governo del presidente Al Sisi, di trovare e punire gli assassini, ammesso che siano ancora vivi. In una informativa erano stati individuati a maggio 10 presunti possibili autori del delitto, tutti agenti dei Servizi di sicurezza egiziani. In una nota congiunta firmata dal procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone e il procuratore generale della Repubblica Araba D'Egitto Nabil Ahmed Sadek, viene fatto il punto della situazione:"Entrambe le parti hanno assicurato che le attività investigative e la collaborazione continueranno fino a quando non sarà raggiunta la verità in ordine a tutte le circostanze che hanno portato al sequestro, alle torture e alla morte di Regeni". Gli sviluppi nella "cooperazione tra gli organi inquirenti", hanno portato il governo ad inviare, quindi, l'ambasciatore Cantini nella capitale egiziana, dopo che - l'8 aprile 2016 - l'allora Capo Missione Maurizio Massari venne richiamato a Roma per consultazioni. "L'impegno del Governo italiano - afferma in una nota il ministro Alfano - rimane quello di fare chiarezza sulla tragica scomparsa di Giulio". E viene anche affrontato uno degli aspetti più controversi dell'indagini, Il ritardo con cui sono stati esaminate le immagini videoregistratore nella metropoliti del Cairo, dove - probabilmente - Regeni fu fermato dalla polizia locale:  "E stata affidata ad una società esterna l'attività di recupero dei video della metropolitana. Attività che prenderà il via a settembre con una riunione tra l'azienda e la procura egiziana, alla quale sono stati invitati anche gli inquirenti italiani. Sopo, ancora un vertice"per confrontarsi su quanto fin qui raccolto e sui possibili ulteriori sviluppi investigativi.Entrambe le parti hanno assicurato che le attività investigative e la collaborazione continueranno fino a quando non sarà raggiunta la verità in ordine a tutte le circostanze che hanno portato al sequestro, alle torture e alla morte di Giulio Regeni".
"Figura prestigiosa ci aiuterà a scoprire la verità" 


"Alla luce degli sviluppi registrati nel settore della cooperazione tra gli organi inquirenti di Italia ed Egitto il Governo italiano ha deciso di inviare l'Ambasciatore Giampaolo Cantini nella capitale egiziana, dopo che - l'8 aprile 2016 - l'allora Capo Missione Maurizio Massari venne richiamato a Roma per consultazioni". Lo dice il ministro degli Esteri, Angelino Alfano.

"L'impegno del Governo italiano - afferma Alfano - rimane quello di fare chiarezza sulla tragica scomparsa di Giulio, inviando a Il Cairo un autorevole interlocutore che avrà il compito di contribuire, tramite i contatti con le autorità egiziane, al rafforzamento della cooperazione giudiziaria e, di conseguenza, alla ricerca della verità. In qualità di rappresentante della Repubblica italiana, l'Ambasciatore Cantini curerà gli interessi nazionali in Egitto e la nostra importante comunità in quel Paese".

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