Per le vittime della Grenfell Tower

| “Justice4Grenfell” si batte perché sul rogo del 14 giugno scorso non cali il silenzio del tempo. L’ultima protesta, tre camion che hanno portato in giro per Londra una domanda

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Di Germano Longo
“71 dead”, “And still non arrest”, “How come?”. Letteralmente: 71 morti e ancora nessun arresto, com’è possibile? Così recitano i tre grossi manifesti, montati su altrettanti camion, che hanno attraversato il centro di Londra, già alle prese con i preparativi per l’ennesimo matrimonio reale.

A North Kensington aria di festa non ce n’è: quel che resta della “Grenfell Tower”, la torre trasformata in un fiammifero dal devastante rogo del 14 giugno scorso, ricorda a tutti, ogni giorno, che giustizia dev’essere fatta. Lo chiede, senza mollare fiato neanche un istante, il comitato “Justice4Grenfell”, nel nome dei sopravvissuti all’incendio, senza casa e senza neanche la possibilità di aver voce nell’inchiesta, ma soprattutto la memoria delle 71 vittime di quella notte atroce, fra cui la coppia di fidanzati italiani Marco Gottardi e Gloria Trevisan, di 27 e 26 anni, due ragazzi che a Londra avevano trovato la speranza di un futuro. Proprio alcuni giorni fa, ai familiari sono stati restituiti alcuni degli effetti personali dei due ragazzi.

“Justice4Grenfell” lamenta la promessa non mantenuta di avere una relazione parziale dell’inchiesta prima della prossima Pasqua, ma Cressida Dick, capo della polizia londinese ha già annunciato che non sarà possibile divulgare nulla prima del prossimo anno, per la quantità enorme di indizi da valutare da parte dei 200 detective assegnati al caso e le 400 società entrate nei fascicoli d’inchiesta.

Anche le autorità e i politici, sulla tragedia del grattacielo londinese, sembrano voler tenere le distanze: l’unica eccezione è diventata la commemorazione dello scorso 14 dicembre alla Cattedrale di St. Paul, con 1.500 persone e in prima fila la premier Theresa May e alcuni membri della Royal Family.

La protesta londinese si ispira alla vicenda raccontata nel film candidato all’Oscar “Three Billboards Outside Ebbing, Missouri” (Tre manifesti a Ebbing, Missouri), che racconta la vera storia di Mildred Hayes, mamma di Angela, ragazzina violentata e bruciata viva, che per chiedere giustizia ha affittato tre grossi manifesti liberi da pubblicità scrivendo a chiare lettere la sua protesta: “Stuprata mentre stava morendo”, “E ancora nessun arresto”, “Come mai, sceriffo Willoughby?”.

La notte del Grenfell

Un principio d’incendio alla “Grenfell Tower”, grattacielo di 67,3 metri in stile “brutalista” realizzato nel 1974 nella popolare zona di North Kensington, divampa all’1:00 della notte del 14 giugno 2017 al quarto dei 24 piani, per un probabile corto circuito di un frigorifero difettoso.

L’incendio sembra domato, ma in breve tempo le fiamme si impossessano dei rivestimenti esterni e iniziano a salire ad una velocità definita “impressionante”: sul posto intervengono 250 vigili del fuoco e quarantacinque autopompe, ma le operazioni sono rese difficili dalla violenza delle fiamme e dal timore di un cedimento strutturale dell’edificio. Soltanto due giorni dopo, il 16 giugno, il capo delle operazioni dichiara che non esistono più possibilità di trovare superstiti.

Tra le fiamme muoiono 87 persone, a cui vanno sommati più di 70 feriti, anche se la cifra definitiva non è ancora stata resa nota per la difficoltà di dare un nome ai poveri resti. Tra le prime ipotesi, quello che gli esperti definiscono “effetto camino”, fenomeno fisico che tende a convogliare i gas verso l’esterno di una struttura, ma i sospetti puntano dritti verso la mancanza di lavori di adeguamento della struttura, del tutto priva di impianti di antincendio.

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