Prima la strage sulla Rambla poi l'auto-bomba tra la folla

| Il piano della cellula, composta da 12 miliziani. Ancora ricercato Younes Abouyaaqou. Volevano far saltare uno dei furgoni imbottito di esplosivo Tatp e di bombole di gas butano

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Lasciamo ai media mainstream il doveroso compito, specie nelle interminabili dirette tv, che si affievoliscono di giorno in giorno ripetendo le stesse notizie, di soffermarsi sui peluche e sui fiori sul selciato, le lettere bilingue di lutto, lo scorrere del fiume di testimonianze inutili. Servono moltissimo a far capire il contesto di un'azione terrorista su vasta scala all'opinione pubblica ma gli investigatori sono già molto oltre. L'impatto emotivo è alle spalle. Il dolore per quanto accaduto è una questione personale di tutta la collettività, anzi non di tutta. Nelle banlieau parigine, nei quartieri "ad alta densità islamica", come Ripoll dove sono nati e cresciuti i gelidi assassini della Rambla, il senso del lutto è silenziosamente e clandestinamente rivolto ai combattenti ragazzini caduti per la jihad.
Illudersi che, descrivendo attraverso i media, questi ventenni come mostri crei una specie di esecrazione-rigetto sall'interno delle comunità e delle enclavi musulmane di terza generazione, sarebbe un grave errore. E' vero, la maggioranza dei musulmani è lontanissima dagli stereotopi creati dall'Isis. I più moralmente danneggiati sono i moderati, stretti in una morsa, da una parte i radicali, dall'altra chi, tra gli europei, fa di ogni erba un fascio, indicando nel Corano la causa stessa della radicalizzazione e la radice del terrorismo. Niente di più falso.
Un'auto-bomba imbottita di Tatp 


Torniamo alle indagini. La cellula di Ripoll, la cittadina satellite di Barcellona dove sono nati e vissuti i marocchini della strage della Rambla e di quella fallita a Cambrils, era costituita da almeno 20-30 attivisti. La punta di diamante erano i 12 che sono passati dalla tastiera ai coltelli, alle bombe (non hanno funzionato, sono esplose per errore prima in un palazzo di AltenarI inducendoli ad agire subito con furgoni e coltelli) ma alle loro spalle decine di altri radicali che li hanno sostenuti nella fase preparatoria e collegamenti con le centrali siriane Isis. A loro i leader avevano promesso una via di fuga, se fossero sopravvissuti all'azione, attraverso i Balcani o l'Italia, per fare tappa in Turchia, ricevere nuovi passaporti e nuove identità e finalmente al sicuro in quel territorio ristretto ancora sotto controllo del Califfato. 
Un piano di morte ambizioso


Intanto la polizia spagnola ha messo a fuoco come si sono svolte le azioni di Barcellona, Cambrils e Artenal. La cellula operante era costituita, secondo gli specialisti dei Mossos d'Esquadra, da 12 elementi tra i 17 e i 34 anni. Tra loro un solo spagnolo, gli altri tutti di origine nordafricana. Il punto di aggregazione la cittadina di Ripoll. Avevano una base ad Alcanar, dove - in una casa abbandonata - stavano cercando di costruire un'auto-bomba in modo artigianale, utilizzando esplosivo Tatp. L'elemento più importante, il fuggitivo Younes Abouyaaqou, marocchino di 22 anni, ora sospettato di essere alla stato alla guida del Van che ha fatto strage sulla Rambla. Ora è il più ricercato in tutta Europa.  L'hanno frequentata per mesi ma nessuno s'era accorto perchè mai quei ragazzi dall'aria tutt'altro che da radicali islamici, trascorrevano tante ore chiusi dentro.
Ucciso un automobilista spagnolo
Di certo i terroristi, che avevano bisogno di un'auto pulita per lasciare la città dopo la strage, hanno sequestrato e ucciso con un fendente alla gola un cittadino spagnolo, Pau Perez, 34 anni, proprietario della Ford Focus usata per raggiungere Cambrils. Il cadavere è stato ritrovato nell'auto, abbandonata non troppo distante da Barcellona.
Nel covo di Altenar, la Scientifica della polizia ha trovato tracce di acetone, perossido di azoto e altre sostanze utilizzate dalle cellule radicali per fabbricare l'esplosivo più usati negli ultimi attentati.Dunque: il piano era complesso e ambizioso. Si articolava su tre azioni distinte. Alle 17 l'attacco sulla Rambla con l'ode dai fare più morti possibile. Due i furgoni. Uno per uccidere, l'altro di appoggio. Poi Cambrils, con le stesse modalità, con la variante dell'intenzione di accoltellare i passanti, la terza a Vic, forse con l'uso di esplosivo. Uno dei furgoni era carico di bombole di gas. Volevano farlo esplodere in mezzo alla folla. Ma non ci sono riusciti. Sino ad imbattersi, al Passo Maritimo di Cambrils, in una pattuglia di Mossos D'Esquadra. Ha sparato solo uno, un sergente, forse una donna (le generalità sono ovviamente segrete) che li ha uccisi tutti. Era usciti dall'auto, armati di coltello, con finte cinture esplosive. Nelle prossime ore, avremo le identità complete dei terroristi eliminati e di chi è ancora ricercato. 


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