Qualcuno aveva previsto il virus di Wuhan

| Una simulazione molto aderente alla realtà è stata realizzata pochi mesi fa da un’università americana, mentre l’intelligenza artificiale di un laboratorio canadese aveva segnalato per tempo l’arrivo di un pericolo globale dalla Cina

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Più di tre mesi fa, nell’ottobre dello scorso anno, la “John Hopkins University”, antica università privata di Baltimora considerata una delle eccellenze mondiali nella ricerca, ha inviato alla Casa Bianca la simulazione degli effetti di un potenziale virus letale che, drammaticamente, sembra seguire il copione del Coronavirus “Wuhan”. I passaggi ci sono tutti: qualche avvisaglia sottostimata, il contagio silenzioso che permette la diffusione indiscriminata, l’allarme per una possibile pandemia, quando ormai è troppo tardi.

Uno studio scientifico che aveva lo scopo di dimostrare quanto il pianeta fosse impreparato ad uno scenario simile, che prima o poi – statisticamente – avrebbe dovuto affrontare, pagando un prezzo altissimo. Una simulazione di pura fantasia, raccontata prendendo come esempio un virus simile alla tenuta “Sars”, creato in laboratorio da un gruppo terroristico e semplicemente diffuso ad un ristretto numero di persone ignare, che per settimane viaggiano, parlano, frequentano locali, aerei e treni, spargendolo senza sosta a chiunque incrocino sulla loro strada. Quando il pianeta se ne rende conto, inizia una corsa spasmodica al vaccino e allo studio del virus, che muta, cambia, si adatta, sfugge ai controlli lasciando più dubbi che certezze, esattamente come sta facendo il “Wuhan”, di cui non è ancora certa la modalità di trasmissione. Qualcuno dice per via aerea, ma non è certo che toccare un oggetto infetto sia sufficiente per ammalarsi.

La simulazione, volutamente pessimistica per dimostrare la peggiore delle ipotesi, mostra proiezioni devastanti: se entro 20 mesi dalla comparsa del virus non si trova un vaccino, è possibile immaginare 150milioni di morti, il 2% della popolazione mondiale. È chiaro che il lavoro degli scienziati aveva il compito di mostrare il lato scoperto e vulnerabile del mondo, arrivando alla conclusione che l’unica opzione possibile era pensarci per tempo, attrezzarsi, tenersi pronti. Secondo Eric Toner, scienziato del “Center for Health Security” della John Hokpkins University, “Quando sei nel mezzo di una pandemia, le tue opzioni sono molto limitate: la miglior risposta possibile è la pianificazione, agire in anticipo”.

Paragonare tutto questo al caso del virus di Wuhan sarebbe esagerato, anche se è certo che sia stato sottovalutato per intere settimane, viaggiando e arrivando ovunque.

Ma quello dell’università del Maryland non è l’unico studio diffuso in anticipo sul virus. Il 31 dicembre scorso, l’intelligenza artificiale della “BlueDot”, una società canadese specializzata nella simulazione di modelli epidemici, aveva previsto l’arrivo del virus di Wuhan. Una previsione resa possibile da sofisticati calcoli che hanno analizzato bollettini medici e notiziari in 65 lingue diverse, includendo nel calcolo anche la vendita di biglietti aerei e altri mezzi di trasporto con lo scopo di individuare la formazione di possibili focolai. Il risultato, pronto durante la notte di Capodanno, era allarmante e prospettava l’arrivo dall’Oriente di un pericolo sconosciuto di portata mondiale. Il rapporto, pare sia stato snobbato dagli esperti e dalle autorità, che hanno atteso fino al 6 gennaio successivo per iniziare prendere le prime contromisure.

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