Robot-soldati con licenza di uccidere

| Gli eserciti del prossimo futuro avranno reparti costituiti da sofisticate macchine armate con ogni tipo di dispositivo. A Ginevra 122 Paesi si confrontano su temi etici e politici. Associazioni contro i "robot-assassini"

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Li abbiamo visti in azione anche nelle città italiane, i robot che si avvicinano a un’auto sospetta di contenere esplosivo, per disattivare eventuali ordigni. Se qualcosa fosse andato storto, pazienza. Si distrugge la macchina, e non è lutto. Immaginatevi però una squadra di robot che fanno irruzione in un sito dove si sono asserragliati terroristi armati. Ebbene, guidati da una centrale mobile o localizzata chissà dove, essi neutralizzeranno gli obiettivi senza porsi alcun tipo di problema etico o di opportunità, nel senso che - magari per esigenze investigative - sarebbe necessario risparmiare la vita del nemico. Un po’ come accade per chi manovra i droni con uno joy-stick e ne segue il viaggio su uno schermo. Un contatto asettico con la morte, tale e quale un video-gioco. Dopo le stragi in trincea e il costo umano elevatissimo del secondo conflitto mondiale, che indusse gli americani, per concludere la guerra senza ulteriori spargimenti di sangue delle proprie truppe, a bombardare il Giappone con l’atomica, il futuro è di costituire eserciti composti, soprattutto nelle avanguardie anche da robot super armati e protetti. Dopo i droni, sarà l’arma del futuro. Per ora solo in alcuni produzione hollywoodiane di fantascienza ma adesso il soldato-robot (non è un androide ma una macchina radioguidata) è molto prossimo alla realtà. 

Meeting a Ginevra ma è solo teoria

A Ginevra i rappresentanti di oltre 120 Stati membri delle Nazioni Unite si sono riuniti per discutere dei nuovi sistemi autonomi di armi letali. Chi li vorrebbe vietare li definisce “robot assassini” e dovrebbero venir sottoposti a un controllo umano. I lavori si concluderanno domani nel Palazzo delle Nazioni Unite, e si parla, come spiega in un servizio Swiss-info, del futuro degli eserciti hi-tech. Molti gruppi e associazioni stanno facendo pressioni sull’Onu per imporre il divieto di utilizzare  i “robot assassini” o “Sistemi autonomi di armi letali (LAWS). E’ una sfida etica di certo ma chi li ha progettati e i Paesi che si apprestano a creare unità speciali hanno dalla loro parte un tema assai forte: quello di proteggere la vita e l’integrità dei propri militari. Sabrina Dallafior, ambasciatrice svizzera ONU responsabile del disarmo, ha dichiarato alla televisione svizzera SRF: “In ultima analisi, in termini di armi autonome, dobbiamo decidere se possiamo delegare a una macchina la decisione della vita o della morte. Dobbiamo concordare su quanta autonomia sia accettabile o inammissibile. L'autonomia accettabile o auspicabile potrebbe includere armi così precise da non provocare danni collaterali o vittime civili”.

Vietare o no i “robot assassini”?

Riporta Swiss-info: “L’anno scorso, i parlamentari elvetici Chantal Galladé e Beat Flach hanno invitato il governo a esigere un divieto dei LAWS. Il Consiglio federale ha respinto entrambe le richieste, sostenendo di nutrire "riserve" in merito a un divieto”.  Russia, Europa e Usa sono però sostanzialmente d’accordo di regolamentarne l’impiego ma di usarli nei conflitti, tutti concordano però sul fatto che il diritto internazionale debba applicarsi al futuro sviluppo dei sistemi autonomi di armi letali, da utilizzare in casi circoscritti e condivisi dagli organismi internazionali. Tutto ok? Non proprio. Le tecnologie alla base dei robot armati sono alla portata di molte nazioni, anche sostenute da governi illiberali. Seguiranno le virtuose disposizioni suggerite dal mondo occidentale? Non c’è un accordo comune sulla definizione esatta di un robot-soldato o sul meccanismo con cui debba essere esercitato un "controllo umano" su tali sistemi.

Usa, Cina, Russia, Corea Sud, Israele e Uk sono pronti

Numerosi paesi si sono impegnati a non acquisire o sviluppare LAWS e 22 Stati si sono dichiarati favorevoli a un divieto preventivo. Stati Uniti, Cina, Israele, Corea del Sud, Russia e Gran Bretagna stanno sviluppando droni armati e altri sistemi autonomi di armi con livelli decrescenti di controllo umano.  "Stiamo chiaramente passando da un dibattito tecnocratico a un dibattito politico", ha dichiarato Maya Brehm a Swiss-Info, della sezione svizzera di Article 36, organizzazione non governativa. Mary Wareham coordinatrice della Campagna per fermare i robot-killer, non esclude sviluppi positivi del dibattito in corso: ”Agli occhi dei promotori della campagna, permettere a una macchina di sopprimere una vita umana sul campo di battaglia è un passo che va troppo lontano, oltre una linea morale che non dovrebbe mai essere superata. Penso che molti governi condividano questo modo di vedere", ha dichiarato Mary Wareham.  Non si prevedono azioni concrete in questa fase, se non la convocazione di un incontro all’Onu in estate dedicato solo a questo tema. Nel frattempo i prototipi dei soldati-robot con licenza di uccidere sono già operativi.

 

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