Scoperto un giro di pedofilia nelle scuole afghane

| Secondo l’organizzazione umanitaria che ha denunciato il caso, il traffico potrebbe essere responsabile di abusi si più di 500 ragazzi. Ma per evitare il disonore le vittime tacciono, e i responsabili non vengono nemmeno accusati

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Logar è una delle 34 provincie dell’Afghanistan: sette distretti e centinaia di villaggi in cui si dividono i 374mila abitanti. Una zona martoriata dalle bombe, dai gruppi terroristici e dai morti che in queste ore è piombata sui media di tutto il mondo per un atroce caso di pedofilia in cui sono emersi gli abusi di più di 500 ragazzi di sei diverse scuole.

Secondo gli attivisti umanitari che casualmente si sono imbattuti su una pagina Facebook in cui erano documentate le violenze, alcune delle vittime sarebbero state assassinate dalle famiglie stesse dopo aver scoperto i volti dei loro figli sui social media. Le morti più recenti risalgono alla scorsa settimana: due ragazzi di 13 e 15 anni assassinati da qualcuno che è ancora senza nome.

A fare la terrificante scoperta alcuni volontari del “The Logar Youth, Social and Civil Institution”, un’organizzazione umanitaria che opera nella regione da 16 anni: dopo aver individuato più di 100 video diffusi sui social media, e sospettando che il numero di vittime possa essere molto più alto, hanno avviato un’indagine in cui sta emergendo che nel giro sarebbero coinvolti decine di insegnanti, dirigenti e funzionari locali di alto rango.

“I ragazzi con cui abbiamo parlato sono di età compresa tra i 14 e i 20 anni e i casi sono stati segnalati in aree considerate relativamente sicure. Questo è uno dei motivi per cui pensiamo che i numeri potrebbero raggiungere proporzioni allarmanti - ha riferito un portavoce – ma la nostra è una corsa contro il tempo, perché pare che i responsabili stiano cercando di coalizzarsi, certi che in caso di azioni legali di fronte alla legge sia meglio far parte di un gruppo piuttosto che dover rispondere in prima persona. Abbiamo anche accertato che molte delle vittime erano vittime di ricatti: costretti a vendere droga o ad attività illegali sotto la minaccia di diffondere le immagini in cui venivano stuprati”.

Un liceale di 18 anni, ha raccontato che uno dei suoi insegnanti l’aveva minacciato di bocciatura, a meno di non mettersi d’accordo per prestazioni sessuali in cambio di bei voti: “Mi diceva ‘non ti servirà più studiare, sarai comunque promosso’. Le vittime migliori erano i ragazzi che arrivavano da famiglie povere”. Un 17enne di Tamim, sarebbe in possesso di alcune registrazioni di conversazioni avute con il preside della sua scuola: “Mi ha detto che mi amava e voleva fare sesso con me”. Tutta la scuola sapeva che il preside aveva attrezzato una stanza nella biblioteca scolastica dove molestava gli studenti maschi dopo la scuola e nei fine settimana. La denuncia dei genitori del giovane ha fatto sì che il preside fosse licenziato, ma ora ricopre una posizione di rilievo presso il Ministero dell’Istruzione afghano.

Secondo un portavoce del dicastero, Nooria Nazhat, “Se ci sono accuse, reclami o segnalazioni sul nostro personale, le autorità giudiziarie hanno il compito e la responsabilità di indagare e punire secondo la legge chi si comporta in modo inappropriato. Ma abbiamo 220.000 insegnanti e non siamo in grado di controllare tutta la loro vita”.

Diversi insegnanti denunciati alla polizia sarebbero stati rilasciati poco dopo, senza alcuna accusa. In compenso, l’organizzazione umanitaria che indaga sul giro di pedofilia avrebbe ricevuto numerose minacce di morte, ma non ha alcuna intenzione di mollare: “L’impunità, leggi assurde e la povertà delle vittime giocano un ruolo fondamentale nell’omertà che avvolge questi crimini. Le vittime provengono dalle fasce più emarginate della società, non hanno alcuna voce e pochissimi sono coloro disposti ad ammettere di aver subito violenza”.

Secondo Patricia Gossman, direttrice per l’Asia di Human Rights Watch: “Esiste una sorta di impunità per lo stupro minorile perché molto spesso i responsabili sono uomini potenti, militari, poliziotti o alti dirigenti statali. Anche se la pratica è stata criminalizzata, troppo spesso la legge non viene applicata”.

L’abuso sessuale maschile è molto diffuso in Afghanistan e le vittime raramente raccontano l’accaduto, perché qualsiasi attenzione o processo successivo può rovinare l’onore della famiglia. “Spesso, le famiglie incolpano le vittime della violenza sessuale invece che i responsabili, non credendo possibile che figure autorevoli possano arrivare a tanto. Questo è il motivo per cui quest’anno non c’è stato un solo processo per stupro maschile e pochi, se non addirittura nessuno, sono quelli degli anni passati. Ma se i bambini non vengono aiutati per tempo ad affrontare un’esperienza fortemente traumatica in cui sono spinti addirittura ad incolpare se stessi, nel giro di pochi anni possono trasformarsi in soggetti violenti affetti da disturbi psichici. Ma i casi sono così numerosi che non c’è alcuna possibilità di aiutare tutti: circa 25 famiglie di ragazzi abusati si sono trasferite in province diverse, ma centinaia di altri non hanno i mezzi per farlo”.

La popolazione afghana, che conta 37 milioni di persone, continua a mancare di supporti psicologici, e più di 18 anni di guerra hanno lasciato gran parte del paese devastato, con lo Stato talebano e quello islamico che continuano a guadagnare territorio. È difficile dire con certezza quanti ragazzi siano stati maltrattati: “La pratica è ancora molto diffusa. In ogni classe in cui siamo stati, qualcuno ha alzato la mano ammettendo di essere stato vittima di abusi sessuali e violenze. Ma fuori dall’aula, negano tutti”.

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