Si aprono le porte della galera per tre giovani attivisti di Hong Kong

| Joshua Wong, Ivan Lam e Agnes Chow si sono dichiarati colpevoli nel corso del processo a loro carico per una manifestazione non autorizzata. Rischiano 5 anni di galera ma assicurano: “Non molleremo”

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Joshua Wong, l’attivista pro-democrazia di Hong Kong e due suoi compagni, Ivan Lam e Agnes Chow, sanno bene che davanti a loro si stanno per spalancare le sbarre di una prigione. Nel corso del processo a loro carico hanno scelto di dichiararsi colpevoli per l’incitamento e l’organizzazione di una manifestazione non autorizzata davanti al quartier generale della polizia di Wang Chai, nel corso delle proteste di massa dello scorso anno.

Davanti ai giornalisti, in una conferenza stampa improvvisata, Wong si è detto certo di una probabile condanna a cinque anni di reclusione. Ma visto che i presunti reati si sono verificati nel giugno del 2019, prima che la Cina promulgasse la legge sulla sicurezza nazionale, i tre riusciranno a evitare una potenziale condanna all’ergastolo.

“Noi tre abbiamo deciso di dichiararci colpevoli di tutti capi d’accusa, e non sarà una sorpresa se saremo immediatamente reclusi. Continueremo a lottare per la libertà, non è questo il momento di inchinarci a Pechino e arrenderci. Siamo convinti che che né le sbarre della galera, né il divieto di elezioni, né altri poteri arbitrari ci fermeranno dall’attivismo. Quello che stiamo facendo è spiegare il valore della libertà al mondo, tanto da essere disposti a sacrificare la nostra libertà”. I tre sono stati trattenuti in custodia cautelare fino al 2 dicembre, quando sarà emessa la sentenza.

Nel corso delle proteste del 2019, il quartier generale della polizia di Hong Kong è stato più volte bersaglio dei manifestanti, e Wong, Lam e Chow sono stati accusati di aver guidato, incitato e partecipato ad una di queste proteste.

Il più conosciuto dei tre, Joshua Wong, è stato coinvolto nel movimento per la democrazia di Hong Kong per anni e ha già scontato diverse condanne a pene detentive più brevi. Il 24enne è salito alla ribalta per la prima volta come leader studentesco del “Movimento degli ombrelli” del 2014, e ha anche sostenuto la nuova ondata di proteste che ha scosso Hong Kong nel 2019, portando Pechino a introdurre una nuova legge sulla sicurezza che prevede pene severe per gli atti di secessione, sovversione e collusione con le forze straniere.

Prima di comparire in tribunale, Agnes Chow ha scritto su Facebook che, sebbene “mentalmente preparata”, si diceva spaventata in vista di una possibile pena detentiva, ma che avrebbe “fatto del mio meglio per affrontarla coraggiosamente. Se questa volta sarò condannata, sarà la prima volta nella mia vita in cui finirò sarò in prigione. Ma rispetto a molti miei amici, ho sofferto molto poco”.

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