"Sono catalano, torno per votare No l'unità del Paese è un valore importante"

| La comunità spagnola in Piemonte alla vigilia del referendum per l'indipendenza della Catalogna

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"Perché voterò NO? Perché per me l'unità della Patria è un valore in cui credo. Sono catalano e rientrerò a Barcellona per il referendum, i miei amici sono quasi tutti indipendentisti ma non sono d'accordo con loro, pur senza nessun fanatismo". Nicolas Duarte ha 36 anni e vive da tempo in Piemonte. Lavora per una multinazionale, è un tifoso del Barcellona e le vacanze "le passo a casa da anni, in un sobborgo della capitale - dice - che per me è il posto più bello del mondo". Ma se il referendum è dichiarato illegale dal governo centrale, perché votare? "La ragione è semplice, il Si prevarrà con alte percentuali ma almeno chi non è d'accordo ha la possibilità di esprimere una sua opinione, e dunque, come tanti altri catalani, se i seggi saranno aperti ci andrò".

Intolleranza. Vero o no che c'è un clima non piacevole nei confronti di chi vorrebbe restare in una nazione unita? "Non esattamente. Lo è per chi ostenta una fede contrapponendola a un'altra. Certo, se qualcuno espone la bandiera nazionale fuori dalla finestra, si espone a gesti di intolleranza, sino ad ora, a parte qualche caso, è stata solo verbale. O se vai a parlare in castigliano (lo spagnolo ufficiale, ndr) nelle enclavi più indipendentiste, non risulterai simpatico, ma non vi immaginate niente di così grave". Nicolas ha frequentato scuole dove il castigliano è insegnato come una lingua straniera, parla abitualmente in catalano e la sua cultura è profondamente radicata nei valori e nelle abituddini locali. Ma giudica negativamente il tifo contrario ai colori spagnoli dei catalani nelle partite della nazionale e in pari modo i fischi ai giocatori catalani da parte del pubblico spagnolo. "Intanto la nostra storia si intreccia nei secoli e la conquista dell'unità del Paese è un valore a cui non si può rinunciare. Ma immaginiamo che la classe dirigente catalana insista ancora con la "Catalexit", quante aziende se ne andranno? L'Europa chiuderà i finanziamenti e i sostegni ai contadini e alle imprese, ci sarà un arretramento generale. La Catalogna deve riaprire un dialogo con il governo centrale per ottenere invece ulteriori possibilità di crescere economicamente, come la creazione di di infrastrutture che non abbiano più solo Madrid come epicentro ma anche Barcellona. Credo in una vera autonomia, che siano restituiti ai Catalani i soldi delle tasse che pagano di più rispetto ad altre regioni". Che succederà domani? "Non lo so, sappiamo che alcuni seggi sono presidiati, che il governo ha mandato la Guardia Civil a chiudere i centri telematici, che ci sono denunce e azioni di polizia. Questo non va bene, e non va bene il clima di radicalizzazione. Il governo centrale agisce però nel rispetto della Costituzione e delle leggi, gli indipendentisti cercano lo scontro finale. Per questo vado a votare, ci sono tante persone che sono contrarie a lasciare la Spagna, ci vuole una testimonianza coraggiosa anche se sarà inutile".


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