Starbucks chiude per corsi antirazzismo

| Il 29 maggio, tutti i locali negli Stati Uniti rimarranno chiusi: motivo, una giornata in cui ribadire le policy, i comportamenti e i principi fondanti del colosso

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“Chiuso per corso di aggiornamento antirazzismo”. Potrebbe essere questo, il cartello esposto il prossimo martedì 29 maggio all’ingresso degli oltre 8mila “Starbucks” d’America. Una decisione epocale e populista per tentare di chiudere a doppia mandata le polemiche scatenate dal “caso Philadelphia”, dove due afroamericani sono stati arrestati dalla polizia senza alcun motivo, solo perché secondo i dipendenti avevano utilizzato il bagno senza consumare nulla. Il video che riprende gli agenti ha fatto il giro del mondo, mettendo insieme 9milioni di visualizzazioni.

Immediato, come prima reazione, l’allontanamento del direttore del locale di Philadelphia, seguito da una dichiarazione ufficiale del gruppo: “I nostri locali sono nati per essere delle comunità in cui si entra anche solo per accedere alla rete wifi e lavorare al computer, senza per forza essere costretti a consumare. È da sempre lo spirito con cui abbiamo concepito il format di Starbucks”.

Ma questo non basta ancora, perché casi simili in America possono costare molto cari, specie se si traducono in velocissimi passa parola che invitano a boicottare i locali fino a mandarli a gambe all’aria. Da qui la decisione di Kevin Johnson, numero uno del colosso del caffè, che ha preteso un giorno di sosta per i 175mila dipendenti, con obbligo di partecipare ai corsi antirazzismo interni in cui ribadire e specificare le policy comportamentali del gruppo.

Starbucks nasce a Seattle nel marzo del 1971 dall’idea di Howard Schultz: un locale che offra caffè e prodotti di pasticceria diventando un luogo di ritrovo per studenti. L’azienda prende il nome del primo ufficiale di coperta di “Moby Dick”. Attualmente, la catena è presente in 67 paesi con circa ventimila locali, di cui oltre 12mila negli Stati Uniti.

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