Grenfell Tower, inferno andata e ritorno

| La peggiore strage del Regno Unito non ha ancora colpevoli: da poco si sono aperte le udienze della commissione d’inchiesta, ma in carcere restano quattro persone, per reati minori. Perfino la May ha chiesto scusa

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La notte del 14 giugno 2017, un anno fa esatto, un incendio divampa all’interno della “Grenfell Tower”, un grattacielo di 24 piani nel quartiere di North Kensington, a Londra. Sul posto accorrono 250 vigili del fuoco e 45 autopompe, ma non c’è niente da fare: i 64 metri della torre diventano un tizzone ardente che brucia per giorni, intrappolando 87 persone. Fra queste anche Marco Gottardi e Gloria Trevisan, due ragazzi italiani che avevano scelto di trasferirsi a Londra per costruire una vita insieme. Restano bloccati al 23eseimo piano: i loro corpi saranno riconosciuti ufficialmente soltanto due mesi dopo.

È un mare di polemiche e accuse che travolge l’intero Regno Unito: si scopre che alla faccia di ogni regola, comprese quelle del buon senso, i rivestimenti esterni della Grenfell, il “grattacielo dei poveri”, immerso in un quartiere fra i più eleganti di Londra, erano stati realizzati con materiali altamente infiammabili. Viene creata una commissione d’inchiesta e da un anno a questa parte si moltiplicano le manifestazioni dei sopravvissuti, che non accettano ritardi e verità di comodo. Da pochi giorni si sono aperte le primissime udienze, con le foto della cucina dell’appartamento numero 16, dove è divampato l’incendio. Sotto accusa finiscono anche i vigili del fuoco, che fra la mezzanotte e 54 minuti e l’una e 26 hanno intimato ai residenti di rimanere chiusi in casa: l’ordine di evacuazione sarebbe arrivato soltanto alle 2:47, quando fuggire era ormai impossibile. Al momento, solamente quattro persone sono state arrestate per reati collegabili all’incendio, ma le accuse nei loro confronti sono molto labili: falsa testimonianza, o poco di più.

Poche ore fa, l’Evening Standard ha pubblicato una lettera di Theresa May, in cui il premier chiede perdono a superstiti e familiari delle vittime per non averli incontrati dopo il rogo.

Il giorno successivo, mentre ancora la colonna di fumo oscurava il cielo di Londra, nasceva spontaneamente il “prayer wall”, un muro che diventa il simbolo della tragedia della Grenfell: lettere, fiori, peluche e foto si accumulano. A dare il via è Jamie Sewell, volontario di un’associazione che da tempo si occupa di salvare i giovani dalle strade. Mentre ancora la Grenfell sta finendo di bruciare, Jamie e i suoi colleghi corrono ad acquistare dei pannelli che possano servire a chi cerca notizie di amici e parenti di cui non sa più nulla. Il giorno dopo, sui pannelli bianchi non c’era quasi più posto: migliaia di messaggi, pensieri, dediche, insieme a oggetti di ogni tipo. Il prayer wall diventa un santuario improvvisato, il posto dove andare a piangere chi non c’è più.

Lo stesso bisogno di fare qualcosa tocca Naeem Brisco, dirigente di un’azienda di design che si sveglia sentendo nell’aria un forte odore di bruciato. Non ci pensa un istante: corre verso l’inferno della Grenfeel e organizza una catena umana di prima assistenza portando acqua e abiti puliti. Maryam Adam viveva nella Grenfell, nell’appartamento accanto a quello dove è scoppiato l’incendio: sono le urla dell’inquilino a svegliarla. Corre via in tempo, si salvano tutti, anche il bimbo che ha in grembo. Arrivare alla Grenfell per lei era stato un successo: dopo gli anni della povertà in Sudan, nel 2008 era riuscita insieme al marito e ai figli a raggiungere Londra. Ora non ha più nulla: tutto da capo. Ma non è quello che le rode l’anima: “Quando vedi qualcuno che chiede aiuto e capisci non puoi fare nulla per lui, in qualche modo ti senti morire anche tu”. Oggi vivono in un alloggio temporaneo, insieme ad altre famiglie. Aspettano, ma non sanno neanche loro cosa.

Anche in Italia, per due famiglie, la vita quella notte è cambiata per sempre. Daniela Burigotto, la mamma di Marco Gottardi, ha trasformato la storia di suo figlio e di Gloria, la sua fidanzata, ne “Il cavaliere e la principessa”, una fiaba. “È la storia di un bambino che diventa cavaliere perché ha forza e coraggio. È la storia di Marco, un bambino molto buono”.

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