Tamagotchi is back!

| Il pulcino virtuale di cui prendersi cura, "must have" degli anni Novanta, sta per tornare, ma i compiti dei "badanti" umani non cambiano: comprarlo significa fare attenzione ad ogni sua esigenza, morale e materiale

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Nel 1996, la Repubblica Ceca entra nell'Unione Europea, un disastroso incendio distrugge "La Fenice", il prestigioso teatro veneziano, si sciolgono i "Take That", la boy-band più celebre del momento, e Damon Hill è campione del mondo di F1. Eppure, la notizia dell'anno non è fra queste, perché il 1996 è quello della nascita del "Tamagotchi", il giochino elettronico da passeggio che richiede impegno e costanza, visto che bisogna occuparsi di un esserino che ha bisogno di tutto, pena morire di stenti. Proprio l'ultimo passaggio, in Italia darà il via a polemiche infinite, capitanate dal capogruppo dei Verdi alla Regione Lazio, che chiede di sequestrare su tutto il territorio nazionale un gioco considerato altamente diseducativo.

Quasi inutile aggiungerlo, alla faccia dei benpensanti, il Tamagotchi diventa la mania del momento: impossibile non averne almeno uno in tasca, spacciando trucchi, consigli e piaceri con gli amici afflitti dallo stesso morbo. Nell'arco di poco più di un decennio, fra il 1996 ed il 2007 arrivano in commercio ben 37 versioni - senza contare l'infilata di videogiochi e pellicole - per un totale di 82 milioni di pezzi venduti in tutto il mondo.

E dire che tutto si deve ad Aki Maita, giovane e timida programmatrice giapponese che propone l'idea alla "Namco Bandai", una holding nipponica lesta a intuire profumo di valuta straniera. Tutto si basa sulla parabola esistenziale di un pulcino, almeno secondo la diceria italiana, anche se in realtà si tratta di una minuscolo "virtual pet" alieno di una specie non meglio definita, che nel nome mescola due termini, uno giapponese e l'altro inglese: "tamago", l'uovo, e "watch", l'orologio. Farlo sopravvivere richiede impegno e un minimo di allenamento con gli unici tre tasti a disposizione: bisogna dargli da mangiare, giocarci, spegnergli la luce per farlo dormire, curarlo se si ammala, pulirgli i bisogni, pesarlo, sgridarlo quando è ora e controllare se è felice o triste, perché sarà solo un insieme di impulsi elettronici, ma rischia l'esaurimento e perfino la depressione.

Ma dopo essere svanito nel nulla, Tamagotchi è pronto a tornare. Ad annunciarlo la "Bandai Namco", nuova ragione della medesima azienda di allora, che per celebrare i vent'anni del loro più grande successo commerciale, sta per immettere sul mercato una nuova generazione di pulcini virtuali. Al grido di "Tamagotchi is back", l'invasione è ripartita dagli scaffali dei negozi giapponesi, dove si vende a circa 15 euro, seguita a ruota da quelli americani, che dagli inizi di novembre possono tornare a curare il pulcino che pulcino non è.

Il Tamagotchi 2017 è più piccolo e disponibile in sei modelli diversi, ma con la stessa confezione di vent'anni fa e i medesimi tre tasti con cui gestire ogni cosa, dalle coccole a problemi di stitichezza.

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