Tragedia d'Arolla, la verità dai superstiti

| La polizia svizzera del Vallese sta per interrogare i superstiti della tragica escursione Chamonix-Zermatt. Due sono ancora in gravi condizioni, gli altri in ripresa. Passo avanti verso la verità. Tre francesi e una tedesca

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Gli investigatori della polizia del Vallese hanno sentio tutti e sette i superstiti della tragica spedizione  Chamonix-Zermatt in cui hanno perso la vita sette persone: la guida alpina Mario Castiglioni, la moglie Kalina Damyanova, i coniugi di Bolzano Marcello Alberti e la moglie Gabriella Bernardi, l'insegnante sempre di Bolzano Elisabetta Paolucci, il comasco Andrea Grigioni e la parmigiana Francesca Von Felben. Sette i sopravvissuti: Tommaso Piccioli, 50 anni, di Rimini, quattro francesi, uno svizzero e una tedesca. Il superstite svizzero, del Canton Ticino, ha 72 anni ed è ricoverato ancora  in serie condizioni, ha chiarito il portavoce della polizia cantonale del Vallese Markus Rieder. In ripresa anche il gruppo dei francesi, una donna di 56, altri tre (due uomini e una donna di 58, 57 e 55 anni) e una tedesca di 48 anni. Non appena le loro condizioni di salute lo consentiranno, saranno interrogati dagli investigatori che oggi hanno un quadro molto più preciso di quanto potrebbe essere avvenuto la mattina del 30 aprile, quando il gruppo di 10 italiani, svizzeri e tedesci, guidati dalla Mario Castiglioni, e 4 scialpinisti francesi partirano dal rifugio Cabannes Des Dix per compiere la quarta tappa dell'Haute Route Chamonix-Zermatt. Alle 5,30 la visibilità era buona anche se il meteo annunciava un peggioramento per la tarda mattinata. Castiglioni decideva di proseguire il rifugio Nacamuli nella Valpelline, più lontano ma con un percorso a quote più basse, i francesi verso le Cabanne del Vignettes (nella foto d'apertura), assai più vicino in linea d'ara e meta naturale di questo percorso. Alle 9,30 la tempesta, con la visibilità ridotta a zero e l'incubo che ci chiuderà solo 21 ore dopo, con un bilancio tragico. Ecco, ai superstiti del gruppo Castiglioni verranno poste le domande chiave dell'inchiesta, in merito al tipo di attrezzature con cui erano partiti, se c'erano o no i Gps e chi li aveva, poi i dispositivi digitali di allerta e segnalazione, le mappe, le bussole e i satellitari. Perchè Castiglioni, come affermano le guide svizzere, non ha tentato di scendere il più in basso possibile per sottrarsi alla furia rabbiosa del whiteout; se il titolare del rifugio Nacamuli fosse stato avvertito o no del loro arrivo. Particolare non da poco. Il gruppo avrebbe dovuto arrivare sul versante italiano, in condizioni normali, attorno alle 16. In caso di ritardo, avrebbe potuto così dare l'allarme per le ricerche, cosa che non avvenne. L'inchiesta avrà un'importanza fondamentale anche per gli aspetti assicurativi; tutti gli sci-alpinisti risultano infatti assicurati, fatto previsto dalla quota individuale di 1200 euro che avevano pagato, attraverso i contatti di Betti Paolucci, alla Mlg Mountain di Chiasso. C'è poi da valutare la posizione dell'unico superstite italiano, tommaso Piccioli, che ha pesantemente criticato il comportamento della guida scomparsa poi nella notte, per cercare il sentiero per il rifugio, e ritrovata cadavere non distante dal gruppo. 

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