Turismo1/Nizza, un anno dopo resta il sangue di 80 innocenti

| Ad un anno esatto dalla strage terroristica, la capitale della Costa Azzurra ha faticato a riprendersi. Oggi, la Promenade des Anglais è forse il lungomare più blindato del mondo, anche se non sembra

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GERMANO LONGO
Reportage
Il sangue macchia, non va via. Un anno fa, la mattina del 15 luglio, l'asfalto della Promenade des Anglais, a Nizza, ne era pieno. Era appena passata la notte più devastante nella storia recente di Francia, quella impressa nella memoria di tutti e nei fotogrammi dei turisti che avevano appena ripreso i fuochi d'artificio del 14 luglio, finendo per testimoniare la folle corsa del tir lanciato sulla gente da Mohamed Lahouaiej Bouhel, 31 anni, il terrorista di origini tunisine freddato dalla polizia dopo aver travolto tutto quello che incontrava.


Avevano cercato per tutta la notte di cancellarlo - quel sangue - di pulire, ma ormai era sceso in profondità, aveva intriso l'asfalto. È stato così per giorni, quegli stessi giorni in cui la capitale della Costa Azzurra contava uno dopo l'altro i propri morti, 86, scoprendo la triste consapevolezza di un'equazione ancora tutta da smontare: Nizza sta alla Francia come Molembech sta al Belgio.

Da allora è passato un anno esatto, e per traghettare nei ricordi più indelebili quella notte, a Nizza è arrivato anche Macron, il presidente ragazzino, che dall'enorme palco su Place Massena ha sentenziato quello che tutti i politici ripetono: "Non ci faremo intimidire". Ma un conto sono le parole, un altro svegliarsi una mattina e scoprire di dover dividere la Promenade des Anglais con pattuglie di soldati in mimetica, armati fino ai denti. Un po' intimiditi ci si sente, perché da questa parte del mondo certe cose non sono normali. O meglio, non lo erano.

Nizza in quest'anno è cambiata, il prezzo pagato la notte del 14 luglio 2016 si sente ancora nell'aria, e provare dimenticare non è facile: se bastasse un anno per ogni vittima servirebbe quasi un secolo.

Da mesi è sparito il mausoleo spontaneo di place Albert Premiere, un mare di messaggi, peluche, bandiere, sassi e pensieri diventato la penosa meta di chi lo scorso anno passava da Nizza. E anche la "Prom", la spettacolare passeggiata dove un tempo sfrecciavano le decapottabili dei divi di Hollywood, ha cambiato faccia, ma in modo discreto, perché questa città vive di turismo e ai turisti non piace sentirsi in zona di guerra: stonano fino a urlare, le infradito e gli anfibi militari.

Ma qualcosa bisognava fare, era necessario, perché le falle nell'apparato di sicurezza di quella notte e la facilità con cui il tir ha zigzagato fra la gente dovevano servire da lezione. Provare a ripetere qualcosa di simile, oggi, sarebbe impossibile: un lungo cavo di acciaio intrecciato corre lungo la Prom, e ogni due metri un palo entra nel terreno per diversi metri. Tutto è dipinto di bianco, non dà nell'occhio e sta perfino bene, a pochi passi all'azzurro del mare. Ma l'imperativo era fare in modo che a nessuno venisse più in mente di imitare la folle corsa di Mohamed Lahouaiej Bouhel.

Oggi, dopo Macron, dopo le bandiere, le parate e le parole, Nizza è di nuovo sola, come ogni anno piena di turisti che scendono in spiaggia a pochi metri da dove dei fiori ricordano che lì è morto qualcuno. Nell'aria ci sono polemiche, per le foto raccapriccianti pubblicate da "Paris Match" e per le parole dei familiari delle vittime, un po' abbandondati al loro destino da una città costretta a dimenticare nel nome del solito spettacolo che deve continuare.

Certezze, da queste parti, nessuna, a parte forse una, l'unica: Mohamed Lahouaiej Bouhel, un anno fa, è riuscito a sverniciare per sempre il 14 luglio, la festa più amata dai francesi. Quel giorno, a Nizza, non sarà mai più una festa.

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