Un speranza anche per Manuel

| Un clinico svizzero ha elaborato una tecnica per tentare si superare le lesioni midollari con la tecnica "Stimo". Alcuni pazienti hanno ripreso a camminare. Il caso del nuotatore azzurro sarà esaminato

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Grégoire Courtine, professore del Politecnico Federale di Losanna, il cui gruppo di ricerca ha ideato la tecnica wireless per "guarire" le lesioni midollari, insieme a Jocelyne Bloch del Policlinico Universitario di Losanna, è ottimista. Forse potrà aiutare Manuel Bortuzzo a tornare a camminare: "E' prematuro parlarne - ha detto Courtine, che domani presenterà i risultati aggiornati della metodologia innovativa in un convegno alla Fondazione Santa Lucia IRCCS - ma potenzialmente Manuel potrebbe rispondere al trattamento". Il prossimo anno verrà infatti avviata la sperimentazione della tecnica su pazienti con lesioni spinali recenti e si potrebbe ipotizzare di valutare, se le verifiche del caso ne confermeranno l'opportunità, l'eventuale inserimento di Manuel in questa sperimentazione. Courtine ha tenuto a precisare che si tratta solo di un'"ipotesi" e di non aver conosciuto personalmente Manuel. Ha inoltre sottolineato che il caso di Manuel è "complesso", poichè la lesione spinale è stata determinata da un proiettile. "Sulla base dei dati ad oggi noti, Manuel potrebbe rientrare nella tipologia di casi potenzialmente rispondenti al trattamento". I risultati finora ottenuti con la tecnica definita Stimo (STImulation Movement Overground), che veicola impulsi di stimolazione elettrica midollare attraverso un impianto senza fili, lasciano infatti ben sperare: altri tre pazienti paraplegici hanno ricominciato a camminare in modo autonomo grazie all'utilizzo della stimolazione wireless. Nel 2018 il gruppo di ricerca svizzero, in uno studio su Nature, aveva annunciato per la prima volta i risultati della sperimentazione che aveva permesso alle prime tre persone paraplegiche di tornare a camminare. Ad oggi sono quindi 6 i pazienti che hanno recuperato la funzionalità delle gambe paralizzate. "Abbiamo dimostrato - spiega Courtine - un miglioramento della funzione neurologica in questi pazienti e ciò è sorprendente. Per 2 dei 6 pazienti, inoltre, si è registrato un miglioramento del controllo della funzionalità degli arti anche quando la stimolazione elettrica veniva spenta". Il prossimo passo, annuncia, "sarà migliorare i dispositivi, rendendo la tecnica più fruibile. Attualmente la stimolazione è fatta posizionando un pace-maker a livello lombare nel paziente, ed un'antenna posizionata sull'addome invia il comando di stimolazione midollare. L'operazione è controllata da un piccolo tablet. L'obiettivo è arrivare ad inviare il comando di stimolazione attraverso Iphone o Iwatch".

 

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