Vulcano Whakaari: è una strage

| Non ci sono più speranze di ritrovare ancora in vita gli otto dispersi, quasi tutti turisti in visita sull’isola neozelandese. Cinque le vittime accertate, più diversi feriti ricoverati in gravi condizioni. Le loro storie

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La drammatica conferma del vice capo della polizia John Tims è arrivata nel tardo pomeriggio di ieri: “Sulla White Island non ci sono più segni di vita. Riteniamo che le persone che potevano essere recuperate ancora in vita siano ormai tutte in salvo”. In altre parole, di ritrovare ancora in vita i dispersi non c’è più alcuna speranza. Il bilancio provvisorio è fermo a cinque corpi recuperati e otto ancora da individuare, con 34 persone tratte in salvo.

La premier neozelandese Jacinta Arden è arrivata sul posto e in un’affollatissima conferenza stampa ha fatto il quadro del momento: “Vi preghiamo di tenere presente che si tratta di una situazione in evoluzione: crediamo che negli istanti dell’eruzione circa 100 persone si trovassero sull’isola o negli immediati dintorni. Di queste, almeno 30 sarebbero passeggeri della “Ovation of the Seas”, la nave da crociera che aveva attraccato su White Island per l’escursione”. Secondo la polizia neozelandese, 47 turisti si trovavano sull’isola quando il vulcano è esploso: 24 provenivano dall’Australia, nove dagli Stati Uniti, due britannici, quattro tedeschi, cinque dalla Nuova Zelanda, due dalla Cina e uno dalla Malesia.

La Royal Carribian, la compagnia di navigazione proprietaria della nave da crociera ferma nella rada di White Island, ha diffuso una nota in cui si dice “devastata”: sta inviando sul posto personale e collaborando attivamente con le autorità per dare supporto ai passeggeri e alle loro famiglie. Ma le operazioni di soccorso sono ancora ferme: dopo le tre violente eruzioni esplosive di ieri la situazione sull’isola, confermano le autorità, “è estremamente pericolosa, e non possiamo rischiare altre vittime”.

Le vittime

Anthony e Kristine Langford, insieme ai loro figli Jesse, 19 anni e Winona, di 17, australiani di Sydney, risultano negli elenchi degli scomparsi. Doveva essere il viaggio di famiglia per festeggiare la laurea di Jesse: il preside dell’università frequentata dal giovane, Tony Duncan, ha inviato un’email agli altri studenti: “È con grande dolore che posso confermarvi che diversi membri della grande famiglia del “Marist North Shore” sono scomparsi a seguito del disastro del vulcano di White Island. Preghiamo per Jesse Langford, uno dei nostri migliori studenti degli ultimi anni”.

Gavin Dallow, 52 anni, sua moglie Lisa Hosking, 48 anni, e loro figlia Zoe, 15 anni, di Adelaide, si erano imbarcati per una crociera di due settimane che sarebbe terminata il 16 dicembre. A confermare la loro presenza sulla White Island il padre di Gavin Dallow, Brian: “Sappiamo che erano lì, ce l’avevano raccontato loro poco prima di sbarcare con una telefonata: erano tutti molto eccitati all’idea di vedere un vulcano da vicino. Da quel momento di loro non sappiamo più nulla, ci aggrappiamo ancora alla speranza che siano ricoverati in qualche ospedale”.

Anche Julie e Jessica Richards, madre e figlia di 20 e 47 anni di Brisbane, risultano fra i dispersi. La sorella di Julie ha tentato di rintracciarle chiamando tutti i sette ospedali neozelandesi in cui sono stati ricoverati i feriti, ma senza successo. Julie studiava veterinaria e insieme alla mamma aveva prenotato il tour dell’isola: sarebbero dovute tornare a casa il prossimo fine settimana.

All’appello mancano anche Karla Mathews e Richard Aaron Elzer, ambedue di 32 anni, una coppia di Coffs Harbour, nel nord del New South Wales, e ancora Angelika e Horst Westenfelder, entrambi di 63 anni, di Karlsruhe in Germania: di tutti loro non si sa più nulla da ore.

Fra i dispersi anche due guide turistiche neozelandesi: uno dei due, Hayden Marshall-Inman, lavorava per la “White Island Tours” ed era considerato una “guida molto attenta ed esperta”. L’altra guida scomparsa si chiamava Tipene Maangi, aveva 24 anni.

I feriti

Lauren Urey, 32 anni, e il marito Matthew Urey, 36 anni, una coppia americana in luna di miele, sono ricoverati con gravi ustioni su tutto il corpo. Barbara Barham, la madre di Lauren, ha parlato al Washington Post: “Li avevo sentiti al telefono, mi hanno detto che stavano per salire fino alle pendici di un vulcano. Ricordo che mio marito scherzava con loro: “speriamo non si risvegli mentre siete lì”. Abbiamo riso tutti insieme”. Poche ore dopo, a chiamare è la Royal Carribian, che chiede se per caso avessero ricevuto una chiamata dalla figlia o dal genero. La telefonata per fortuna arriva, qualche minuto dopo: “Volevano avvisarci di essere vivi, erano stati investiti in pieno insieme ad altri turisti da un’eruzione vulcanica e avevano riportato diverse ustioni. Faticavano a parlare perché non riuscivano a stringere il telefono tra le mani”.

Jason Griffiths, un 33enne di Coffs Harbour, era inizialmente elencato fra i dispersi, ma la sua famiglia ha confermato di averlo individuato in un ospedale, dov’è ricoverato.

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