Weinstein, ormai è una corsa alle denunce

| Il punto sul sex-scandal di Hollywood, ormai avviato su binari inaspettati che - come tutte le strade del mondo - finiscono (anche) a Roma

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di GERMANO LONGO
Rassegniamoci, perché degli infiniti rivoli in cui si sta dividendo lo scandalo partito dai pruriti molesti del mega produttore Harvey Weinstein, non leggeremo mai il libro della pura verità, dalla prima all'ultima pagina. Quasi tutti prima tacevano e adesso sgomitano per parlare, è vero, qualcuno a sproposito, altri per svelare episodi risalenti a decenni prima, altri ancora sono perfino capaci di aggiungere pagine nuove, filoni ancora inesplorati che portano sempre lì: sesso in ogni sua forma, depravazione, angolazione e latitudine.

Ma quali e quante celebrità abbiano ceduto, pur di diventare dive, è una notizia che non verrà fuori mai. Simili ammissioni, anche nello scostumato 2017, non sono affatto facili: dire va bene, ci sono stata a letto, ecco perché sono qui, significa immolare la carriera per inseguire l'orgoglio, quel sentimento che secondo il nostro Vasco, "ne ha rovinate più del petrolio". Ultima in ordine di tempo, la denuncia dell'attrice Giovanna Rei che scampò all'aggressione - dice - mettendosi a urlare in un albergo dove era stata attirata dal produttore. 

Ma resta e resterà forse a vita, il sospetto nel guardare bellezze oggi algide e inarrivabili, che ad ogni nuova intervista dichiarano "Non volevo fare l'attrice, non ci pensavo neanche: ho accompagnato un'amica ad un provino e hanno preso me". Ecco, tutto questo, a qualche settimana dall'apertura pubblica del ventre flaccido di Weinstein, è diventato difficile da credere: se quel giorno è stata presa un motivo ci sarà, ci permettiamo solo di aggiungere una nuova voce all'elenco dei meriti. Tutto qui.

Roba che Scott

Poi dal nulla spunta gente come Scott Rosenberg: non un attore e neanche un nome fra i più conosciuti, ma un professionista abituato a stare nell'ombra, uno sceneggiatore che con Weinstein ha lavorato parecchio. Nel volteggiare di dichiarazioni con annesse minacce di denunce per diffamazione che guastano l'aria di Hollywood, lui, semplicemente, ha affidato ad un corposo post quello che il mondo pensa: "Sapevamo tutti ma stavamo zitti perché ci faceva comodo, perché Harvey era comunque grandioso". Un atto d'accusa urbi et orbi che non risparmia neanche se stesso in cui non si fanno nomi e cognomi, ma elenchi che permettono di crearsi una piccola classifica fai da te: "Rivali, capi degli studios, produttori, registi, finanzieri, attori, attrici, agenti, modelle, sceneggiatori, rockstar, giornalisti, ristoratori e politici: ero lì con voi, vi ho visto, voi avete visto me, e non abbiamo fatto niente perché Harvey aveva la stampa in pugno, e chiamare la polizia non sarebbe servito, perché qualche portavoce avrebbe consigliato alle vittime di tacere. E questo perché a noi Harvey dava, dava e dava ancora, e che sarà mai stato, se a fronte di tutto questo ogni tanto faceva il prepotente con qualche modella? Per noi era la gallina delle uova d'oro, una di quelle che nella vita non si incontrano spesso".

Un post pesantissimo che, neanche a dirlo, sopravvive all'aria aperta dei social appena qualche minuto, poi viene rimosso, ma ormai troppo tardi per sperare che la memoria del web non se ne sia accorta.

Roma ancora peggio?

Noi italiani siamo fatti così: se vediamo uno scandalo non resistiamo, e dobbiamo buttarci dentro, anche a costo di rischiare la procedura d'infrazione dall'Europa per eccesso di immoralità.A breve incollatura da Asia Argento, che sembra aver scelto il silenzio dopo aver gettato lo scompiglio nel mondo cinematografaro d'Italì, è la volta di tal Zoe Brock. Una modella australiana con velleità d'attrice che si inserisce nell'elenco di coloro che si accodano. Ancora una volta, il dubbio torna a galla: perché lo facciano solo adesso resta un mistero, ma tant'è. Zoe, bella da mozzare il fiato, nel 1997 incontra Weinstein al Festival di Cannes, e una doccia tira l'altra, lui finisce per lasciarle addosso le impronte digitali. Ma è su un'altra notte, che Zoe aggiunge qualche dettaglio nuovo: a quei tempi, Fabrizio Lombardo, ex numero uno della Miramax Italia e "procaciattore" del produttore zozzone, era felicemente fidanzato con Claudia Gerini. Invitata a Roma a casa dei due, la Brock si vide proporre lo stesso letto, finendo per dormire sul divano, con la colonna sonora di una notte di sesso estremo dei due. Immediata e puntuale la secca smentita della Gerini, che assicura un'azione legale.

Neanche il tempo di digerirla, e al ricco elenco di voci si aggiunge anche quella di Lele Mora, l'ex agente dei divi finito nel vortice di "Vallettopoli" con una condanna per evasione, bancarotta e favoreggiamento della prostituzione. Intervistato nel corso di un programma radiofonico, Lele dixit: "C'era gente disposta a tutto pur di salire nel mio ufficio: avevo la fila di uomini e donne che mi imploravano di essere portate ad Arcore". Ultimo, ma solo per adesso, il parere in materia di Lory Del Santo, intervistata dal programma radiofonico "La Zanzara": "Trovo legittimo fare sesso in cambio di una parte, ma se non è sicuro che mantengano la promessa, allora no". Aggiungere altro, sembra superfluo.

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