JIMENA E YANELA
simboli della separazione

| Due storie virali negli Usa. La foto di Yanela piangente era sulla copertina del Time Magazine ma è stata sempre con sua madre. Jimena ha imparato a memoria il numero telefonico della zia, poi diffuso in un audio tv. E ora è in salvo

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Sette minuti dura il video (qui allegato) sulla storia di Alison Jimena Madrid. Vale la pena di ascoltarlo tutto, mentre Jimena ripete la sequenza dei numeri della sua salvezza. Non è tempo perso. Questo documento vale più di un reportage su cosa significa davvero, nei fatti, applicare norme, diciamolo senza mezzi termini, disumane su una materia delicata e controversa come quella dell'immigrazione clandestina. La bambina era detenuta in un centro della polizia di frontiera Usa, appena separata dalla madre. Era riuscita a memorizzare il numero di telefono della zia che vive a Houston, Texas, e così ha potuto riunirsi con parte della sua famiglia. Perchè molto spesso i piccoli appena separati non sono in grado di dare indicazioni precise sulle proprie famiglie di provenienza. La politica di immigrazione a tolleranza zero del presidente Trump continua a tormentare la coscienza nazionale degli americani. Sono state identificate due bambine-simbolo, le cui singole storie sono ora al centro della narrazione dei media di tutto il mondo. Yanela, simbolo della crudele separazione dai genitori in realtà non lo è stata mai, mentre Jimena, grazie alla cantilena per memorizzare il numero di telefono della zia, registrata dai cronisti di ProPublica attraverso le reti dei centri di detenzionee poi diffusa in audio, ha scosso e commosso milioni di persone, creando un precedente di eccezionale importanza. 

LA LIFELINE DI JIMENA

Alison Jimena Madrid


Un’altra bambina, di El Salvador, Alison Jimena Valencia Madrid, 6 anni, è riuscita a sfuggire alla lenta e crudele burocrazia sull'immigrazione e a poi riunirsi con la madre solo perché era riuscita a memorizzare, ripetendolo infinite volte, il numero di telefono di una zia. Alison Jimena Valencia Madrid era stata separata dalla sua famiglia e tenuta in un centro di detenzione a più di 1.200 km di distanza dalla famiglia, ma una reporter della tv ProPublica, Ginger Thompson, ha registrato la voce di Jimena mentre ripeteva il numero ed è riuscita a metterla subito in contatto con la sua famiglia. Una lifeline, una linea della salvezza, per la piccola. Così la cronista ricostruisce la storia. Giorni fa, un contrabbandiere di vite umane, stava per accompagnare in auto Cindy, la mamma, e Jimena oltre il confine Usa. La mamma, esausta e preoccupata, ha chiamato le sue sorelle a Houston, ultima tappa dopo un mese di viaggio, con partenza da El Salvador.  Una le ha detto: “Assicurati che Jimena memorizzi il mio numero di telefono nel caso in cui tu sia separata da lei lungo il cammino". "Come posso farlo? Non c'è abbastanza tempo”. Le sorelle hanno insistito: "Non sappiamo come. Ma fatelo”. Una settimana dopo, quel numero, impresso nella mente di Jimena come una cantilena, mentre lei e sua madre erano su una imbarcazione sul Rio Grande, è diventato la sua lifeline. Poco dopo aver finalmente raggiunto il Texas il 13 giugno, mamma e bimba erano state arrestate e separate dai funzionari della Border Patrol. Ma  Jimena ricordava il numero di telefono di sua zia nonostante il trauma della separazione e chiedeva invano di telefonare alle zie nel centro di detenzione della Border Patrol. La sua voce è stata però registrata da una troupe di ProPublica, scrive Thompson, “immagine drammatica di ciò che l'amministrazione Trump sta facendo ai bambini”. La voce di Jimena s'è così diffusa ovunque, ascoltata da milioni di volte nelle case ma anche nella sala stampa della Casa Bianca. Sette minuti di audio per cristallizzare “ l'impatto della politica sui bambini, suscitando un unanime sdegno”, osserva ProPublica. "Dopo tutto quello che ha vissuto, la sua ricompensa è che lei è diventata la voce di tutti i bambini che si trovano in quella situazione", ha poi commentato sua zia, una donna salvadoregna che sta chiedendo asilo.

“La strada da percorrere per Jimena e la sua famiglia rimane incerta. Sotto l'attacco di nemici e amici, Trump aveva incaricato le autorità di smettere di separare le famiglie di immigrati. E oggi, i funzionari dell'amministrazione hanno suggerito di annullare la loro decisione di perseguire penalmente ogni immigrato sorpreso ad attraversare illegalmente la frontiera”, scrive la reporter.

Ma tuttavia Trump non ha un piano chiaro per come attuare le sue istruzioni. E ora domina il caos su un sistema di applicazione dell'immigrazione già ampiamente riconosciuto come fallimento, ora che lo stesso sistema si trova di fronte all'arduo compito di riunire queste famiglie. Il caso di Jimena apre una spiraglio su come funziona davvero questo meccanismo. "La cosa più importante è che madre e figlia siano riunite” - ha detto la zia di Jimena - Quello che non vogliamo è perderla".

"Memorizzare il numero di telefono di sua zia ha dato a Jimena un enorme vantaggio su molti dei bambini immigrati che vengono portati illegalmente attraverso il confine dalle loro famiglie, e che non sono abbastanza grandi per parlare o anche ripetere i nomi completi dei loro genitori. Gli operatori consolari e i difensori dei minori dell'America centrale riferiscono che, con la tolleranza zero, una volta che i bambini sono stati fisicamente separati dai genitori, anche le loro cause legali sono state separate burocraticamente. I bambini sono stati trattati come minori non accompagnati, anche se i loro parenti sono stati spediti in altri centri di detenzione statunitensi. Ora che la politica di separazione delle famiglie sembra essere terminata, l'onere del ricongiungimento dipenderà in larga misura dalla capacità dei figli di fornire informazioni che aiuteranno le autorità a identificare chi, e dove, sono i loro genitori", osserva Thompson. L'audio di ProPublica dimostra quanto è difficile questa situazione. Ci sono dodici bambini centroamericani di età compresa tra i quattro e i dieci anni inconsolabili. I funzionari consolari stanno cercando da giorni di ottenere da loro le informazioni necessarie per identificarli ma i piccoli non ne sono in grado. E la riunificazione con le famiglie originarie diventa  per ora impossibile.

IL PIANTO DI YANELA

La reporter del Daily Mail Karen Ruiz ha identificato Yanela Sanchez come la bimba honduregna, la cui immagine, mentre piange al confine, guardando in alto verso i suoi “carcerieri”, è diventata virale in tutto il mondo, finendo anche sulla copertina del Time Magazine. Ruiz è riuscita a mettersi in contatto con il padre di Yanela. Ha ammesso che la famiglia non era mai stata separata. "Ho parlato con il padre della bambina honduregna fotografata piangendo al confine, dice che deve ancora parlare con sua moglie e sua figlia ma rivela che non sono mai state separate e che sono al sicuro", precisa la reporter. Time Magazine ha successivamente rettificato la storia di copertina; suggeriva infatti che la bambina era stata appena separata da mamma e papà. "La bambina non è stata portata via dagli agenti della U.S. Border Patrol; sua madre l'ha presa con se e sono stati portate via insieme", ha specificato il Time.

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JIMENA E YANELA<br>simboli della separazione - immagine 1
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