Il Museo delle Sbronze

| Ha aperto a Zagabria: raccoglie storie e oggetti che rappresentano serate ad alto tasso alcolico di chiunque abbia voglia di donare ai posteri la propria esperienza

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“Bere non è la risposta, ma almeno bevendo dimentichi la domanda”. Così recita un vecchio cartello e polveroso appeso in un pub di Londra da qualche decennio. Ma al contrario, per non dimenticare che la sbronza porta in dote risvegli poco piacevoli e mal di testa monumentali, un piccolo gruppo di amici ha pensato di dedicare a chi alza il gomito una raccolta permanente delle tante stranezze compiute in modo inconsapevole di chi ha bevuto tanto, ma non ricorda nulla.

Il “Museum of Hagovers”, letteralmente il museo delle sbronze, ha aperto da pochi mesi a Zagabria: raccoglie storie, episodi e oggetti strani legati a serate alcoliche, di cui nessuno sa la provenienza. L’idea è venuta a Rino Dubokovic, 24 anni, studente, musicista e appassionato di viaggi, dopo aver ascoltato il racconto di un amico, che il mattino successivo ad una sbronza si è ritrovato in tasca un pedale, senza sapere da dove arrivasse. Il racconto ha fatto scattare nella mente del giovane l’idea di un’esposizione in un cui raccogliere tutto quello di materiale o immateriale fosse il ricordo sbiadito di una notte alcolica. Insieme alla fidanzata, Roberta Mikelic, 24 anni anche lei, studentessa d’arte, Rino ha iniziato a spargere la voce, raccogliendo e catalogando storie, episodi e oggetti, mentre sistemava i locali al numero 8 di Preradovicéca, nel centro di Zagabria.

Le stanze sono, ovviamente, un vorticoso percorso a zig-zag, come è costretto a fare chi ha troppo alcol in corpo: si inizia da un tratto di “strada”, ricoperto da murales e graffiti coloratissimi, per poi passare nella sala degli specchi che distorcono l’immagine riflessa, ancora una volta come gli effetti ottici di chi è ubriaco. Poi si passa agli oggetti, come il pedale della bicicletta: testimonianze pratiche di notti di cui si è persa totalmente la memoria. Il museo è uno spazio aperto a cui chiunque può aggiungere la propria storia, per di più in forma anonima. 

Qualche polemica, l’apertura l’ha sollevata, perché l’idea di dedicare un museo alle sbronze, e quindi in qualche modo dare per buono l’eccesso di alcol, non è piaciuta. In più, dell’ubriacatura si affronta soltanto il risvolto più “divertente” e volendo innocuo, mentre si evitano accenni alle tante vittime che l’alcol continua a mietere per le strade di tutto il mondo. L’ingresso costa 4 euro, ma i bambini non possono entrare.

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