Il giorno in cui è bruciata la musica

| Il New York Times svela che nel gigantesco incendio che 11 anni fa ha distrutto l’archivio della Universal Music, sono andate in fumo mezzo milione di incisioni originali

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Il 1° giugno del 2008, gli immensi archivi della “Universal Music Group” di Hollywood bruciano per ore: un incendio violentissimo impegna decine di squadre dei vigili del fuoco prima di essere domato. Si teme un disastro, ma il colosso della musica chiude ogni dettaglio in un fascicolo “confidenziale” e assicura pubblicamente che tutti i reperti storici e le registrazioni conservate nell’archivio sono state messe in salvo in tempo. I notiziari finiscono per concentrarsi su “King Kong”, una delle attrazioni degli Universal Studios andata in fumo.

Non è andata esattamente così: lo svela 11 anni dopo il disastro un’inchiesta del “New York Times”, che racconta un’altra verità, molto più dolorosa. Quel giorno, 118.230 master originali di capolavori, ovvero un patrimonio fatto da almeno mezzo milione di canzoni, sono andate in fumo, perse per sempre. Ed è facile capire l’entità del danno pensando che sotto l’etichetta “Universal” si sono riunite la “Warner Music Group” e la “Sony Music”, due dei colossi che praticamente avevano sotto contratto il meglio del meglio degli artisti internazionali.

L’inchiesta del NYT fa anche i nomi, dando le misure del disastro: tra le fiamme sono finite le incisioni di album e singoli dei Nirvana, i R.E.M., le Hole, Elton John, John Coltrane, Buddy Holly, Joni Mitchell, Eminem, Cat Steven, Neil Diamond, Bing Cosby, Sonny & Cher, Joan Baez, Aretha Franklin, Ray Charles, Tupac, Janet Jackson, B.B. King, gli Eagles, gli Aerosmith, i Police, i Guns’N’Roses, Mary J. Blidge, Sheril Crow, 50 Cent, Eric Clapton, Chaka Khan, Berry White, Sting, Chuck Berry, Tom Petty, Louis Armstrong e Snoop Dogg. Si parla di album recenti, ma anche e soprattutto di grandi classici come “Rock around the clock” di Bill Haley e “Al last” di Etta James.

Il problema vero, sottolinea il quotidiano newyorkese, è che perdendo gli originali diventa impossibile pensare a riproduzioni rimasterizzate per rendere i brani ancora più fedeli all’originale. E si mormora anche che diversi artisti siano pronti a trascinare il colosso della discografia mondiale in tribunale per valutare i danni economici che derivano dalla perdita dei master.

La Universal, attraverso le pagine di “Variety”, ha commentato l’inchiesta affermando che contiene “imprecisioni, contraddizioni, dichiarazioni fuorvianti ed equivoci sull’entità dell’incendio e dei beni danneggiati. Siamo orgogliosi della nostra musica e malgrado i vincoli che ci impediscono di diffondere i dettagli, l’incendio non hai mai influito sulla disponibilità della musica per future pubblicazioni, né sulle retribuzioni degli artisti”.

Musica
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