Bandakadabra, da Torino all’Europa

| Definiti la “fanfara umana”, portano in giro per l’Italia e l’Europa la loro musica fatta di strumenti che non hanno bisogno di corrente elettrica e clownerie. La racconta Gipo Di Napoli, la mente della band

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Di Germana Zuffanti
Per molti, Torino è diventata la Seattle italiana: un laboratorio a cielo aperto di novità, sperimentazioni e contaminazioni in tutti i campi, anche quello musicale. La musica non è fatta solo di concerti di grandi nomi allo stadio, ma di altre realtà che colorano il territorio e portano colore ed allegria nelle piazze, per le strade, come ai vecchi tempi. La Torino dei circoli e dei locali sì, ma anche quella delle piazze dove si raduna la gente, come nei paesi del centro-sud Italia che ospitano i cantanti, dove la gente balla con loro e ricorda le serate passate a far festa.

Metti poi che tra gli artisti trovi un avvocato che ha posato i codici civili e penali per abbandonarsi alla sua passione, ecco che la musica diventa anche una bella storia da raccontare. I protagonisti sono i “Bandakadabra”, una band che ha fatto della musica da ballare e dei suoni della festa e del jazz il suo marchio di fabbrica. Motore della band è Giuseppe Di Napoli, in arte Gipo, addetto alle percussioni, che ha saputo portare alla ribalta una realtà colorata e ha dato parecchi spunti per far parlare di sé.

Gipo, raccontaci le origini di “Bandakadabra”, nata a Torino e diventata, secondo la definizione di Carlo Petrini, una “fanfara urbana”che sta girando l’Italia e l’Europa con un tour tra strade, palchi, borghi e grandi festival.

La noia. La noia è sempre un grande stimolo. Perché con la noia mi confronto quotidianamente e, per non farmi travolgere, sono costretto a mettere qualcosa tra me e lei. Bandakadabra è una di queste. Poi sono pigro e se non avessi avuto un gruppo musicale con cui viaggiare, probabilmente non mi sarei mai mosso dal mio quartiere. Bisogna amare le proprie mancanze. In fondo, sono vuoti che vogliono solo essere riempiti.

Prima il tour poi lo studio di registrazione: quanto la vostra musica rientra nel panorama commerciale e quanto invece si presenta come una banda anni Trenta, “da passeggio”?

Nel panorama commerciale della musica mainstream, noi non c’entriamo nulla. E tutto sommato non ci dispiace. Quell’universo ti costringe a un livello di stress che non ci interessa. L’ho già detto: in fondo, siamo dei pigri. Siamo un po’ come la brillantina Linetti, un prodotto di bellezza antico ma che ha una sua nicchia di appassionati.

Bandakadabra è stata protagonista durante il Torino Jazz Festival 2019di blitz urbani tra mercati e piazze, accompagnata dall’energia dei ballerini di lindy hop.  Vi definite sul vostro sito “Musiche da ogni dove e per qualunque luogo”. Quale è la vostra idea di street band?

Questa è una definizione come un’altra, una di quelle che si dà “tanto per capirsi”. In realtà, la strada è uno dei tanti spazi in cui ci esibiamo, forse il primo in cui l’abbiamo fatto. Ora suoniamo ovunque: in strada, appunto, ma anche in teatro, sui palchi, e nei club. I nostri strumenti vanno a fiato e muscoli, non serve elettricità. In questo, siamo totalmente ecologici. Greta Thunberg sarebbe fiera di noi.

Alla gente piace la commistione tra danza e musica itinerante o dominano i musical teatrali? C’è spazio a Torino per la vostra musica o sognate una città culturalmente diversa?

Noi sogniamo di vivere bene la città in cui stiamo, e gli spazi siamo abituati a trovarceli. Così come il pubblico. Fare circa 100 date in un anno in tutta Europa, senza essere mai passati, neppure per sbaglio, dai grossi canali di distribuzione musicali, dimostra che le opportunità ci sono, basta andarle a cercare. La città in cui vivi non dovrebbe mai essere uno spazio che ti soffoca ma una dimensione da modificare tutte le volte che sembra non appartenerti più. Torino poi è la città dei cunicoli, e noi abbiamo imparato a conoscerli.

Avete partecipato a festival importanti e collaborato con tanti nomi della musica, siete una realtà divertente e “surreale”.

Surreale nel senso letterale del termine, cioé di chi“evoca e registra le sensazioni del subcosciente al di fuori di ogni controllo esercitato dalla ragione, fuori di ogni preoccupazione estetica o morale”. Non sappiamo se sia davvero così ma ci proviamo. Diciamo che il surreale è l’orizzonte artistico in cui vorremo collocarci. Ci piacerebbe fosse anche un orizzonte esistenziale ma non vogliamo dare l’impressione di amare l’immagine dell’artista un po’ naif che vive fuori dal mondo e non sa neppure pagare le bollette. Noi le bollette le paghiamo eccome. Quanto all’essere divertenti, anche qui non sappiamo se lo siamo davvero. Noi di certo ci divertiamo quasi sempre. Ed è comunque un inizio. Alla gente piace e noi continuiamo.

Ma com’è accolto il suono della Bandakadabra in Italia ed all’estero?

Come in Italia. Alla fine le persone sono più simili di quello che crediamo e le differenze di lingua e culturali non rappresentano quasi mai un ostacolo. Noi non ci limitiamo a suonare, suoniamo e facciamo teatro e nel farlo lavoriamo molto sulla clownerie, un figura capace di suggestionare ovunque. Forse abbiamo scelto questo tipo di approccio proprio per poterci rivolgere a un pubblico ampio. Preferiamo meno spettatori in tante parti del mondo, che moltissimi spettatori chiusi in un unico luogo. D’altra parte, chi fa i palazzetti in Italia c’è già...

Quali le prossime date? Queste....quelle che possiamo annunciare...

Il 27 settembre all’Hiroshima mon amour, a Torino, il 28 a Open Baladin, Roma, il 19 ottobre al Festival Itaca, Parco del Sacro Monte di Crea, Alessandria, il 30 novembre allo Spazio Kor di e Asti e il 12 dicembre a Nizza Monferrato.

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