Come si fa a diventare i Beatles

| Il successo della rock band più famosa al mondo è un insieme di fattori irripetibili, ma sicuramente l’aspetto più importante è la perfetta alchimia tra Lennon e McCartney, che si spinsero l’un l’altro a migliorare sempre

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Di Marco Belletti
Esattamente 55 anni fa, nell’ottobre 1964, quattro ragazzi - il più vecchio dei quali aveva 24 anni - conquistarono il mondo, e non solo quello che ruotava intorno alla musica. Suonavano insieme da sette anni e fino ad allora non avevano riscosso un grande successo, ma quell’anno (complice una tournée negli Stati Uniti) scalarono le classifiche di vendita e divennero in fretta la più famosa e conosciuta rock-band del pianeta.

I Beatles si erano composti a partire dal 1957, quando John Lennon era il leader sedicenne di una band chiamata “Quarrymen”, composta da altri giovani musicisti che sarebbero scomparsi dalla musica senza lasciare tracce. Il 6 luglio di quell’anno il piccolo gruppo musicale studentesco suonò a una festa parrocchiale in un sobborgo di Liverpool, dove si presentò con la sua chitarra un giovane che aveva appena compiuto 15 anni, Paul McCartney, che dimostrò la sua bravura nel suonare la chitarra tanto che John esitò qualche giorno prima di accoglierlo nella band, temendo che fosse più bravo di lui e che potesse soffiargli il ruolo di frontman. Il giovane Paul conosceva più accordi di lui e anche se suonava al contrario (essendo mancino) era davvero un tipo in gamba, e così entrò a far parte dei Quarrymen.

Passò un anno e lo stesso Paul presentò alla band George Harrison, che frequentava la loro scuola ed era di un anno più giovane di lui: grazie alla bravura con cui maneggiava la chitarra non ebbe difficoltà a essere accolto a sua volta nel gruppo.

Iniziò per i tre nuovi amici un lungo e duro periodo di gavetta, che portò alla nascita dei Beatles e al loro completamento nel 1962, quando in sostituzione del batterista Pete Best si aggiunse Richard Starkey, mentre quello che sarebbe diventato per sempre il “quinto Beatle”, Stuart “Stu” Sutcliffe, aveva già abbandonato il gruppo.

Quando la band nel 1961 tornò in Inghilterra dopo una lunga tournée ad Amburgo, Sutcliffe era rimasto in Germania per continuare gli studi artistici e per amore della fidanzata Astrid Kirchherr, la fotografa e stilista che aveva creato il look con cui i Beatles sarebbero poi diventati famosi. L’anno dopo Sutcliffe iniziò a soffrire di forti mal di testa accompagnati anche da svenimenti e per un certo periodo fu colpito da temporanea cecità. Visitato da numerosi medici che tuttavia non riscontrarono nulla di anomalo, le sue condizioni si aggravarono e il 10 aprile 1962 il giovane morì (non ancora ventiduenne) su un’ambulanza che lo portava in ospedale. Ufficialmente la causa della morte fu una paralisi cerebrale dovuta a emorragia nel cervello, ma alla fine del 1963 un esame autoptico mise in evidenza che al momento del decesso nel cervello di Sutcliffe si stava sviluppando un tumore, originato da una frattura del cranio. La sorella di Stuart dichiarò in seguito che Lennon lo aveva colpito violentemente alla testa dopo una lite e che questo colpo avrebbe generato il tumore, fatto che sembrerebbe confermato dal diario manoscritto di Stu - venduto all’asta anni dopo - in cui erano dopo la lite si notavano gravi errori di ortografia, con una frequenza sempre maggiore nel tempo.

Invece, per quanto riguarda Pete, il batterista che non riusciva a legare con gli altri: mentre John, Paul, George e Stu sul palco indossavano abiti uguali, lui suonava in maniche di camicia e fu l’unico a non adottare la nuova pettinatura suggerita da Astrid Kirchherr. Inoltre, si rifiutò di assumere anfetamine (pastiglie di Preludin) che gli altri componenti della band assumevano per mantenere le energie durante i concerti, veri e propri tour de force.

Al suo posto arrivò Starkey che siccome adorava gli anelli fu presto soprannominato Ringo Starr: sicuramente il meno dotato ma certamente quello che - quando la band si sciolse alla fine degli anni Sessanta - riuscì a non litigare con nessuno degli altri tre.

Dopo aver raggiunto il successo, i Beatles subirono una rapida e per certi versi misteriosa trasformazione: la qualità della loro musica e soprattutto dei loro testi migliorò sensibilmente, tanto che iniziarono a essere studiati da critici e appassionati. Sono oltre 2 mila i libri a loro dedicati e negli anni i quattro divennero sempre più influenti e importanti non solo per quanto riguarda la musica, ma anche per la moda e il costume.

La cosa incredibile - secondo Hunter Davies, il biografo ufficiale della band - è che riuscirono a ottenere il loro enorme successo senza nessuna preparazione accademica e soprattutto senza saper né leggere né scrivere la musica. Il cambiamento fu davvero rapido se nel 1962 cantavano “Love Me Do” dal testo banale e ripetitivo, e già nel 1965 crearono un capolavoro come “Eleanor Rigby”, che uscì sull’album “Rubber Soul” e rappresentò la grande svolta nella qualità e nella varietà delle loro composizioni.

E ancora: quei quattro ragazzi sarebbero diventati i Beatles se Brian Epstein non fosse stato il loro manager? O se George Martin non li avesse aiutati a produrre le loro canzoni? Quasi certamente (e il biografo Davies ne è convinto) il successo sarebbe comunque arrivato, perché l’elemento chiave che permise di raggiungere il successo fu la grande amicizia e la serrata competizione tra Paul e John, l’influenza che esercitarono l’uno sull’altro. All’inizio scrivevano semplici canzoni insieme e ci riuscivano bene, cosa che non avvenne con George, maturato più tardi e che non riuscì mai a comporre insieme con Paul e John. La combinazione Lennon/McCartney fu sicuramente il fattore più importante nella storia del rock: la competizione e la continua tensione creativa tra loro li spinse a fare sempre meglio e a osare di più. Forse è questo il segreto del successo di una band che non sapeva scrivere musica ma che scrisse alcune tra le più conosciute e belle canzoni della storia.

L’ultimo brano suonato insieme dai Beatles ha l’evocativo titolo di “The End” e compare nell’album “Abbey Road”, l’ultimo registrato dalla band ma che uscì prima di “Let It Be”, inciso mesi prima, ma abbandonato in un cassetto perché nessuno voleva occuparsene.

Lennon sarebbe stato ucciso l’8 dicembre 1980 a 40 anni da un suo fan, Mark David Chapman, mentre Harrison fu stroncato da un cancro nel 2001 a 58 anni. McCartney e Starr suonano e cantano ancora, ma il successo che ottennero quando erano i “Fab Four” di Liverpool è ormai molto lontano.

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