Eddie Van Halen: the last Jump

| Se n’è andato a 65 anni uno dei più grandi chitarristi della storia del rock. Olandese di nascita, nel 1984 aveva scalato tutte le classifiche mondiali con “Jump”

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Se n’è andato a 65 anni, al St. John’s Hospital di Santa Monica, in California, dov’era ricoverato da quando il cancro alla gola contro cui combatteva da cinque anni si era messo a correre. Eddie Van Halen, una delle leggende della musica rock, chitarrista considerato fra i migliori della storia, aveva accanto la moglie Janie, il figlio Wolfgang e il fratello Alex, batterista della band che avevano creato insieme, scalando ogni classifica del pianeta.

Edward Lodewijk Van Halen era nato il 26 gennaio del 1955 a Nimega, Paesi Bassi, figlio di Jan, sassofonista jazz, ed Eugenia, casalinga. Ha 7 anni quando la famiglia emigra in America, a Pasadena. Convinto di voler seguire la carriera da calciatore, Eddie finisce con l’appassionarsi di musica: studia pianoforte e batteria, poi sente per radio i Beatles e tutto cambia. Imbraccia la chitarra e insieme al fratello Alex seguono come ombre la carriera e il sound dei Led Zeppelin, di Eric Clapton e dei Cream. Nel 1972, l’incontro col bassista Michael Anthony e il vocalist David Lee Roth è l’inizio della leggenda “Van Halen”. La band, che agli esordi si chiamava “Mammouth”, diventa il punto fisso della scena musicale di Los Angeles: quasi ogni sera suonano la “Whisky a Go Go”, fin quando la Warner Bros li nota mettendoli sotto contratto. Il loro è uno stile che nasce dalla scena punk mescolando hard metal e hard rock in un modo che in quel momento non ha eguali. Nel 1984 il fenomeno Van Halen esplode in tutto il mondo con “Jump”, singolo che balza immediatamente al primo posto della “Billboard Hot 100”. È anche una rivoluzione del look – più metallaro – e dello stile musicale che punta verso l’Hair Metal, con l’aggiunta di un uso abbondante del sintetizzatore, ma soprattutto lo scrigno di con uno dei tanti assoli di chitarra di Eddie, da lui stesso definito uno dei migliori che avesse mai realizzato.

Il successo è tale da convincere David Lee Roth a lasciare la band per dedicarsi alla carriera solista. Un “tradimento” che malgrado i tentativi della band di trovare un altro frontman, finisce per dividere e scontentare i fans: Sammy Hangar, ex cantante dei “Montros”, è più dotato vocalmente ma meno istrionico, e da quel momento sarà un alternarsi di crisi, abbandoni e reunion che però aggiungono poco alla leggenda.

Se la band si scioglie come un gelato al sole, il mondo ha già scelto di consacrare Eddie come uno dei più grandi alfieri del “tapping”, la spettacolare tecnica di suonare la chitarra con entrambe le mani sul manico, ma soprattutto diventa leggendaria la meticolosa preparazione di assoli perfettamente ritmati che mostrano un’enorme padronanza dello strumento, del suono e della personalizzazione. Un perfezionismo che continua a fare scuola ancora oggi, per un musicista che ha sempre ammesso di non saper leggere la musica.

Lontano dalle scene Eddie abusa di alcol e droghe, ma anche sul palco non si risparmia, esibendosi in acrobazie accompagnate dall’ovazione del popolo dei Van Halen: nel 1999 è costretto da dolori diventati insopportabili a un intervento chirurgico per una protesi all’anca. L’anno successivo gli viene diagnosticato un cancro alla lingua: due anni dopo un intervento di asportazione parziale viene dichiarato fuori pericolo. Ma non è così: il male stava solo passando oltre, ancora più incazzato di prima. Nel giro di sole 72 ore, tre giorni fa, gli è salito improvvisamente fino al cervello, per chiudere la pratica Eddie Van Halen.

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Eddie Van Halen: the last Jump - immagine 1
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