Elettra Lamborghini: la musica prima di tutto

| La cantante-ereditiera ha dato la scossa ad un Festival sonnacchioso e lunghissimo. Ha svelato l’emozione forte dell’Ariston e la spumeggiante leggerezza di chi affronta la vita come viene

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È una cantante (no, cantare è un’altra cosa), balla (idem), va a cavallo (ma quello è un hobby). Fra tutti gli artisti in gara a Sanremo, nessuno è più divisivo di Elettra Lamborghini, figlia di Tonino e nipote di Ferruccio, l’ereditiera della dinastia che ha forgiato le celebri dreamcar made in Sant’Agata Bolognese.

A 26 anni, Elettra è un idolo delle pre-adolescenti, il punto di passaggio fra l’essere bambine e l’inizio della costruzione di una donna: un po’ dopo Peppa Pig e appena prima di Fedez. 

L’arte di stare sul palco Elettra l’ha imparata nelle discoteche della Lombardia, che ha girato in lungo e in largo fino all’occasione di “Chiambretti Night”, nel 2015. Da lì è iniziato un lungo periodo di talent e reality fra Italia, Spagna e Inghilterra. Nel 2018 esce il primo singolo, “Pem Pem”, che conquista due dischi di platino.

Oggi, appena due anni dopo, Elettra Lamborghini è un fenomeno sociale piovuto sul palco dell’Ariston con brano che, secondo lei, dal titolo dice esattamente tutto quello che lei voleva dire: “Musica (e il resto scompare)”. Un brano in stile sudamericano dal ritmo serratissimo, con spreco di percussioni e perfino un accenno di balletto, una sottilissima fetta di “twerking”, il ballo che per Elettra è diventato un marchio di fabbrica: si scuotono i fianchi così velocemente da costringere le chiappe ad una scossa tellurica di magnitudo 7. Il tutto avvolta in una tuta attillata che sembra un omaggio agli “Abba”.

Nella conferenza stampa, affollatissima come non mai, una selva di microfoni e flash accoglie l’ereditiera bolognese, che subito dopo risponde al fuoco di fila delle domande dei giornalisti accreditati.

Perché sei a Sanremo?

La scorsa estate, mentre ero in tour, mi è venuta l’idea: perché non portare al Festival una canzone insolita? Poi, avvicinandomi alla data, ho capito che mi ero imbarcata in un’impresa complicata: ho passato tre mesi a preparare l’esibizione per l’Ariston, fra vocal coach, aerosol e coreografie. Quello che non avevo calcolato è l’enorme emozione di calcare quel palcoscenico.

Qualcuno ti ha sconsigliato il Festival?

Sì e no. Qualcuno ha provato a dirmi che non era il mio genere e il mio pubblico non lo guardava, ma per me continuava ad essere un’occasione straordinaria per mostrare un aspetto diverso di Elettra.

Cosa significa cantare per te?

Tutto. Il brano che interpreto mi rispecchia in pieno, la musica in questo momento della mia vita è tutto.

A giudicare dalla classifica non sembra che il messaggio sia passato: fra l’altro ti si sentiva poco.

C’è stato un problema tecnico, anche io in cuffia sentivo male e ad un volume troppo basso. In genere sul palco non esagero mai a spingere con la voce, perché mi muovo tanto ed è rischioso.

Il tuo brano è pensato per diventare il tormentone della prossima estate o prima di allora hai in mente altro?

Ho nuovi pezzi in uscita, anche perché le classifiche sono velocissime, e da qui all’estate chissà.

Sei l’idolo delle preadolescenti: ti senti addosso qualche responsabilità?

Non tanta, se devo essere sincera. Certo, va fatta molta attenzione a quello che scrivi e quello che fai, ma io sono una ragazza normale e senza vizi. Sicuramente fra cinque anni arriverà un’altra ragazzetta con il sedere più alto del mio e tutto ricomincerà da capo.

Dove vuoi arrivare?

Ho una carriera che è appena partita, mi sembra prematuro dirlo, ma capisco da sola di essere cambiata molto dall’esordio a oggi. Per carattere posso dire di essere una persona che vuole sempre di più, che non si accontenta mai.

E l’accenno di twerking sul palco dell’Ariston?

È stato cambiato due giorni prima dell’esibizione, perché il palcoscenico è molto scivoloso. Ma quello non era twerk, se non in modo impercettibile.

Ti sei rivista?

Non mi piace, ma oggi l’ho fatto: ero tesissima, emozionata, quasi inespressiva. L’abito era strettissimo ed ero quasi in tilt.

Guardavi Sanremo quando eri piccola?

Certo, in casa lo seguivamo per televisione. Crescendo mi sono persa molte edizioni perché ho vissuto parecchio all’estero, però mi arrivavano sempre le canzoni. “Come saprei” di Giorgia è una di quelle ho amato di più.

Cosa rispondi a chi ti critica?

Che la musica sta cambiando, è cambiata: non c’è più il Blues, si va avanti, si guarda oltre. I giovani l’hanno capito, e dalla sensazione che ho, nelle giovani generazioni non intravedo tutto i male di cui si parla: la cattiveria sta nelle persone, non mai collettiva.

Un sogno?

Un duetto con Laura Pausini, anche se so che è impossibile: siamo due mondi completamente diversi. L’altro sogno è che l’edizione speciale di “Twerking Queen”, il mio primo album”, in uscita il 14 febbraio, continui a stupirmi come ha fatto finora.

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