Il mistero di Paul e di Abbey Road

| Una teoria mai definitivamente smentita afferma che McCartney sia morto nel 1966 in un incidente stradale e che il suo posto tra i Beatles sia stato preso da un sosia. Molti indizi sulla copertina di uno degli ultimi dischi della band

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Di Marco Belletti
Oltre a essere una strada di Londra tra Regent’s Park e Wembley, nell’aristocratico quartiere di St. John’s Wood, Abbey Road è un celebre album dei Beatles di fine carriera, protagonista di una delle più citate copertine nella storia del rock. Tra l’altro, è l’unico disco dei Beatles sulla cui cover non compaiono né il titolo né il nome del gruppo. Sono ritratti i quattro della band che camminano su un passaggio pedonale che attraversa Abbey Road, la via dove dal 1931 sorgono gli “Abbey Road Studios” della EMI, in cui i Beatles hanno inciso tutti i loro dischi.

Verso mezzogiorno dell’8 agosto 1969 il fotografo Iain McMillan sale su una scala posta in mezzo alla strada e scatta numerose fotografie dei Beatles che vanno avanti e indietro sulle strisce pedonali. Tra tutte le immagini il fotografo ne sceglie sei e la band alla fine opta per la terza foto: innanzitutto perché è l’unica in cui i quattro sono allineati e poi perché sono immortalati mentre si stanno allontanando dagli studi di registrazione della EMI.



Più o meno in contemporanea con l’uscita del disco, inizia a diffondersi la voce che Paul McCartney sia morto nel 1966 e che sia stato sostituito da un sosia, motivo per cui il gruppo non si è più esibito dal vivo: sia perché il sostituto è più alto, sia perché sarebbe stato necessario insegnargli a imitare i movimenti di Paul. Si tratta di una delle prime e più note teorie di complotto nel mondo del rock, nota come “PID”, acronimo di “Paul Is Dead”.

Questa leggenda metropolitana sarebbe iniziata la notte del 9 novembre 1966, quando Paul McCartney esce dagli studi Abbey Road dopo un violento litigio con i tre compagni, mentre secondo un’altra versione Paul sarebbe uscito frastornato da una festa all’inizio di dicembre 1965. In ogni caso, sale sulla sua Aston Martin DB5 (la stessa auto di James Bond) per tornare a casa e lungo la strada fa salire a bordo una giovane autostoppista di nome Rita che scappa di casa perché incinta e, contro il parere di tutti, decisa ad abortire. Le chiacchiere distraggono Paul che a un incrocio non si accorge di un semaforo rosso ed esce di strada schiantandosi contro un albero: entrambi muoiono sul colpo. Tutti questi dettagli sono una sorta di patchwork composto da frasi estrapolate da diverse canzoni della band.

Una variante invece racconta che il Beatle rimane decapitato dopo lo scontro con un camion. Sepolto McCartney senza dire nulla a nessuno, i rimanenti componenti della band cercano un sosia che possa sostituirlo senza clamori e la scelta di George, John e Ringo cade su William Stuart Campbell, un attore di origini scozzesi che assomiglia a Paul e che si sottopone ad alcuni interventi di chirurgia plastica per aumentare la somiglianza.

Secondo alcuni complottisti, la copertina di Abbey Road conterrebbe numerosi elementi che suffragano questa teoria, molti dei quali si riferiscono alla posizione e ai movimenti dei quattro musicisti. Il primo della fila è John Lennon, vestito di bianco a rappresentare il sacerdote che guida il corteo funebre. Il secondo è Ringo Starr, vestito di nero che raffigura il necroforo. Paul McCartney è il terzo, la salma, che cammina fuori passo ed è l’unico del gruppo scalzo: nel Regno Unito i morti verrebbero sepolti senza scarpe. Infine, per ultimo, George Harrison, in un completo di jeans, l’addetto a scavare la fossa. Dietro di loro è parcheggiata una Volkswagen Maggiolino (Beetle in inglese) la cui targa è LMW281F: secondo la teoria PID significherebbe Linda McCartney Widow o Weeps (cioè la moglie di Paul vedova o che piange), 28 si riferirebbe agli anni del defunto mentre 1F sarebbe da leggere come “if”, cioè se fosse vivo avrebbe 28 anni. In realtà Paul e Linda si sono conosciuti nel 1967 quando secondo i fautori della teoria “Paul Is Dead” il Beatle sarebbe già morto, quindi perché la donna avrebbe dovuto piangerlo?

Un altro indizio visto come chiaro segnale della morte di McCartney è il fatto che l’artista tiene una sigaretta tra le dita della mano sinistra mentre lui è mancino. Infine, un furgone nero parcheggiato a lato della strada ricorda quelli utilizzati dalla polizia mortuaria in occasione degli incidenti stradali.

Un ulteriore segno che confermerebbe la morte di McCartney è il retro della copertina di “Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band” dove John, George e Ringo compaiono di fronte in una foto in cui Paul è invece ritratto di schiena.

A proposito della cover di questo album – anch’esso uno dei più conosciuti della storia dei Beatles – numerose sono le storie nate sui tanti personaggi che compaiono intorno ai quattro Beatles, ma più semplicemente l’idea dell’immagine nasce in quanto i Fab Four avrebbero deciso di scegliere ognuno delle persone per fare da cornice alla loro immagine. Paul McCartney avrebbe scelto cantanti e scrittori, George Harrison santoni indiani, Ringo Starr pare abbia affermato che gli sarebbe andato bene chiunque. John Lennon infine avrebbe voluto Hitler, Gandhi e Gesù Cristo ma le proposte sono state bocciate. Il libretto del disco riporta comunque tutti i nomi delle persone ritratte e non compare nessun personaggio “compromettente”.

Un altro punto oscuro nella carriera dei Beatles è il motivo per cui nel 1968 – quando William Stuart Campbell è già diventato Paul McCartney – compiono il loro viaggio in India. Nell’agosto 1967 i quattro conoscono (durante una lezione sulla meditazione trascendentale a Londra) il santone indiano Maharishi Mahesh Yogi che li invita a raggiungerlo nel suo Āśrama in India per partecipare a un approfondimento dei temi e delle dottrine. I Beatles volano con le rispettive compagne, accompagnati da Mia Farrow e sua sorella Prudence, Mike Love dei Beach Boys e il cantante Donovan. Ma ben presto, dopo giornate piene di meditazione e di ascolto delle lezioni di Maharishi, Ringo e Paul si stufano mentre John e George litigano con il santone, con il risultato che tutti decidono di tornarsene a casa.

Molti affermano che l’esperienza indiana avrebbe fatto conoscere ai Beatles le droghe ma è certo che invece i quattro le utilizzassero già per comporre le loro canzoni, alcune delle quali contengono espliciti riferimenti agli stupefacenti, come “Tomorrow Never Knows”, “Got to Get to Into My Life” e “Day Tripper”, tutte precedenti al 1968. È ormai confermato che i quattro hanno usato marijuana per rilassarsi e LSD per aumentare le percezioni e che hanno smesso una volta separati, tranne John Lennon che sarebbe passato alla cocaina.

E per trovare chissà quali messaggi satanici ispirati dalle droghe, i fan dei Beatles hanno analizzato le canzoni in ogni modo, anche ascoltando i brani al contrario per scovare parole e affermazioni altrimenti incomprensibili. In realtà nessun messaggio è mai risultato chiaro in quanto ogni ascoltatore crede di sentire quello che desidera.

Solo suggestioni? Probabile, così come è quasi certo che trovare una band composta da quattro grandi artisti è un fatto più unico che raro. E trovarne cinque sarebbe ancora più incredibile, eppure dopo il 1966 il presunto sosia di Paul avrebbe composto canzoni– per citare solo due capolavori assoluti – come “Hey Jude” e “Let It Be”, senza considerare la successiva carriera da solista e con i “Wings”. Davvero niente male per un attorucolo di periferia, scelto solo per la somiglianza con il presunto vero Paul.

Galleria fotografica
Il mistero di Paul e di Abbey Road - immagine 1
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