La misteriosa morte del creatore dei Rolling Stones

| Una notte d’estate il musicista Brian Jones che ha creato la mitica band rock viene trovato annegato nella piscina della sua villa nella campagna inglese. Forse era solo ubriaco ed è caduto, ma più di un dubbio rimane sulla sua scomparsa

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Di Marco Belletti
Sono passati più di 51 anni da quando il 3 luglio 1969 Brian Jones, il fondatore dei Rolling Stones, è annegato nella piscina della sua casa di campagna e la sua morte è ancora un oggi mistero. Aveva 27 anni, la stessa età del suo idolo, il musicista blues Robert Johnson, uno dei primi componenti riconosciuti del super-gruppo del “Club 27”, artisti che sono morti a quell’età come Kurt Cobain, Jimi Hendrix, Linda Jones, Janis Joplin, Jim Morrison, Amy Winehouse…

Johnson e Jones condividono anche un’altra peculiarità nell’oscura mitologia del rock: le circostanze della loro morte sono misteriose. Il primo potrebbe essere stato avvelenato, il secondo potrebbe essere stato intenzionalmente annegato. Ed entrambi hanno lasciato un’eredità che influenza gli artisti ancora oggi.

Brian Jones ha fondato i Rolling Stones e ha inventato il nome della band e se Mick Jagger e Keith Richards hanno scritto le mitiche canzoni del gruppo, è stato Jones a metterli insieme. La causa ufficiale della morte del musicista è una “disgrazia” anche se sono in molti a credere sia stato un omicidio, con teorie di cospirazioni varie, che passano da presunti legami con la principessa Margaret a persistenti pettegolezzi su sacrifici satanici, con confessioni e insabbiamenti e soprattutto con tante contraddizioni che aggiungono sapore e mistero alle troppe teorie.

Jones nasce il 28 febbraio 1942 a Cheltenham, a pochi chilometri da Londra, ma si trasferisce nella capitale per suonare con alcuni musicisti blues dopo aver abbandonato la scuola a 17 anni e aver messo incinta la sua ragazza: Brian cerca di farla abortire, lei si rifiuta e lo lascia per terminare la gravidanza. Il figlio viene dato in adozione e non conoscerà mai il padre naturale.

Autodidatta polistrumentista, Jones inizia a suonare con lo pseudonimo di Elmo Lewis e fonda il gruppo dei Roosters, lasciando presto il suo posto nella band a un giovane chitarrista in erba, un tal Eric Clapton.

Brian dà vita alla band che avrebbe sfidato i Beatles con un annuncio su Jazz News. Dopo le audizioni, si mette in contatto con Ian “Stu” Stewart, Jagger e Richards, il bassista Dick Taylor, il tastierista Ian Stewart e il batterista Tony Chapman. Il primo spettacolo dei Rolling Stones ha luogo al Marquee Club di Londra il 12 luglio 1962.

Tutti sanno che Keith Richards ha inventato i riff di “I Can’t Get No Satisfaction” e “Jumpin’ Jack Flash” mentre in pochi conoscono quanto fatto da Brian per la band. Per esempio, che suona il sitar in “Paint It Black”, la marimba in “Under My Thumb”, il pianoforte e il flauto dolce in “Ruby Tuesday”, il sassofono in “Child of the Moon” e “Citadel”, l’oboe in “Dandelion”. Senza dimenticare le sue esibizioni con chitarra, tamburo, dulcimer, organo, mellotron, flauto, clarinetto, armonica, xilofono, corno e kazoo…

Anche se il leader dei Rolling Stones è Brian, inevitabilmente il pubblico inizia a considerare la star del gruppo il cantante solista Jagger. Forse per consolarsi, Jones continua a procreare figli, arrivando al quarto da fidanzate sempre diverse, che tuttavia abbandona tutte.

Quando finalmente il successo arriva e “I Can’t Get No Satisfaction” scala le classifiche di vendita, lo stress accumulato comincia a giocare brutti scherzi al povero Brian che cerca di superarlo abusando di alcool e droghe come cannabis, LSD e cocaina, che lo conducono spesso in ospedale, innervosendo i compagni costretti a esibirsi sempre più sovente senza di lui.

Nel maggio 1967 Jones viene arrestato per uso di droga e torna libero dopo il pagamento di una forte multa e mentre dopo un altro eccesso è nuovamente ricoverato in ospedale, la fidanzata Anita Pallenberg lo abbandona per Keith Richards. Brian si allontana per questo dai componenti del suo gruppo e inizia a suonare per altri cantanti, senza rispettare l’esclusiva che lo lega ai Rolling Stones. Il suo comportamento muta rapidamente: un momento è socievole ed espansivo, l’attimo successivo nervoso e intrattabile e per l’effetto delle troppe droghe non riesce più a suonare gli strumenti. Spesso non si presenta alle prove e durante gli spettacoli è sempre più lontano dagli altri e sembra un fantasma con gli occhi scavati dalla droga.

Quando nel 1968 viene arrestato per l’ennesima volta, i Rolling Stones si trovano in una spiacevole situazione per il comportamento di Brian Jones, in quanto alla band viene negato il visto d’ingresso negli Stati Uniti, dove hanno in programma una serie di concerti. E così, esasperati, l’8 giugno 1969 i Rolling Stones cacciano il fondatore dal gruppo.

Nel frattempo Jones compra una villa di campagna, Cotchford Farm, ad Hartfield in Inghilterra, una vecchia costruzione dal passato illustre, acquistata nel 1925 da Alan Alexander Milne, lo scrittore che ha inventato il personaggio Winnie the Pooh, il protagonista delle storie che raccontava al figlio Christopher Robin. Milne si ritira definitivamente in questa villa nel 1952 dopo un intervento al cervello che lo rende permanentemente invalido e vi rimane fino alla morte avvenuta nel 1956. Cotchford Farm è acquistata da Brian Jones nel 1968 e viene trasformata da rifugio di pace a luogo di feste e baldorie. 

Meno di un mese dopo essere stato cacciato dalla band, la notte del 3 luglio 1969 il corpo di Brian Jones viene trovato, durante una festa, nella piscina della sua villa. La fidanzata Anna Wohlin chiama aiuto e subito accorrono in molti ma non c’è nulla da fare. Il coroner della contea esaminando il cadavere scrive nel referto che Jones è affogato per cause accidentali, sottolineando che fegato e cuore appaiono completamente compromessi per l’abuso di alcol e droghe. Anche se, secondo la successiva autopsia, non emerge che il musicista abbia fatto uso di droghe quella sera, con “solamente” tre pinte di birra in corpo.

Per evitare che il suo corpo venga trafugato dai cacciatori di trofei macabri, viene sepolto a quasi quattro metri di profondità e sulla lapide viene incisa la frase che pronunciava sovente: “Non giudicatemi troppo severamente”. Due futuri componenti del Club 27 lo ricordano, Jimi Hendrix dedicandogli una canzone e Jim Morrison una poesia. Il Beatle Harrison George, amico di Brian, lo commemora affermando che “non c’era niente nei suoi problemi che un po’ d’amore in più non avrebbe curato”.

Incredibilmente nessuno all’epoca si preoccupa troppo di trovare una causa per la morte dello sfortunato musicista e nonostante l’esito dell’autopsia metta in evidenza che Jones non sia troppo drogato, tutti sono convinti che prima o poi sarebbe dovuto accadere per overdose e quindi…

A parte voci complottistiche e paradossali che vedono anche il coinvolgimento della famiglia reale, bisogna attendere fino al 2000 quando Anna Wohlin dichiara che a uccidere il suo Brian è stato un restauratore che gli stava ristrutturando la villa, Frank Thorogood, il quale secondo la polizia è l’ultima persona ad aver visto vivo il musicista. Anna non ha prove concrete se non il fatto – molto poco consistente – di aver notato un’ombra di compiacimento sul volto dell’uomo alla scoperta del cadavere. Questa versione viene confermata da Tom Keylock, assistente dei Rolling Stones, il quale dichiara che poco prima di morire, nel 1993, Thorogood gli avrebbe confidato di avere ucciso Brian Jones. Ma a un’indagine più approfondita che non sia solo una dichiarazione ai tabloid, Keylock ritratta tutto.

Il Daily Mirror torna sull’argomento nel 2008, quando giornalista Scott Jones (solo omonimo del musicista) intervista alcune persone presenti alla villa – pubblicando nomi fittizi – e giunge alla conclusione che nella notte in cui muore, Brian ha un violento litigio con Thorogood il quale, aiutato da due sconosciuti, gli avrebbe tenuto la testa sott’acqua fino a farlo annegare. Motivo dell’omicidio forti dissensi ma il giornalista non riesce a dare una motivazione del movente che resta ignoto.

Nel 2009 le voci sull’omicidio non perdono di forza e così la polizia riapre l’inchiesta ma nessuno dei presunti testimoni citati dal Daily Mirror si presenta a confermare le accuse. A quel punto la figlia dell’ormai morto Thorogood, passa al contrattacco e dichiara che qualche giorno prima di morire Brian Jones avrebbe avuto una lite furibonda con Mick Jagger e Keith Richards. Motivo: non intende concedere l’uso legale del nome che aveva dato al loro gruppo. E neppure accetta l’accordo economico proposto dai due e la discussione degenera tanto che Keith Richards lo avrebbe minacciato con un coltello. A dare retta a quest’ultima teoria sulla morte di Brian Jones, a questo punto interviene Thorogood per placare gli animi e accompagnare fuori dalla villa Mick e Keith.

Non si sa quindi se si è trattato di una disgrazia o di un omicidio, ma è molto poco probabile che emerga la verità a meno che i componenti superstiti dei Rolling Stones non sappiano qualcosa e decidano di comunicarlo al mondo…

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