Rossini, la pop star dell’Ottocento

| Il compositore pesarese fin da giovane riscuote un enorme successo di pubblico e compone alcune tra le più belle opere musicali della storia. La sua carriera si interrompe quando è ancora giovane, forse per una grave forma di depressione

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Di Marco Belletti
“Ho pianto tre volte nella mia vita: quando mi fischiarono la prima opera, quando sentii suonare Paganini e quando mi cadde in acqua, durante una gita in barca, un tacchino farcito ai tartufi”. A parlare così sembra sia stato Gioacchino Rossini, il grande compositore italiano celebre anche per il suo amore per la buona tavola e il bere: una leggenda sul suo conto narra che diventa chierichetto solo per potersi scolare le gocce rimaste sul fondo dell’ampolla della comunione.

Rossini nasce il 29 febbraio 1792 in via del Duomo (oggi la strada è dedicata a lui), nel centro di Pesaro, città che allora era parte dello Stato Pontificio. Suo padre si chiama Giuseppe ma è soprannominato “Vivazza”: è un suonatore di corno e di tromba nella banda cittadina e nei teatri, sua madre invece è Anna Guidarini, una cantante dalla breve carriera nei teatri marchigiani e romagnoli. Fin da bambino Gioacchino segue i genitori nelle loro tournée e a 8 anni – quando la famiglia si trasferisce a Bologna – prende lezioni di musica e inizia a suonare una spinetta.

Impara presto ad amare Mozart e Haydn, e nel 1806 entra nel liceo musicale di Bologna dove studia violoncello e pianoforte. Risale forse a questi anni la sua prima opera (“Demetrio e Polibio”) rappresentata più tardi, nel 1812. Frequentando l’accademia filarmonica di Bologna incontra per la prima volta la soprano Isabella Colbran, che una decina d’anni dopo diventerà sua moglie.

La data che segna l’ingresso di Rossini nel mito della musica è il 3 novembre 1810, quando al teatro “San Moisè” di Venezia debutta in campo teatrale con “La cambiale di matrimonio”. Da allora il compositore non si fermerà più dominando incontrastato la scena musicale italiana con oltre 30 tra opere serie e buffe.

Nel 1815 si trasferisce a Napoli dove ritrova Isabella Colbran, nel frattempo diventata una stella dei teatri partenopei. Più vecchia di otto anni, il 16 marzo 1822 diventa la signora Rossini e resta in carica fino al 1837, quando la coppia si separa legalmente. In realtà il rapporto tra i due s’incrina prima, tanto che già dal settembre del 1830 vivono separati. Un paio di mesi dopo la separazione dalla moglie, Rossini conosce Olympe Pélissier (modella e cortigiana francese) che sposa il 16 agosto 1846, meno di un anno dopo la morte di Isabella.

Il periodo napoletano è altrettanto esaltante per Rossini: il 20 febbraio 1820 debutta “Il barbiere di Siviglia”, opera che da sola vale una carriera. L’ultima rappresentazione della sua prima fase italiana risale al 3 febbraio 1823, quando al teatro “La Fenice” di Venezia va in scena “Semiramide”.

Subito dopo Rossini lascia l’Italia per la Francia, quindi si trasferisce per breve tempo a Londra per poi tornare stabilmente a Parigi, dove vivrà per il resto della vita.

Il debutto nella capitale francese risale al 1825 con “L’albergo del giglio d’oro”, opera scritta in occasione dell’incoronazione di Carlo X. Un paio d’anni dopo muore la madre: Rossini ne è sconvolto tanto da rallentare la produzione, e nel 1829 completa la sua ultima opera teatrale, il “Guglielmo Tell”, che ottiene un tiepido successo da parte del pubblico ma è osannata da critica e musicisti.

Dopo che Carlo X gli conferisce la legione d’onore, Rossini nel febbraio 1831 si trasferisce in Spagna, dove inizia a manifestare i primi sintomi dell’esaurimento nervoso, o forse un’altra malattia più grave, che secondo alcuni lo allontana definitivamente dalla composizione.

La teoria del malanno che blocca la creatività è abbastanza plausibile: dopo anni in cui il bisogno di denaro e la brama di successo lo spingono a lavorare senza sosta producendo una grande quantità di opere, il compositore sembra sia colpito già nel 1829 da una diffusa stanchezza che diventa presto una depressione bipolare. Tra i suoi scritti viene ritrovata una lettera inviata a un amico in cui afferma “voi desiderate che io di mio pugno vi scriva, eccomi ad obbedirvi; martirizzato come lo sono da tredici mesi di crisi nervosa che mi ha tolto sonno, palato, alterato l’udito e la vista, e gettato in tal prostrazione di forze che non posso vestirmi né spogliarmi senza aiuto”.

Oltretutto sembra che tra una crisi bipolare e l’altra, lo sfortunato Rossini nel 1832 si ammali anche di gonorrea, che gli trasmette una prostituta, fatto che il compositore cerca di celare per vergogna. Dopo aver superato il problema grazie a un’operazione, tuttavia, ripiomba nelle crisi bipolari che a sentire alcuni biografi gli provocano allucinazioni e lo spingono vicino al suicidio. Olympe Pélissier, cui è ormai legato stabilmente, gli presta le cure necessarie mentre la prima moglie Isabella Colbran legalizza la propria separazione dal marito nel 1837.

La cantante muore improvvisamente e in solitudine, dopo una breve malattia, il 6 ottobre 1845 nella villa di Castenaso (Bologna) che Rossini le ha lasciato in usufrutto: meno di un anno dopo il compositore sposa la Pélissier.

Nata a Parigi il 9 maggio 1799 in una famiglia indigente, a quindici anni Olympe viene venduta dalla madre a un giovane aristocratico che la rivende presto a un ricco americano. Amante del pittore Horace Vernet per il quale posa a seno nudo come Giuditta in procinto di uccidere Oloferne, la Pélissier ha una breve relazione con Honoré de Balzac e una più lunga con Eugène Sue, che tradisce sovente ma che abbandona solo quando conosce Rossini.

I due amanti vivono a Parigi ma si trasferiscono in Italia durante un?epidemia di colera: dapprima a Bologna (dove Olympe conosce Isabella) quindi a Milano, dove Rossini cerca di farla entrare nell’alta società, che tuttavia non vede di buon occhio la loro relazione extraconiugale. 

Nella primavera 1859 il compositore fa costruire una villa a Passy che diventa presto sede di incontri della società musicale internazionale e dove compone i suoi ultimi lavori. Rossini muore a 76 anni il 13 novembre 1868 a causa di un cancro, dopo aver subito due interventi chirurgici che gli provocano gravi infezioni. Sepolto nel cimitero parigino Père Lachaise, nove anni dopo la morte della seconda moglie viene traslato nella Basilica di Santa Croce, a Firenze.

Nel centesimo anniversario della nascita del grande compositore, il Comune di Pesaro acquista e adibisce a museo la casa in cui è nato, e nel 1904 la dichiara monumento nazionale. Della struttura originaria, oggi è ancora possibile ammirare le imposte delle finestre ad arco (risalenti al XV secolo), i camini anneriti dal fumo e alcuni elementi di un’antica cucina del XVIII secolo. Le numerose sale dei quattro piani del museo contengono numerosi oggetti appartenuti a Rossini e raccontano la sua travagliata storia, che lo rendono una pop star ante litteram della storia musicale europea.

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