Agenti uccisi a Trieste, l’ora dei veleni

| In un copione tipicamente italiano, una tragedia finisce per trasformarsi in accuse, male parole e polemiche. Ricostruita con chiarezza la vicenda e smentita una notizia: l’uccisore non ha problemi mentali. Era lucidissimo

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Sul fronte delle indagini, Alejandro Augusto Stephan Meran si è avvalso della facoltà di non rispondere agli inquirenti ai giudici che lo accusano di omicidio plurimo e tentato omicidio. La dinamica della tragedia sembra ormai chiarita: Meran ha sottratto la pistola a Pierluigi Rotta, uccidendolo con due colpi. Matteo Demenego, uditi gli spari, è uscito dal suo ufficio ed è stato freddato con altri tre colpi di pistola. Con due armi nelle mani, il 29enne si avvia verso l’uscita dove è stato ferito da un altro agente, colpito anche lui da un proiettile.

Sarebbe potuta andare molto peggio, hanno ammesso gli inquirenti: “Ha tentato di uccidere altri otto agenti, di cui tre addetti alla vigilanza, quattro in forza alla Squadra Mobile nonché uno intervenuto dopo aver sentito gli spari. Ha esploso 23 colpi, ma non tutti per fortuna sono andati a segno: era una furia”. Si ridimensionano anche i problemi mentali di cui fin dall’inizio si era parlato: “Al momento, le indagini si orientano verso una semplice scarsa lucidità forse dovuta ai farmaci rinvenuti durante la perquisizione domiciliare, ma non risulta agli atti alcuna visita specialistica fatta in Italia, né risulta documentata documentato l'episodio citato dal fratello di mancanza di autocontrollo in terra tedesca di cui l'uomo si sarebbe reso protagonista. La deduzione da trarsi è che Stephan Meran è un soggetto inquadrato nel tempo e nello spazio". Come a dire, sapeva bene cosa stava facendo.

Il questore di Trieste Petronzi, ha ricordato che una settimana prima di essere uccisi, Rotta e Demenego avevano salvato la vita di un 15enne che voleva suicidarsi, comportandosi con “estrema delicatezza”.

 

LA FONDINA

Secondo il “Sap”, il sindacato di polizia, la colpa della facilità con cui il dominicano Alejandro Augusto Stephan Meran è riuscito a impossessarsi di una pistola d’ordinanza e uccidere gli agenti Pierluigi Rotta e Matteo Demenego all’interno della Questura di Trieste, è da attribuire per buona parte ad un difetto della fondina in dotazione. Ma la Polizia di Stato non ci sta, e annuncia l’intenzione di “chiedere il conto a chi specula”. Secondo il sindacato, “Uno dei due agenti aveva già avuto problemi con la fondina rotante e gliene era stata data un’altra di vecchio tipo che non permette di bloccare l’arma al suo interno. All’altro collega che invece aveva la nuova fondina rotante è stata sfilata l’arma insieme al dispositivo di contenimento, poiché il supporto ha ceduto rompendosi. È un difetto che come Sap stiamo denunciando da circa un anno con continue note al Dipartimento, il quale giorni fa ci ha anche risposto dicendo che sono in corso verifiche volte alla ricerca di soluzioni per le criticità rilevate. Abbiamo sempre denunciato questa anomalia che stavolta si è rivelata fatale. Se la dinamica dovesse essere confermata - ha concluso - sarebbe di una gravità inaudita e qualcuno dovrà assumersene la responsabilità”.

La replica del Dipartimento della Pubblica Sicurezza è altrettanto dura: “In relazione alle odiose speculazioni generate ieri da un rappresentante del SAP nel tentativo di correlare la tragica morte di Matteo e Pierluigi all’inadeguatezza dell’equipaggiamento in dotazione, il Dipartimento della pubblica sicurezza dichiara che, allo stato attuale degli accertamenti, in assenza di testimoni e documenti video, è priva di fondamento ogni arbitraria ricostruzione della dinamica che ha portato alla sottrazione dell’arma del collega ucciso per primo. Sconcerta, pertanto, a poche ore dall’evento, la sicumera con cui si traggono frettolose conclusioni sull’inequivocabile riferibilità dell’accaduto alla presunta inadeguatezza della fondina. In un giorno così drammatico ci si sarebbe aspettati, almeno da chi veste la stessa divisa, un rispettoso cordoglio per le vittime e le loro famiglie. Sconvolge che alcuni, al fine di ottenere visibilità, speculino sulla morte dei colleghi caduti in servizio, profanando il dolore dei loro cari e della intera comunità. Se, in seguito, si accerteranno responsabilità di qualsiasi natura se ne chiederà conto, senza se e senza ma, anche per onorare la memoria di chi ha sacrificato la propria vita per il bene comune”.

LO CHEF

Non è l’unica polemica: un’altra - altrettanto accesa - si è scatenata intorno a Chef Rubio, autore di un tweet che ha scatenato la rete: “È inammissibile che un ladro riesca a disarmare un agente. Le colpe di questa ennesima tragedia evitabile risiedono nei vertici di un sistema stantio che manda a morire giovani impreparati fisicamente e psicologicamente. Io non mi sento sicuro in mano vostra”. Apriti cielo: il fratello di Matteo Demenego, uno dei due agenti uccisi, ha replicato “Tieni alta la guardia quando sei in giro perché se ti trovo impreparato fai la fine di mio fratello. Uomo di merda, ti auguro di perdere un tuo caro”. All’indirizzo dello chef anche gli strali di Giorgia Meloni, che lo definisce “miserabile” e Matteo Salvini: “A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che aprire la bocca e togliere ogni dubbio: non sei uno chef, sei uno stupido”.

GLI HATERS

La rete, i social, sono anche la palestra della solita imbecillità controcorrente: in mezzo ad un Paese che tenta in ogni modo di fare quadrato intorno alla morte di due ragazzi in divisa, spuntano gli “odiatori da tastiera”, professionisti della provocazione e del cinismo ad ogni costo: “Due di meno”, si legge in uno dei post diventati virali, seguito da numerosi messaggi di approvazione.

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