Delitto fonderia, quattro indagati

| Sono i due nipoti di Mario Bozzoli, Giacomo e Alex, più due dipendenti presunti complici. L'imprenditore sparì nel nulla l'8 dicembre 2015. Il corpo nascosto fuori dalla fabbrica. Il giallo dell'operaio ucciso dal cianuro

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Giacomo Bozzoli, nipote dello scomparso Mario, suo zio, per battere i concorrenti voleva un prodotto di scarsa qualità a costi inferiori, mentre lo zio era deciso a tenere in sintonia qualità e prezzi alti. Da qui il movente del delitto. Il suo corpo sarebbe stato avvolto in sacchi, caricato su un’auto e fatto sparire dall’azienda a bordo di un’auto. Quella, secondo la procura generale, di Giacomo Bozzoli.

La Procura di Brescia ha chiuso le indagini sul delitto di Mario Bozzoli, l'imprenditore di Marcheno svanito nel nulla l'8 ottobre 2015 nella fonderia di cui era proprietario con il fratello Adelio, ora il titolare - e i suoi figli, Giacomo e Alex, alla guida di un’altra azienda nata sulle ceneri della prima. Il procuratore generale Pier Luigi Maria Dell'Osso ha firmato la chiusura indagini con l'accusa di omicidio per Alex e Giacomo Bozzoli, nipoti dell'imprenditore scomparso, e per favoreggiamento nei confronti degli operai Oscar Maggi e del senegalese Abu. La Procura  generale di Brescia un anno fa aveva avocato l'inchiesta.

La moglie di Mario, che attende sia fatta giustizia, Irene Zubani, lavora nel centro odontoiatrico alla frazione Molinetto di Mazzano, diretto da uno dei suoi due figli e intitolato al marito: "Veramente – dice – spero che si arrivi a conoscere, a sapere cosa è successo. Questa è la mia speranza: che si arrivi a una conclusione, alla verità. Altrimenti è un continuo dolore, un continuo chiedersi, farsi delle domande. È un continuo soffrire". Non dimenticherà mai l’ultima telefonata del marito: "Ho fatto un po’ più tardi del solito: faccio una doccia e arrivo". 

Mario Bozzoli sparisce la sera dell’8 ottobre del 2015, un giovedì. La mattina del 14 ottobre, mercoledì, Giuseppe Ghirardini, operaio e amico di Mario, presente la sera in cui sparisce il principale, si allontana in auto dalla sua abitazione alla frazione Aleno di Marcheno, e sparisce a sua volta. Il corpo viene ritrovato la domenica successiva a Case di Viso, nei boschi sopra Ponte di Legno. Ucciso da una dose di cianuro. Beppe è stato ucciso, la sorella non ha dubbi. Lo dice ai cronisti de Il Giorno: "Se l’inchiesta finisse per essere archiviata, sarebbe come se Beppe morisse per la seconda volta. Perché Beppe è stato ucciso. Altroché suicidio. Non riusciamo a immaginare nostro fratello nel gesto di togliersi la vita. Ma non penso che ci sarà l’archiviazione. Ho fiducia che non accada e che invece esca la verità. Noi e i familiari di Mario ne abbiamo diritto. Noi, almeno, abbiamo una tomba dove piangere e portare un fiore, loro non hanno nemmeno uno straccio di lapide. Beppe merita la verità, come la merita Mario. Non voglio puntare il dito contro nessuno, ma di una cosa sono sicura: nella nostra famiglia siamo stati cresciuti con certi valori. Beppe non era soltanto un buono, era una persona onesta. Non sarebbe stato capace di stare zitto se avesse visto qualcosa che non andava, qualcosa che veniva spostato, che non era al suo posto. Se avesse avuto un piccolo dubbio, lo avrebbe detto. A Beppe si doveva tappare la bocca".

Più testi accusano Giacomo Bozzoli. Un'ex fidanzata (“mi chiese di fargli da alibi se avesse ucciso lo zio”), un ex operaio (“Voleva pagarmi per picchiare Mario”) e un'amica che sentì una conversazione "in cui si parlava di uccidere lo zio". Molti indizi concordanti, nessuna prova regina. Certo, quella sera in azienda c’erano tutti gli indagati. L’auto di grossa cilindrata di Giacomo esce dai cancelli e rientra 18 minuti dopo, “Per verificare la produzione”, dice Giacomo. In realtà per far sparire il cadavere con i complici, affermano i pm. Il fratello della vittima, Adelio, respinge le accuse: "Siamo innocenti, mia moglie è morta per il dispiacere".

 
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