Il cupo mistero di Bibbiano, più DEMONI che ANGELI

| Di Maio aveva messo sotto accusa il PD ritenendolo responsabile dei (presunti) orrori degli affidamenti dei minori in Emilia. Mai i giudici hanno respinto questa tesi: "le responsabilità sono solo individuali". Come va l'inchiesta. Video

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L’allora pluriministro, capo politico pentastellato nonché vicepremier, ora in pectore per fare il bis di poltrone proprio con i "demoni" del PD (che lo hanno pure più volte querelato, definendo il suo neo-alleato "sciacallo in cerca di voti". A proposito. Verranno ritirate?), aveva accusato i Dem di avere qualche ruolo o diciamo un imprinting ideologico o chissà che altro con la sconvolgente inchiesta sugli affidamenti dei minori di Bibbiano, comune dell’Emilia Romagna. E' bene chiarire che i Dem, tra l'altro ora (probabili) nuovi alleati di Di Maio, non c'entrano niente. C’è un sindaco, quello di Bibbiano, del PD, che è indagato e ai domiciliari per aver (forse) in qualche modo favorito le attività criminali, ancora tutte presunte, degli operatori dei servizi sociali e i sedicenti loro complici. La magistratura lo ha spiegato più volte: “Le responsabilità sono delle singole persone, non esiste un sistema”. Niente da fare. Con l’appoggio dei media amici, Di Maio ha fatto una veloce sintesi. La colpa per lui è, o era, dei Dem di Zingaretti e del modello dell’Emilia Rossa, ma forse non se lo ricorda già più. Cerchiamo di capire come procede una delle inchieste più inquietanti degli ultimi decenni, con pochi precedenti nella storia giudiziaria italiana e non solo. 

QUANTI SONO GLI INDAGATI

Gli indagati, per ora, sono 32 di cui 17 destinatari di misure cautelari. Tra loro ci sono assistenti sociali e psicologi del servizio sociale della Val d’Enza, tra cui la responsabile Federica Anghinolfi, il sindaco di Bibbiano Andrea Carletti, Dem, e gli ex sindaci di Montecchio Emilia e Cavriago, direttore e operatori dell’Asl di Reggio Emilia, psicoterapeuti della onlus Hansel e Gretel di Moncalieri, in provincia di Torino, più una coppia affidataria a cui furono concessi favori illegali. Le accuse: frode processuale, depistaggio, abuso d’ufficio, peculato d’uso, lesioni personali ai minori in relazione ai traumi loro provocati. Alcuni sarebbero stati sottoposti a procedure quantomeno bizzarre. Per indurli ad ammettere di avere subito abusi sessuali, per poi sottrarli ai genitori naturali, gli operatori si sarebbero travestiti da “cattivi”; li avrebbe collegati di macchine per rilevare il loro stato d’animo (non elettrochock, come denunciava Di Maio), mentre una madre affidata, per far confessare abusi mai avvenuti a una bambina, l'avrebbe cacciata fuori dall’auto perchè resisteva con la frase “Vai via, non ti voglio più”. Roba da brividi. Val la pena di ricordare che l’inchiesta è ancora lungi dal concludersi e sarà nei tribunali, con le prove raccolte, che si potrà formulare un giudizio e una eventuale condanna o assoluzione. Al centro l’affidamento di incarichi di psicoterapia, convegni, corsi di formazione e l’utilizzo dei fondi pubblici a disposizione, i trattamenti, se veri, agghiaccianti, riservati ai bambini e ai metodi utilizzati per ricostruire abusi veri e anche falsi. Il gip di Reggio Emilia Luca Ramponi ha preso in esame le storie di sei minori dopo un anno di indagini dei carabinieri, e a seguito della preoccupante constatazione di “aumento esponenziale anomalo delle segnalazioni di abusi sessuali su minori provenienti dal Servizio Sociale dell’Unione dei Comuni della Val D’Enza”. Da qui intercettazioni delle sedute con i minori dove compare “un copione quasi sempre uguale a se stesso”. Si partiva anche una segnalazione generica su presunti abusi sessuali o anche solo di comportamenti interpretabili, e di fatto interpretati puntualmente dagli assistenti sociali e psicologi indagati, in termini di erotizzazione precoce”.

BAMBINI TOLTI SUBITO ALLE FAMIGLIE

Poi, sembrerebbe senza pensare manco a un minuto ai traumi subiti dai bambini, scattavano provvedimenti di allontanamento in via d’urgenza, segnalazioni e relazioni all’Autorità Giudiziaria Minorile e alla Procura della Repubblica del tribunale di Reggio Emilia, relazioni “caratterizzate da tendenziosa rappresentazione dei fatti e, a volte, da falsa rappresentazione della realtà oppure omissione di circostanze rilevanti”, tali a archiviare senza indugio le denunce, chiaramente false. Per esempio, una casa definita in una relazione dei servizi sociali “come fatiscente, con cibo avariato sui mobili e non adatta a un minore”, era invece “un’abitazione normale”, secondo i carabinieri. False anche “frasi testuali asseritamente pronunciate da un minore indicandole tra virgolette e in realtà frutto di sintesi ed elaborazioni degli indagati”. Quindi il caso di una bambina i cui comportamenti vengono fatti risalire tutti a un presunto abuso, omettendo che la bimba soffriva di epilessia ma fu taciuto e non era affatto vero che “non voleva incontrare i genitori per paura di essere rapita, circostanza risultata falsa dalle intercettazioni ambientali delle sedute di psicoterapia”. Poi sogni raccontati in maniera differente dai periti per “dipingere il nucleo famigliare originario come connivente (almeno se non complice o peggio) con il presunto adulto abusante, e a supportare in modo subdolo e artificioso indizi o aggravare quelli esistenti, nascondendo elementi indicatori di possibili spiegazioni alternative ai segnali o comportamenti dei minori”.

“LA CURA” O LA FALSA CURA

Qui entrava in scena “La Cura”, gestita da una Onlus sovvenzionata dall’ente locale dove i bambini “abusati” venivano sottoposti a sedute da parte di psicoterapeuti privati a pagamento, legati all’associazione Hansel e Gretel, presieduta dallo psicologo Claudio Foti e dalla moglie Nadia Bolognini, entrambi indagati con l’idea di scoprire, a tutti costi, “l’emersione del ricordo dell’abuso e la rielaborazione del trauma”, violando secondo i pm, la Carta di Noto, che definisce le linee guida deontologiche per gli psicologi forensi.

Le intercettazioni ambientali durante le sedute, spesso in parallelo alle audizioni dei minori avanti al Tribunale per i Minorenni o alle audizioni protette da parte del pm o del gip – rivelano “significative induzioni, suggestioni, contaminazioni e, in alcuni casi, una vera e propria attività preparatoria in vista di ‘ascolti’ in sede giudiziaria che interferiscono, quindi, con le diverse attività investigative/giudiziarie e che rischiano fortemente di contribuire alla costruzione di falsi ricordi”. I giudici del tribunale per i minori di Bologna ritengono di essere “parte offesa, in quanto depistati e frodati, assieme ai minori", ha ordinato la rivisitazione di tutti i processi in cui erano presenti gli indagati” Per. Il gip il rischio per i minori è di “veder minata la loro capacità di distinguere la fonte dei ricordi, che la loro mente sia manipolabile dall’esterno…legati all’induzione di stati d’animo, di etichettamenti negativi circa i contesti familiari d’origine o di pensarsi come futuri abusanti".

*(fine della prima parte, la 2a domani, 1 settembre 2019).

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