Quelli che ancora non riconoscono Biden

| Putin, Xi Jinping, Erdogan, Bolsonaro e López Obrador: i 5 uomini forti che avevano stretto ottimi rapporti con Trump, non hanno ancora riconosciuto la vittoria di Joe Biden. Il loro silenzio la dice lunga

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Per i capi di governo di tutto il mondo, fa parte delle regole di buona educazione politica e diplomatica congratularsi con chi ha appena superato le urne come vincitore. Joe Biden ha ricevuto le congratulazioni da tutto il mondo da parte di capi di governo che oltre ad augurargli buon lavoro, auspicano una nuova stagione di collaborazione e intesa.

Ma non è così per tutti: all’appello mancano solo i leader che nei suoi quattro anni Trump ha dimostrato di ammirare e apprezzare, in quella che forse è una delle poche costanti del suo caotico mandato. E il silenzio assordante di questi personaggi la dice lunga sul tipo di relazione che prevedono di avere con la nuova amministrazione americana.

Vladimir Putin

Nel 2016, Mosca si è congratulata con Donald Trump a poche ore dalla vittoria, ma non ha fatto lo stesso con Joe Biden. Secondo Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino, il governo attende i risultati ufficiali delle elezioni prima di rilasciare commenti e dichiarazioni. Potrebbe essere un deferente omaggio postumo alla figura di Trump, che nel corso della sua presidenza ha così ripetutamente elogiato Putin da alimentare i sospetti sulla presunta interferenza russa nella campagna elettorale del 2016. Ma anche che il Cremlino sa di non potersi aspettare lo stesso intimo rapporto con Biden, che ha giurato di voler trattare l’interferenza straniera un problema da sradicare con forza. “Biden lavorerà duramente con partner e alleati per respingere qualsiasi cosa la Russia stia facendo, sia che cerchi di assassinare i propri cittadini all’estero, sia che enti di eliminare i leader dell’opposizione”, ha commentato Karin von Hippel, direttore generale del Royal United Services Institute.

Nel corso di un’intervista alla fine di ottobre, Biden ha definito la Russia “la principale minaccia” per la sicurezza nazionale statunitense. Un’affermazione a cui il portavoce del Cremlino Peskov ha risposto affermando che la Russia è disaccordo con le osservazioni di Biden, e tale retorica non fa che amplificare “l’odio verso la Federazione Russa”.

Xi Jinping

Anche dopo la rancorosa retorica contro la Cina durante le elezioni del 2016, Trump ha ricevuto le congratulazioni per la vittoria dal presidente Xi Jinping, che ha chiesto un “sano e stabile” rapporto. Ma le relazioni tra i due Paesi si sono deteriorate sulla spinta di forti contrasti sul commercio, la tecnologia, i diritti umani, le accuse di espansionismo cinese e - più recentemente - la pandemia.

Ma anche in questo contesto, Xi non ha accolto la presidenza Biden: il governo cinese ha eluso le domande su quando il presidente si sarebbe congratulato con Biden, questione che un portavoce del Ministero degli Esteri ha liquidato affermando che la Cina avrebbe agito “secondo la prassi internazionale”.

Non è difficile capire perché Pechino sia titubante: Biden non ha nascosto di voler affrontare la Cina, affermando che Trump ha abbracciato Xi con troppo calore. Eppure un certo grado di coerenza potrebbe anche andare a vantaggio di Pechino, commentano gli esperti: “Anche se Biden sarà duro con la Cina, e lavorerà con partner e alleati per avere una politica concertata, afferma di voler collaborare con la potenza asiatica nelle aree dove esiste un interesse reciproco, che si tratti del cambiamento climatico o della Corea del Nord”.

Recep Tayyip Erdogan

Quand’era candidato, Trump ha elogiato il presidente turco Recep Tayyip Erdogan per aver gestito un tentativo di colpo di stato fallito, nonostante l’episodio abbia dato vita ad una violenta repressione dell’opposizione. E con Trump in carica, Erdogan ha ricevuto un via libera che Ankara ritiene irripetibile con Biden, da cui si aspetta un trattamento diverso. Il neo presidente ha più volte affermato di essere “preoccupato” per la situazione turca, e che ha in mente “un approccio assai differente” nelle relazioni con il Paese, anche sostenendo l’opposizione e i curdi.

Il ritiro di Trump dalla regione - compreso quello improvviso dalla Siria - ha incoraggiato Erdogan: da allora ha rischiato l’ira della NATO acquistando armi russe e sostenendo attacchi contro gli interessi statunitensi ed europei in Medio Oriente. Azioni che secondo Biden avranno “un prezzo molto salato” da pagare per Erdogan.

Jair Bolsonaro

Anche il presidente brasiliano, non a caso conosciuto come “il Trump dei tropici” per il comune marchio di politica populista, è rimasto in silenzio dopo la sconfitta di Trump.

Bolsonaro aveva sperato nella rielezione e uno dei suoi figli, il deputato Eduardo Bolsonaro, ha indossato un cappellino “Trump 2020” durante un recente viaggio a Washington come inviato del padre, mettendo poi in dubbio i voti di Biden e l’integrità delle elezioni americane con diversi post su Twitter.

Come Trump, Bolsonaro si è distinto per frasi misogine, razziste e omofobiche, oltre ad aver ripetutamente minimizzato il Covid-19, anche se il Brasile è stato uno dei Paesi più colpiti al mondo. Con la sconfitta di Trump, Bolsonaro perde un alleato diplomatico fondamentale e si trova ad affrontare un presidente americano che al contrario ha un’attenzione particolare ai diritti umani e all’ambiente.

Andrés Manuel López Obrador

Il presidente messicano ha fatto un’attenta dichiarazione sulle elezioni negli Stati Uniti in cui non si è rivolto a Biden come vincitore, affermando di voler attendere la conclusione delle contestazioni sul conteggio dei voti.

López Obrador ha instaurato uno stretto rapporto con Trump, sposandone gli atteggiamenti di bullismo economico e retorica razzista: i due, entrambi populisti che hanno costruito il marchio politico sul culto della personalità, si sono incontrati a luglio per celebrare l’accordo commerciale Stati Uniti-Messico-Canada.

La riluttanza di López Obrador a congratularsi con Biden potrebbe essere dovuta ad un senso di amicizia verso Trump, ma la mossa potrebbe anche essere interpretata come una tradizione della politica estera messicana di evitare i commenti sugli affari di altri Paesi.

Il presidente ha aggiunto: “Abbiamo un ottimo rapporto con entrambi i candidati. Il presidente Trump è stato molto rispettoso con noi e abbiamo raggiunto ottimi accordi. E lo stesso vale per Joe Biden, che conosco da più di 10 anni”.

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