Referendum e regionali, cosa dicono all’estero

| I media internazionali, più che dare spazio agli esiti del referendum, analizzano la sconfitta di Salvini e l’exploit di Zaia. Il governo Conte, secondo gli esperti, ne esce rafforzato

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NEW YORK TIMES

La coalizione di Salvini non vince il “premio Toscana”

La coalizione di centro-destra guidata da Matteo Salvini, un tempo il politico più potente d’Italia, ha vinto in tre regioni chiave, ma non in Toscana, dove la vittoria avrebbe potuto sostenere il tentativo di rimonta.

La coalizione di Salvini era pronta a conquistare i governatorati di tre regioni, spostando ulteriormente a destra l’equilibrio del potere locale a livello nazionale, con almeno 14 delle 20 regioni italiane governate dai suoi rappresentanti, e un possibile 15esimo posto da aggiungere martedì, quando arriveranno i risultati della Val d’Aosta.

La coalizione sembra aver spodestato la leadership di sinistra nelle Marche, con Francesco Acquaroli di Fratelli d’Italia destinato a diventare il leader della regione. E in altre due regioni ha mantenuto il controllo. Ma la coalizione di centro-destra non sfonda in Toscana, governata dalla sinistra sin dalla seconda guerra mondiale, che sarebbe stato il trofeo più simbolico da esibire.

Quando era vice primo ministro e ministro degli interni nel governo di coalizione con il Movimento Cinque Stelle, Salvini era considerato il politico più potente d’Italia. Ma quando ha indetto le elezioni anticipate nel tentativo di consolidare il suo potere, è stato messo in minoranza e spodestato dal governo quando i partner della coalizione si sono uniti al Partito Democratico, un tempo acerrimo rivale.

Come suo candidato toscano, Salvini ha scelto Susanna Ceccardi, una combattiva 33enne astro nascente della Lega, sindaco passata al Parlamento Europeo.

Salvini ha fatto un’intensa campagna per la sua candidata, facendo pressione sui suoi cavalli di battaglia, a cominciare dall’immigrazione. Ma nel tentativo di non esasperare gli elettori toscani, ha moderato il linguaggio esplosivo per il quale è conosciuto.

Nonostante l’impegno, i toscani hanno preferito Eugenio Giani, esponente del centro-sinistra dal linguaggio morbido, noto per il suo lungo interesse per le questioni sociali e profondamente radicamento nella regione.

Fra domenica e lunedì, gli elettori di sette regioni italiane hanno eletto governatori e sindaci in circa 1.000 città, con un tasso di affluenza particolarmente alto, malgrado i timori per il coronavirus e a l’apatia verso la politica.

In Veneto, il popolarissimo Luca Zaia è stato confermato governatore per la terza volta con larghissima maggioranza. Zaia è stato premiato dagli elettori per la sua abile gestione della pandemia, compresa la precoce introduzione di tamponi e di test sierologici che hanno permesso al sistema sanitario regionale di cavarsela meglio della vicina Lombardia. Nonostante il suo dichiarato interesse ad attenersi alla politica locale, Zaia è considerato da molti analisti politici un possibile rivale di Salvini per la leadership della Lega.

E in Liguria, l’esponente di centrodestra Giovanni Toti, anch’egli in carica, ha vinto con netta maggioranza. Anche Toti era stato elogiato per aver supervisionato con successo la sostituzione del ponte Morandi a Genova, capoluogo di regione, dopo il crollo del ponte nel 2018, che ha tolto la vita a 43 persone.

I governatori in carica del Partito Democratico hanno vinto la rielezione nelle principali regioni meridionali, in Campania e in Puglia.

Gli italiani hanno anche votato per modificare la Costituzione italiana, sostenendo in modo schiacciante la riduzione del numero dei membri eletti del Parlamento da 945 a 600 per snellire l’iter legislativo.

Il referendum, originariamente redatto da un membro di un partito di centrodestra e sostenuto da politici di tutto lo spettro, è stato approvato da quasi il 70% dei votanti.

 

THE GUARDIAN

Fratelli d’Italia strappa le Marche alla sinistra

Francesco Acquaroli, candidato di Fratelli d’Italia, ha messo la parola fine a 25 anni di governo di sinistra nelle Marche, dando al partito la seconda presidenza regionale.

Tuttavia, il centrosinistra riesce a conservare la roccaforte della Toscana, in quella che il candidato Eugenio Giani ha definito “una vittoria straordinaria”.

Mentre i risultati arrivavano, l’ex ministro dell’Interno Matteo Salvini ha ammesso: “Sapevamo che sarebbe stata una lotta estremamente difficile”. I sondaggi suggerivano una battaglia estremamente serrata in Toscana, baluardo della sinistra per oltre 50 anni”. Anche Fratelli d’Italia, guidati dalla sempre più popolare Giorgia Meloni e parte di una coalizione guidata dalla Lega di Salvini, tra cui Forza Italia di Silvio Berlusconi, ha corso una gara all’ultimo voto in Puglia, ma senza riuscire a sconfiggere il PD.

C’'è stata una forte affluenza alle urne nelle sette regioni che hanno ospitato le elezioni, così come per il referendum sulla riduzione del numero dei parlamentari, votato dal 70% degli italiani.

La coalizione di Salvini ha mantenuto il Veneto, con Luca Zaia, autore di una vittoria schiacciante, così come la Liguria con Giovanni Toti. Il centrosinistra ha conservato senza grossi sforzi la Campania, dove la popolarità di Vincenzo De Luca, presidente in carica, è cresciuta grazie alla gestione della pandemia.

La Lega era in vantaggio anche nella piccola Valle d’Aosta, che ha un proprio sistema partitico.

Con il mantenimento della Toscana, della Campania e della Puglia da parte del PD e il successo del M5S con il referendum, l’esito delle elezioni regionali potrebbe  contribuire a rafforzare la coalizione, che sta elaborando un programma di spesa della quota di 290 miliardi di euro del Fondo europeo per aiutare la ripresa economica.

LE MONDE

Elezioni regionali in Italia: Luca Zaia, il nuovo campione

Il popolarissimo governatore del Veneto mette in ombra il leader del suo partito, Matteo Salvini, di cui non condivide la linea estremista e antieuropea.

Per il mitico governatore del Veneto, rieletto senza colpo ferire con il 77% delle preferenze, è una consacrazione. I capelli grigi tirati indietro, l’accento trevigiano tagliato con il coltello e gli elogi iperbolici per i prodotti della sua regione, Zaia è una delle migliori imitazioni del comico Maurizio Crozza. Onnipresente nella sua Regione, elogiato per le sue qualità di amministratore dalla destra più conservatrice alle ampie frange del centrosinistra, Luca Zaia si è affermato in pochi mesi grazie alla crisi del nuovo coronavirus come figura chiave della destra dello spettro politico italiano.

EL PAYS

La sinistra resiste e rafforza il governo di Conte

Il futuro politico dell'Italia è stato messo in gioco in una maratona di doppie elezioni in cui sono stati scelti i governatori di sette regioni (Liguria, Toscana, Veneto, Marche, Puglia, Campania e Valle d’Aosta). Ma si doveva anche decidere il taglio del numero di parlamentari che avrebbe lasciato i rappresentanti di entrambe le camere senza un terzo dei seggi. La notevole affluenza ha contribuito a un risultato che, secondo le proiezioni, è molto positivo per una sinistra italiana alquanto malconcia. La coalizione di destra (Fratelli d’Italia, Forza Italia e Lega) è riuscita a vincere almeno tre delle sette regioni in palio, ma non nei suoi due obiettivi principali: la Toscana, ossessione di Matteo Salvini, e la Puglia. La sinistra resiste mettendo a segno un risultato che le permette di restare a galla e di dare una pausa al governo di Giuseppe Conte, formato dal Partito Democratico (PD) e dal Movimento Cinque Stelle, che ha visto prevalere anche il suo impegno per il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari.

I numeri, tenendo conto che la Valle d'Aosta ha uno statuto speciale che elegge solo gli assessori regionali, parlano di un pareggio. Ma il dettaglio dei dati sottolinea importanti delusioni che potrebbero segnare l’agenda della destra nei prossimi mesi.

La Toscana è stato il gioco con il maggior significato politico. Era la regione che per Salvini si era trasformata in un “tutto o niente”. La sinistra, nelle sue infinite mutazioni del Partito Comunista Italiano, qui ha governato negli ultimi cinque decenni, ma il disincanto per un partito troppo legato alla crisi bancaria - il fallimento del Monte dei Paschi di Siena ha aperto il vaso di Pandora - e il distacco dai problemi del territorio ha permesso all’opposizione di guadagnare spazio. Salvini ha scelto di raddoppiare la scommessa presentando la giovane e aggressiva candidata Susanna Ceccardi, ma è rimasta 8 punti dietro al candidato del PD, Eugenio Giani.

La vittoria del PD è stata garantita solo in Campania (l’attuale governatore, Vincenzo De Luca, ha vinto con il 70% dei voti), e oltre alla Toscana, l’altra regione che ha presentato più dubbi è stata la Puglia, dove l’attuale governatore PD, Michele Emiliano era in competizione con un ex presidente della regione, Raffaele Fitto di Fratelli d'Italia. La sconfitta in Puglia mette in dubbio il resto delle vittorie della destra. Soprattutto per Salvini.

In Veneto, ad esempio, la stratosferica vittoria di Luca Zaia, che conferma il mandato per la terza volta, è un calice avvelenato per il leader della Lega. Il governatore, lontano da Salvini per il tono e i modi, rappresenta l’ala più tradizionale della vecchia “Lega Nord”, una frangia che inizia ad affilare i coltelli per sostituire Salvini, accompagnato da cattivi risultati e scandali legali.

I risultati aprono un nuovo scenario all’interno della coalizione di destra, che ha solo aggiunto le Marche al suo panel di regioni finora governate dalla sinistra.

Il voto del referendum costituzionale, che ha deciso la riduzione di un terzo del numero dei parlamentari e ha registrato picchi di partecipazione, si è concluso come prevedevano tutti i sondaggi: iI risultato (quasi il 70% a favore del sì), è andato a favore di una riforma che potrebbe essere il preludio alla fine del sistema bicamerale italiano.

Il taglio, che entrerebbe in vigore solo alla fine della legislatura (2023), prevede la riduzione dei seggi alla Camera dei deputati da 630 a 400, e al Senato da 315 a 200, trasformando l’Italia in uno dei Paesi dell’Unione Europea con il minor numero di eurodeputati rispetto alla popolazione, uno ogni 151.000 abitanti.

L’iniziativa è stata una delle bandiere del Movimento 5 Stelle, il partner di maggioranza della coalizione di governo. Il PD, nonostante in passato fosse contrario e molti all’interno lo considerassero finto populista, è stato costretto a sostenerlo per evitare sfaldamento dell’esecutivo. La vittoria nel referendum e l’aver resistito all’assalto della destra nelle regioni chiave, porterà più stabilità al governo Conte.

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