Trump potrebbe non ricandidarsi?

| È un’analisi fatta da alcuni commentatori politici vicini alla Casa Bianca: il presidente sarebbe stanco e nauseato dall’esperienza politica, oltre a temere la sconfitta e l’impechment

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Al momento è forse più una speranza che altro, ma secondo alcuni attenti analisti internazionali, Donald Trump potrebbe decidere di ritirare la propria candidatura per le presidenziali del 2020. Per la verità, stando ai fatti, Trump ha annunciato fin dal suo insediamento, nel gennaio del 2017, che avrebbe corso per la rielezione puntando al secondo mandato, ma adesso le cose potrebbero essere cambiate in modo radicale.

L’analisi è nata in un salotto televisivo americano nel corso del programma di notizie “Newshour”, in onda sul canale pubblico “PBS”, dove alcuni ospiti che frequentano da vicino l’aria che tira alla Casa Bianca, hanno dichiarato che non sarebbero affatto stupiti se Donald dicesse basta alla propria esperienza in politica. A proposito di White House: 64 licenziamenti in 33 mesi, di cui 28 ministri, sono un segnale del malessere, della sfiducia e del disinteresse verso la politica che Trump ha maturato durante il suo mandato.

Oltre alla stanchezza fisica che accusa senza più nascondersi, il livello di fake news che il presidente è solito sparare – attentamente calcolate da diversi siti - pare sia aumentato vertiginosamente, raggiungendo una qualità di “balle” che sfiorano il professionismo. Fra queste, fanno notare, ci sarebbe un fantomatico incontro fra il dittatore nordcoreano Kim Jong-Un e sua moglie Melania (che in verità non c’è mai stato), l’essersi attribuito origini tedesche dicendo che il padre era nato in Germania, quando tutti sanno che era originario del Bronx (la lontana origine della famiglia è tedesca per parte di padre e scozzese dal lato materno), e per finire l’aver affermato di essere “prescelto dal Signore” per la missione di guidare il popolo americano.

Ma la decisione potrebbe arrivare più che altro per questioni anagrafiche: a 75 anni suonati, imbarcarsi nuovamente in una campagna elettorale lunga e asfissiante con comizi da un capo all’altro degli Stati Uniti, potrebbe essere una prova ormai troppo ardua per Trump, costretto per di più a doversi giustificare di fronte all’elettorato per quello che aveva promesso e non ha mantenuto (il muro, l’Obama-care, il deficit da ridurre, i dazi con la Cina e il rispetto del mondo verso gli Stati Uniti), oltre alla probabile ondata di recessione annunciata dagli economisti nel 2021.

Anche perché, pare abbia ammesso lui stesso di sentirsi sfibrato dall’esame continuo a cui viene sottoposta ogni sua parola e dall’impossibilità di “fare il boss dai poteri assoluti”, come immaginava, con la conseguenza di minare nel profondo una forma di narcisismo ipertrofica che lo rende irascibile di fronte alle critiche. 

Ci sarebbe anche la minaccia di impeachment, che è sempre nell’aria e a fasi alterne sembra pronta a esplodere, minacciata da oltre 20 indagini attualmente attive sul suo conto. E come se ancora non bastasse, un sondaggio interno alla Casa Bianca al momento lo darebbe ampiamente sconfitto, dettaglio che lo smisurato orgoglio non gli permetterebbe di accettare. È vero, secondo la costituzione Trump potrebbe continuare a governare anche in caso di sconfitta, ma questa è un’eventualità che neanche i Repubblicani gli concederanno mai.

Per finire, una decisione che potrebbe anche essere figlia del tentativo di proteggere la sua famiglia, finita nell’occhio del ciclone e continuamente sotto i riflettori, qualsiasi cosa faccia o dica. Trump, concludono, potrebbe scegliere di candidare il suo vice, Mike Pence, e ritirarsi in pace nel suo resort in Florida, a Mar-a-Lago, l’unico posto al mondo dove si sente bene.

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