Avventura e mare, la meglio vacanza 2019

| Una ricerca afferma che siamo catalogati anche per come scegliamo le nostre ferie. C’è chi ama l’assoluto relax, chi viaggiare per musei, chi ancora preferisce esplorare luoghi esotici. Quest’estate la vacanza media durerà due settimane

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Di Marco Belletti
Sembra che in questa calda estate 2019 gli italiani sceglieranno vacanze all’insegna dell’avventura e del mare. Infatti, il 70 per cento di noi trascorrerà il periodo di ferie in una località con spiaggia: le altre mete preferite (montagna e campagna) seguono con distacchi siderali. Un paio di settimane in media la durata della vacanza, con qualcuno che arriva a tre e solo pochissimi che riescono a stare lontani dal lavoro per un mese e oltre.

Alla base della scelta “marina” sono principalmente due i motivi: da un lato la ricerca del relax, dall’altro quella del divertimento. Per meglio capire le decisioni dei vacanzieri e poter quindi offrire a ognuno il pacchetto vacanze più giusto, l’università popolare delle discipline analogiche ha definito una serie di tipologie di persone che identificano ognuno di noi mentre scegliamo le mete e esprimiamo preferenze per i nostri viaggi.

Sono così state definite otto differenti categorie di viaggiatori dell’estate 2019 corrispondenti a diverse tipologie emotive, che lo psicologo Stefano Benemeglio definisce tribù. È da questa classificazione che emerge chiaramente come quasi lo stesso numero di italiani ha bisogno di avventura o relax in spiaggia.

Al primo posto della classifica si piazza la tribù degli avventurosi che prediligono i luoghi esotici e la natura. Sono alla ricerca di destinazioni sempre nuove, amando esplorare a fondo i luoghi in cui viaggiano, e sono il 22 per cento del totale. 

Al secondo posto troviamo la tribù del relax che pensano soprattutto a rilassarsi e allontanarsi dallo stress della vita quotidiana. Preferiscono trascorrere i weekend alle terme, anche in estate, e le vacanze in località tranquilla. Sono il 18 per cento.

Abbastanza a sorpresa sul terzo gradino del podio si classifica la tribù dei “pavoni” che viaggiano per il puro piacere di potersene vantare, in quanto amano sentirsi considerati e supportati dai loro follower sui social. Questa tribù sceglie le località e le esperienze con attenzione mediatica, prediligendo luoghi scenografici da poter condividere sui social network, in quanto raggiungono la massima gratificazione soprattutto quando sono visti dagli altri. Complessivamente sono il 14 per cento.

Ai piedi del podio la tribù degli istintivi, che prenotano in funzione di suggestioni maturate guardando foto o leggendo libri e prendono le loro decisioni d’istinto e in totale autonomia. Amano mete che permettono di fare nuovi incontri e sono il 13 per cento degli italiani.

Al quinto posto si piazzano i componenti della tribù degli sportivi, cioè quei viaggiatori che praticano sport tutto l’anno e non vogliono rinunciare all’attività fisica nemmeno in vacanza. I loro viaggi sono pianificati proprio per dedicarsi allo sport preferito e sono l’11 per cento del totale.

La tribù degli edonisti conquistano il sesto posto. Caratterizzati da una forte considerazione narcisistica di se stessi, si mettono in viaggio per il puro piacere del viaggio alla ricerca di nuove occasioni di benessere. Sono il 9 per cento.

Al settimo posto troviamo la tribù della cultura le cui preferenze vanno alle città d’arte e ai musei. Si muovono anche solo pochi giorni per andare a visitare mostre, pinacoteche e gallerie, amano l’arte e la cultura e visitano spesso le capitali europee per scoprire caratteristiche architettoniche e gioielli artistici e culturali. Costituiscono l’8 per cento del totale.

All’ottavo e ultimo posto troviamo la tribù del comfort, quei viaggiatori cioè che non desiderano altro che momenti di privacy da dedicarsi. Prediligono esperienze di viaggio lussuose per coccolarsi e nel contempo provare qualcosa di nuovo. Sono solo il 5 per cento del popolo dei vacanzieri.

Secondo gli esperti dell’università popolare delle discipline analogiche è proprio in base alla tipologia di ciascun individuo che cambiano le mete e le preferenze dei viaggiatori e sono le vite e le esperienze di ognuno di noi che ci guidano verso una o l’altra tribù.

In realtà la situazione non è così semplice, in quanto ci sono anche opinioni differenti espresse da chi lavora nel settore e forse ha meno conoscenze psicologiche ma decisamente più esperienza nel comparto viaggi.

Johannes Reck è l’amministratore delegato di GetYourGuide, società globale che gestisce un mercato online e un motore di prenotazione online su Web e app. In una recente intervista ha affermato che il vero successo nel futuro dei viaggi sarà la personalizzazione.
Il vice presidente per l’Engineering for Travel and Shopping di Google è Oliver Heckmann e ha affermato che quasi il 60 per cento dei consumatori crede che l’esperienza di viaggio dovrebbe coinvolgere l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale e basare i risultati di ricerca sui comportamenti passati e sulle preferenze personali. I dati di Google mostrano che il 36 per cento dei clienti è disposto a pagare di più per questo tipo di esperienze personalizzate.


A questa affermazione si collega Rashesh Jethi – responsabile dell’Innovazione per Amadeus IT Group, multinazionale operante nel mercato dei viaggi e del turismo – che ha recentemente affermato che l’intelligenza artificiale è un concetto ampio che sottende tutto quello di cui non siamo ancora riusciti a scoprire, una possibile decisione risolutiva anche nell’ambito dei viaggi.

James Waters è responsabile del Customer Service di Booking.com: spiega che operando in un settore che è incredibilmente personale, emozionale e complesso, mantenere il giusto equilibrio tra un’interazione umana genuina e un’automazione efficiente è qualcosa che la sua azienda sta cercando di raggiungere per rendere ottime tutte le fasi di acquisto per il viaggiatore.

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