Guardami negli occhi…

| Uno studio giapponese rivela che fissare negli occhi un interlocutore e nello stesso parlargli è difficile per il cervello, che perciò spinge a distogliere lo sguardo. Non si tratta di timidezza, ma di una scelta della nostra intelligenza

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di Marco Belletti

L’Università di Kyoto è il secondo più antico ateneo del Giappone e una delle migliori non soltanto fra le università nipponiche, ma anche considerando tutta l’Asia. Tra i suoi ex studenti può vantare anche una decina di vincitori del premio Nobel, in diverse categorie: medicina, fisica, chimica. Pertanto, quando gli studi condotti da qualche scienziato che lavora a Kyoto raggiungono la ribalta mediatica, la comunità scientifica internazionale guarda con attenzione a questi lavori.

Shogo Kajimura dell’Università di Kyoto ha recentemente pubblicato sulla rivista “Cognition” uno studio in cui afferma che non si tratta di timidezza quando una persona distoglie lo sguardo dal volto dell’interlocutore. E non lo è neppure quando non riesce a sostenere lo sguardo mentre parla o chiacchiera.

Kajimura afferma che l’impossibilità è causata dal fatto che il cervello è costretto a scegliere, in quanto conversazione e contatto visivo rispondono ai comandi provenienti dalle stesse risorse cognitive.

E naturalmente, da buon scienziato, oltre a esporre la sua originale teoria, l’ha anche dimostrata, sottoponendo alcuni volontari a un test. Per avvalorare la tesi - spiega lo scienziato su Cognition - i volontari hanno dovuto associare tra di loro differenti parole sia mentre guardavano volti generati da un software che comparivano su un monitor, sia distogliendo lo sguardo dallo schermo.

Dal confronto tra le due situazioni, Kajimura ha potuto constatare che i volontari incontravano maggiori difficoltà ad associare le parole quando erano costretti a un contatto visivo diretto, mentre era tutto più semplice staccando gli occhi. Dalle esitazioni ha infine dedotto che il cervello stava elaborando troppe informazioni nello stesso istante e quindi per raggiungere ugualmente l’obiettivo sceglieva il male minore: non essere costretto a reggere lo sguardo.

Non sembrerebbe corrispondere al vero quindi che chi fissa il proprio interlocutore è più attento e coinvolto e dimostra maggior competenza, credibilità e affidabilità. E chi invece abbassa o distoglie lo sguardo è sottomesso, insicuro, a disagio o in imbarazzo. Anzi, parrebbe vero il contrario, attenzione quindi, soprattutto quando si parla e si guarda il proprio partner nell’intimità: chissà a che cosa sta pensando...

Psicologia
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