Uno studio australiano teme un’ondata di suicidi

| Piccoli imprenditori travolti dai debiti e giovani rimasti senza alcuno sbocco: un report lancia un allarme che potrebbe riguardare i prossimi cinque anni

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Il drammatico suicidio dell’imprenditore napoletano che si è impiccato nei capannoni della sua azienda, travolto dalle conseguenze della crisi economica scatenata dalla pandemia, potrebbe essere una delle conseguenze che psicologi e sociologi temono di più.

Secondo uno studio condotto in Australia, lo stress e le difficoltà finanziarie potrebbero potenzialmente portare migliaia di persone sull’orlo del suicidio, con numeri che addirittura finirebbero per superare quelle delle vittime del virus assassino.

Gli esperti australiani stimano fra 750 e 1500 suicidi per almeno cinque anni, tutti a causa delle conseguenze dell’enorme perdita economica che sta mettendo in ginocchio i capisaldi finanziari del Paese: tradotto in percentuali, significa dal 25 al 50% in più rispetto ai 3000 suicidi che l’Australia registra ogni anno. A preoccupare è che buona parte dei gesti estremi potrebbero riguardare giovani, colpiti dalla crisi per la chiusura di scuole, università e luoghi di aggregazione. “Si tratta di una fetta della popolazione particolarmente vulnerabile in caso di stress psicologico, finanziario o abitativo”, si legge nel report.

E questo, fatte le dovute proporzioni, potrebbe accadere ovunque, e perfino con cifre ben maggiori, visto che l’Australia è riuscita a contenere il contagio fermandosi a 7.000 casi e 100 vittime: ma le restrizioni di viaggi, commercio e lavoro hanno avuto lo stesso impatto devastante vissuto da altre parti. Il governo ha stimato 2,3 miliardi di euro a settimana i risultati del deficit economico, annunciando lo stanziamento di 300 milioni di euro per la prevenzione al suicidio.

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