Il ristorante più esclusivo del pianeta

| Le prenotazioni riapriranno nel 2025, dopo essere state chiuse tre anni fa: l'incredibile storia di un locale nato nel seminterrato della casa di uno chef di enorme talento

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Sembra una straordinaria lezione di capacità e concretezza, la storia di Damon Baehrel e del suo ristorante omonimo, nato nel 1989 all'interno del seminterrato di casa sua, al 776 della Route 45, a Earlton, stato di New York, sfavillante città patria di veri templi della gastronomia d'eccellenza, da cui peraltro Earlton dista quasi 300 km. Senza dare fondo a social e campagne marketing, strategie e spese pazze in pubblicità, Damon, cuoco autodidatta dal talento naturale premiato nel 2013 con il "James Beard Award", più o meno l'Oscar della cucina, ha dovuto prendere una decisione tanto sofferta quanto necessaria: sospendere le prenotazioni fino al 2025.

D'altra parte, i 12 tavoli che accolgono un massimo di 20 persone a sera, da coccolare con 15 portate e con una durata del rito catartico compresa in quattro ore, non permettono di aggiungere coperti, pena diventare come quelle pizzerie che prendono tutti e poi pazienza se si aspettano ore per avere una farinata fredda.

A dirla tutta, la waiting list si è definitivamente chiusa nel 2014, trasformando il "Damon Baehrel Restaurant" nel più esclusivo del pianeta, roba che per andarci a cena si fa più fatica che entrare alla Casa Bianca. A proposito, perfino Obama e signora, pare abbiano faticato non poco prima di ottenere un tavolo, malgrado la notorietà che li accompagna.

Ah, già, quasi scordavamo l'antefatto: tutto questo clamoroso successo, accidenti, è diventato possibile solo affidandosi al vecchio e sano passa parola dei clienti, per nulla spaventati dai 250 dollari a testa richiesti per accedere ai sacri tavoli del seminterrato di casa Baehrel, dove Daemon fa tutto da solo, aiutato dalle moglie e, quando serve, da un amico fidato, anche se è lui in persona ad occuparsi della cucina, della sala, dell'orto, della spesa, dei vini e dell'arredamento.

E giustamente non poteva essere altrimenti: anche la cucina di Daemon non ha nulla a che fare con le americanate tutte hamburger, patatine fritte e linguine Alfredo, ma quella che lui stesso definisce "Native Harvest", ovvero "vegetazione nativa", nel senso che nulla di ciò che finisce nei suoi piatti ha fatto più strada di qualche metro appena. Tutto ciò che serve lo produce lui, all'interno di una proprietà di 12 acri da cui escono olio, farina e frutta concentrata al posto dello zucchero.

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