The Grill, la nuova meta della New York che conta

| Sulle ceneri del ristorante del Four Season, chiuso un anno fa, è nato un locale affidato a due giovani e talentuosi chef italo-americani

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Di Davide Cucinotta

Un quadro di Mirò e uno di Cy Twombly all'ingresso, un ritratto di Andy Warhol nel bagno degli uomini. Dettagli che la dicono lunga sul "The Grill", la nuova meta del "fine dining" di New York che sembra aver degnamente sostituito "The Grill Room" del "Four Seasons", chiuso un anno fa.

Un'operazione di rinnovamento orchestrata da Aby Rosen, potente fondatore della RFR Holding e collezionista d'arte che non ha esitato a mettere sotto contratto due chef considerati veri talenti dei fornelli: Mario Carbone e Rich Torrisi. Due trentenni con chiazze di Tricolore nel sangue e una carriera folgorante iniziata preparando lasagne e ravioli in uno shop in Mulberry Street, a Little Italy e pian piano cresciuti di fama fino a trasformarsi in celebrità per la sapienza innovativa con cui hanno saputo riscrivere da capo i classici della cucina italo-americana, adattandola ad una clientela abituata al "power lunch", com'erano chiamate le colazioni di lavoro che andavano in scena nelle sale del Seagram Building, al 99 East e 52nd street.

The Grill è un ambiente di grande eleganza in stile anni Cinquanta, dove camerieri allenati a discrezione e silenzio fportano ai tavoli cheesburger, club sandwich, filet mignon, tartare di pesce o di carne, selezioni di salumi, ostriche e mushroom omelette, giusto per citare qualcosa. A cambiare è stata anche la clientela, che oggi sembra più il parterre di una sfilata di moda e che nel prezzo delle portate sa di poter aggiungere la probabile vista sulle celebrities: Tommy Hilfiger, Gwyneth Paltrow e Kellyann Conway, consigliere di Trump alla Casa Bianca, si sono visti spesso. Manca all'appello, al momento, proprio "The Donald", che faceva parte della lunga schiera di celebrità abituali frequentatori del Four Seasons.

A cena con la storia

Inutile negarlo, entrare al "The Grill" fa un certo effetto, perché lì dentro si è scritto di tutto, dal gossip ad affari miliardari, dai giochi dell'editoria agli intrighi politici.

Non potrebbe essere altrimenti, per quello che era un ristorante nato nel 1959, record assoluto per New York, dove i locali che superano i cinque anni si definiscono storici. Proprio nelle sale del Four Season, John Kennedy aveva cenato la sera del suo quarantacinquesimo compleanno, quello che sarebbe diventato celebre per l'iconico "Happy birthday mister President" sussurrato da Marylin Monroe poco dopo dal palco del Madison Square Garden. Era il posto preferito da gente potente assai come Oscar de la Renta, Elton John, Aretha Franklin, Sophia Loren, Valentino, Truman Capote, Martha Stewart, Nora Hefron, Barbara Walters, Michael Bloomberg, Lady Diana, Henry Kissinger, Anna Wintour, leggendaria direttrice di "Vogue America" e Jacky Onassis, che aveva un tavolo perennemente riservato. Un posto dove chi conta doveva farsi vedere per forza, uno dei pochi che nel libro degli ospiti poteva contare la sequenza esatta di tutti i presidenti americani.

L'ultimo "power brunch" del Four Season un anno fa, il 16 luglio 2016, dopo la condanna definitiva rappresentata da uno sfratto recapitato dal nuovo proprietario, Aby Rosen. Il giorno dopo, tutto in vendita: pentole, stoviglie e posate, i tavoli di Eero Saarinen e le sedie Brno. Realizzarlo era costato 4,5 milioni di dollari: 1,5 in più del Guggenheim Museum.

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