Fumo, il nuovo mal d’Africa

| Dalla Svizzera verde all’Africa nera, miliardi di sigarette dall’elevato contenuto di nicotina, catrame e monossido di carbonio. Secondo i produttori piacciono così, ma il dubbio è che ci sia l’intenzione di aumentare l’assuefazione

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di Marco Belletti

In Svizzera tutto è pulito e ordinato. La neve è più bianca che altrove, il cioccolato più buono, gli orologi più esclusivi e precisi, la strade molto più pulite, il senso civico dei cittadini tra i più elevati al mondo e le banche sono sicuramente le più discrete del pianeta. Soprattutto quando si tratta di accogliere valuta straniera, i banchieri elvetici interpretano nel migliore dei modi il vecchio adagio “pecunia non olet” che coniò l’imperatore latino Vespasiano quando tassò le latrine pubbliche. 

Anche le sigarette vendute nei vari cantoni sono tra le più pulite del mondo, almeno quelle destinate ai (sempre meno) fumatori svizzeri. Eh sì, perché sembra proprio che la Svizzera stia asfissiando alcune nazioni dell’Africa con sigarette che non può vendere all’interno dei propri confini per l’alto contenuto di catrame e l’elevato livello di assuefazione che provocano. Ed essendo la Svizzera il quinto esportatore al mondo di bionde, il problema è particolarmente grave.

Ogni anno in Svizzera sono prodotti qualcosa come due miliardi di pacchetti di sigarette, un quarto dei quali venduto sul mercato interno, mentre con il restante 75 per cento destinato all’esportazione circa 4 milioni di persone potrebbero fumare per un anno un pacchetto al giorno. Tra gli acquirenti più fedeli i fumatori del Marocco, che ogni anno acquistano dalla Svizzera quasi 3 mila tonnellate di tabacco, pari a miliardi e miliardi di sigarette. Stesse marche e identico produttore delle “bionde” vendute in Svizzera, peccato che quelle distribuite in Marocco siano più tossiche, creino maggior dipendenza e quindi siano più letali.

Secondo il sito di news economico-finanziarie “Business Insider”, la giornalista d’indagine Marie Maurisse (co-fondatrice della newsletter “Gotham City”, specializzata in diritto penale economico) ha deciso di scoprire se le sigarette svizzere comprate a Casablanca siano diverse da quelle vendute dai tabaccai di Ginevra. E così ha scoperto che - a differenza di quanto previsto dall’Unione Europea - le leggi svizzere permettono la produzione di sigarette più dannose destinate all’esportazione.

Coinvolgendo un team composto da ricercatori dell’Istituto per il Lavoro e la Salute di Losanna e di medici dell’ospedale universitario della stessa città, Maurisse ha fatto analizzare numerosi pacchetti delle stesse marche “made in Swiss”, acquistati in Marocco, Francia e Svizzera. È stata utilizzata la metodologia riconosciuta a livello internazionale per questo genere di analisi, che segue il cosiddetto “standard 10-1-10”, a indicare i massimi livelli di sostanze dannose che ogni sigaretta può contenere: 10 milligrammi di catrame, 1 di nicotina e 10 di monossido di carbonio.

Il risultato ha confermato che le sigarette acquistate in Marocco sono decisamente più dannose per la salute, con valori molto più elevati per ogni sostanza su cui è stato effettuato il test. Sono oltre 16 i mg di catrame nella sigaretta marocchina contro i circa 10 di quelle svizzere e francesi. Ben 1,3 milligrammi di nicotina rispetto a 0,75 mg. E infine - fatto particolarmente grave perché riduce l’ossigeno nel sangue - il monossido di carbonio delle sigarette vendute in Marocco è quasi il doppio (9,6 vs. 5,4 milligrammi) di quelle disponibili in Europa.

I produttori che sono stati contattati hanno replicato affermando che si tratta di scelte motivate dal bisogno di adattamento al gusto dei clienti locali, un po’ come si fa con la pizza o il kebab, che in ogni nazione in cui vengono preparati hanno un sapore diverso.

Marie Maurisse ha invece un’opinione differente, ritenendo che l’alto livello di nicotina faccia aumentare la dipendenza ai fumatori più giovani rendendoli così acquirenti affezionati. Ed è verso un mercato come l’Africa - con oltre un miliardo di abitanti, molti dei quali giovani con poca coscienza della necessità di salvaguardare la propria salute - che i produttori di sigarette stanno guardando per espandere il proprio business.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità ritiene che l’Africa, con i suoi quasi 80 milioni di fumatori, pari al 6,5 per cento della popolazione, è il terreno più fertile per la vendita delle sigarette: del resto, quasi l’80 per cento dei fumatori nel mondo vive in Paesi a basso reddito. Inoltre, l’OMS ritiene che nel 2025 i fumatori in Africa saranno il 40 per cento in più rispetto al 2010 e che nel giro di una decina d’anni il numero dei morti, correlati al fumo di sigarette, nel continente raddoppierà rispetto a oggi. A fame, inquinamento, HIV ed Ebola ora si aggiunge (come se ce ne fosse bisogno) un concorrente davvero agguerrito.

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