In America è ormai sindrome da svapo

| Tre morti e oltre 200 persone ricoverate con problemi respiratori: finiscono sotto accusa le ricariche acquistate in canali non ufficiali e i mix artigianali con la cannabis

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Tre vittime accertate e oltre 200 persone ricoverate: negli Stati Uniti si parla ormai di “sindrome da svapo”, ovvero dei disturbi – in alcuni casi anche letali – legati alle sigarette elettroniche. In tutti i casi si tratta di fumatori abituali, che hanno iniziato ad affollare i pronto soccorso degli ospedali lamentando fiato corto, crisi respiratorie acute, vertigini, vomito e diarrea. Unico punto in comune, essere “svapatori”, secondo il neologismo creato per definire l’utente della e-sigarette.

In realtà, iniziano ad accertare in queste settimane le indagini americane, malori e decessi hanno almeno altri due punti in comune: il primo, aver acquistato i liquidi da inalare online o attraverso canali non ufficiali, dove i prezzi sono più bassi ma non c’è alcun controllo sulla qualità, e le sostanze dannose finiscono in cocktail preparati alla meno peggio in laboratori improvvisati. Secondo, la presenza costante di THC, la celebre sigla del tetraidrocannabinolo, la sostanza che rappresenta il principio attivo della marijuana, quella dello sballo. Sotto accusa ci sarebbe il procedimento che trasforma il THC in sostanza inalabile, che necessita di essere mescolato con oli e solventi in grado di rilasciare la sostanza a contatto con il calore delle svapo. Può succedere che qualche goccia d’olio o di solvente rimanga all’interno della sigaretta elettronica, diventando un pericolo per i polmoni. È di questo parere anche la “American Vaping Association”, l’associazione che raggruppa di produttori di sigarette elettroniche e ricambi, che mette sotto accusa l’uso di cannabis mescolato a liquidi a casaccio, creando mix potenzialmente pericolosi.

Sono proprio questi due casi a rendere più difficoltosa l’individuazione del problema negli ospedali, perché spesso chi arriva in preda a problemi non ricorda cosa ha inalato, o evita di raccontarlo per non incorrere in altri problemi, magari con le famiglie.

Al momento, secondo la casistica, le vittime accertate sono tre: l’ultima è stata svelata solo in questi giorni da un funzionario sanitario dell’Oregon, anche se risale agli inizi di luglio. Una donna, di cui non è stato rivelato il nome, giunta in ospedale con una forte crisi respiratoria: è stata attaccata al respiratore e per settimane i medici hanno tentato di salvarla, ma l’infezione si era ormai estesa a tutto il corpo. Anche lei, come la maggior parte di coloro che accusano disturbi, aveva acquistato la ricarica in un cannabis shop.

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